lunedì 29 novembre 2021

Louis-Ferdinand Céline e Lucienne Delforge


Louis-Ferdinand Céline con una delle sue amanti, Lucienne Delforge, a un caffè di Vienna, estate 1935 (Année Céline, 2003). 




lunedì 15 novembre 2021

Colloqui con il dottor Céline, di Francesco Subiaco


Nel 1955 un insoddisfatto e borbottante Louis-Ferdinand Céline, dopo il deludente risultato del suo “Normance” arriva all’unica considerazione possibile. Il fiasco del suo ritorno sulle scene letterarie non è dovuto alla fama nefasta che si è fatto dopo il collaborazionismo, né alla cupola ideologica prevenuta contro l’opera di questo domenicano nichilista. È colpa del suo editore pavido e avaro, che incapace di difenderlo lo ha buttato nella fossa leonina dell’oblio e dell’odio della critica. Ma Gaston Gallimard non solo non lo aveva difeso contro i suoi avversari, ma mentre, autori “da compitino” come Mauriac e Gide hanno fiorfiore di testi critici, di monografie e studi fatti da pedanti e lacchè, con i loro Goncourt sul comodino, lui un genio in un mondo dove sono immortali anche i venditori di aspirine, langue indifeso e incompreso. Alla luce di queste considerazioni più o meno deliranti, Céline decide di scrivere i “Colloqui con il professor Y” (QUODLIBET). I colloqui si presentano come una bizzarra e tragicomica intervista autogestita in cui l’autore del Voyage viene intervistato dal sedicente colonnello professor Y. Un fantozziano mestierante delle lettere che si è avvicinato all’artigiano delle parole solo per compiacere l’editore Gallimard per poi proporgli un suo romanzetto. Un personaggio inventato da Céline, che riassume tutti i limiti del mondo editoriale. Pavido, scontato, banale, ombra di personaggi vacui come Bourget e Gide, col suo stile impersonale e insignificante è il ritratto di una letteratura sterile e incapace. Una letteratura di compitini, di filosofie, di buone idee, di buoni pensieri. Un personaggio che non regge il confronto con il rivoltoso Dottor Destouches, che prende subito le redini dell’intervista, schernendo ed umiliando il professore(finzione letteraria dell’autore stesso), utilizzandolo come una grande occasione per autorecensirsi. Per spiegarsi per mostrare i sintomi delle sue rivoluzioni letterarie, per far capire ai posteri e ai contemporanei le ragioni del suo stile, delle sue rivolte. Attraverso dialoghi tragicomici, ma serissimi, lundiniani nei suoi grotteschi silenzi, scontrandosi contro il cinema, la letteratura impegnata, i premi, l’editoria. Mostrandosi come uno dei più grandi innovatori stilistici del novecento, grazie all’argot e ai suoi famigerati tre puntini. Céline innanzitutto si presenta come un modesto inventore di due rivoluzioni letterarie epocali. Rivoluzioni che in modi diversi vogliono restituire la naturalezza della parola, che da Stendhal in poi era rimasta orfana, e l’emozione della lingua scritta. Restituendo alla parola una emozione che sta nella voce, nel suono, nel senso della frase, l’emozione del linguaggio parlante nello scritto. Una petite musique che si esprime attraverso l’uso dell’argot, il gergo parigino dei bassi fondi, degradato e iperattivo, espressionista e macabro, e attraverso la seconda rivoluzione dei tre puntini. In cui la punteggiatura e la frase vengono saccheggiati e divorati da essi, i quali rappresentano i binari emotivi su cui viene condotta l’anima (o le viscere) del lettore. Uno stile che nasce nel metrò, nella vivacità anarchica e folle, degradata e volgare della parola viva, l’unica concreta, vera, emozionante. Tramite uno stile che dopo la nascita del cinema, e la degradazione della letteratura in sceneggiatura o peggio giornalismo, crea la sfida contro di essa. Con i suoi tre puntini Céline crea uno stile che sta al cinema come l’impressionismo sta alla fotografia. Di fronte ad una tecnica che rende obsoleta l’arte, lo stile di Céline si prende la sua rivincita contro il cinema facendo parlare una lingua così vivida e concreta, crudele e tattile che nessuna immagine e piano sequenza possono ostacolare. Captando le onde emotive che né i maggiori registi né lo stream of consciousness possono raggiungere. Prendendosi una rivincita contro l’arte contemporanea, la cupola impegnata, il cinema hollywoodiano. Mostrando tutti i rumori che si nascondono nell'uomo, tutte le viscere e gli umori di questo cadavere in animazione sospesa. Facendo suonare quella piccola musica che dal ponte di Londra a Rigodon, iniziata con il Voyage e i pamphlet non solo non ha smesso di ammaliare il lettore, ma non lo ha ancora liberato dal suo sortilegio di parole vive che Un’eternità di silenzio non basterà a consolarli!..




mercoledì 1 settembre 2021

«Ciascuno compie una scelta nella vita. Céline ha scelto la Guardia muore»

 


"E Céline a Meudon, al di sopra del bastione, sprofondato in una poltrona di vimini, tra un tavolo e un materasso dove dormono due molossi, la città ai piedi, le fabbriche Renault, navata che non assomiglia a quella di Nôtre-Dame. E sul tavolo, le pagine bianche, i fogli coperti di scrittura spigolosa, la penna a sfera, le mollette da bucato, tutto quel materiale del mestiere di scrivere, tutte le deflagrazioni del mondo in segni e cancellature, gli amici, i nemici, gli smemorati, le pale dei mulini a storie.
«Ciascuno compie una scelta nella vita», scrisse Paulhan. «Io interrogo la parola immobile. Céline ha scelto la Guardia muore»."

Dominique de Roux, La morte di Céline, di prossima ristampa.

"Siamo noi i cocchi di Re Miseria", Louis-Ferdinand Céline, Viaggio al termine della notte.

 


"Rancorosi e docili, stuprati, sgangherati e coglioni sempre, valevano proprio quanto noi! Puoi dirlo! Cambiamo mica! Né i calzini, né i maestri, né le opinioni, o almeno così tardi, che non ne vale più la pena. Siamo nati fedeli, fedeli crepiamo noialtri! Soldati a gratis, eroi per tutti e scimmie parlanti, parole sofferte, siamo noi i cocchi di Re Miseria".

Uno dei brani più shakesperiani/stoppardiani di Louis-Ferdinand Céline nel Viaggio al termine della notte.


sabato 21 agosto 2021

Su "Il Venerdì di Repubblica" di ieri 20 agosto, segnalazione del nostro "Céline contro Vailland", con un testo di Giampiero Mughini


Su "Il Venerdì di Repubblica" di ieri 20 agosto, segnalazione del nostro Céline contro Vailland. Due scrittori, una querelle, un palazzo di una via di Montmartre sotto l'Occupazione tedesca (a cura di Andrea Lombardi, con un testo di Giampiero Mughini, traduzione di Valeria Ferretti, Eclettica edizioni). Una infuocata polemica letteraria, inedita in italiano, tra Louis-Ferdinand Céline e lo scrittore comunista e libertino Roger Vailland, iniziata nella Parigi dell’Occupazione divisa tra Collaborazionisti e Maquis e finita sui rotocalchi della Francia della Rive Gauche esistenzialista degli anni ‘50.




venerdì 6 agosto 2021

SCOPERTA LETTERARIA DEL SECOLO: ritrovati i manoscritti inediti di Louis-Ferdinand Céline trafugati nel 1944, di Andrea Lombardi



Alcuni dei fogli manoscritti ritrovati. Foto "Le Monde".


Céline aveva più volte ripetuto nel dopoguerra, sia in Da un castello all’altro e in Rigodon, sia in lettere e interviste, di come i Resistenti francesi avessero sottratto i suoi manoscritti inediti nel 1944, nel saccheggio del suo appartamento in rue Girardon a Montmartre. E Lucette Almansor, la sua ultima moglie e custode della sua opera sino alla sua scomparsa nel 2019, lo aveva ribadito in una intervista a Philippe Djian nel 1969, mentre parlava dell’uscita dell’ultimo romanzo di Céline, Rigodon: “Gli sono stati sottratti almeno quattro o cinque manoscritti abbozzati, delle opere che erano al quarto o al quinto rimaneggiamento… la fine di Casse-Pipe, certamente, questo romanzo doveva essere completamente terminato, penso. Ma un gran numero di questi documenti riapparirà alla mia morte”. E così è successo. Parliamo di almeno tre romanzi inediti, tra i quali Casse-Pipe, del quale erano state pubblicate le sole poche pagine iniziali, e che ora potrà, una volta pubblicato da Gallimard come è auspicato degli aventi diritto, l’avvocato e biografo céliniano Gibault e la signora Chovin, ex allieva di danza e vecchia amica di Lucette, completare quella che doveva essere nelle intenzioni di Céline una vera e propria trilogia, come spiega il critico teatrale Jean-Pierre Thibaudat, il quale ha passato anni a trascrivere le migliaia di pagine ritrovate: “Abbiamo diversi blocchi inediti di enorme importanza. In una lettera al suo editore Robert Denoël del 16 luglio 1934, Céline dice di lavorare a un progetto diviso in tre parti: «Infanzia, Guerra, Londra». L’infanzia, l’ha trattata in Morte a credito, la prima guerra mondiale nel Viaggio al termine della notte, e Londra in Guignol’s band. Ma i manoscritti ritrovati sembrano essere dei progetti distinti, che potrebbero essere destinati a questa idea di trilogia”. In queste pagine ritrovate di Casse-Pipe, il corazziere Ferdinand, alter ego romanzato del Céline-Maresciallo Destouches reale, dopo le disavventure da giovane recluta del centinaio di pagine finora noto e già pubblicate dal 1949 si confronta con gli orrori della prima guerra mondiale e degli ospedali militari, anticipa Thibaudat a “Le Monde”. Ci sono poi più di 1.000 fogli di un manoscritto inedito intitolato Londres, il manoscritto inestimabile di Morte a credito (basti pensare che il manoscritto del Viaggio al temine della notte fu acquistato dallo stato francese nel 2001 alla cifra record di 1,8 milioni di Euro!), e altri inediti. Una scoperta epocale, dall’enorme valore letterario e che permetterà, una volta pubblicati questi inediti e le centinaia di altri documenti ritrovati, di gettare nuove luci sull’opera céliniana e la sua stesura, visti i numerosi scritti che “modificheranno molto di quello che si credeva di conoscere della genesi dei primi romanzi di Céline, a partire dal Viaggio al termine della notte”, come conclude Jérôme Dupuis su “Le Monde”.

Andrea Lombardi

Saggista e curatore di opere su e di Louis-Ferdinand Céline

Autore del libro Louis-Ferdinand Céline.Un profeta dell’Apocalisse. Scritti, interviste, lettere e testimonianze, con prefazione di Stenio Solinas, Bietti 2018.





lunedì 12 luglio 2021

Louis-Ferdinand Céline, fuorilegge della letteratura: conferenza a Recco (GE) di Andrea Lombardi e Carlo Romano



Giovedì 15 luglio 2021 ore 18.00 nella Sala Polivalente “Franco Lavoratori” di Recco in via Ippolito D’Aste, si terrà la conferenza dal titolo “Louis-Ferdinand Céline, fuorilegge della letteratura".

Maestro di stile e “medico dei poveri”, pacifista e sferzante fustigatore dell’uomo occidentale, autore di capolavori della letteratura mondiale e di quei pamphlet che gli valsero in vita l’emarginazione letteraria: questo e altro fu Louis-Ferdinand Céline, disincantato testimone del Novecento, di cui conobbe, visse e a volte subì tutte le maschere.

Ne parlano Andrea Lombardi, curatore del libro Louis-Ferdinand Céline. Un profeta dell’Apocalisse. Scritti, interviste, lettere e testimonianze (Bietti, 2018) e Carlo Romano, saggista (Fondazione De Ferrari, Genova).

Ingresso libero. Incontro organizzato in osservanza dei protocolli AntiCovid-19.

Si ringrazia l’Assessorato alla Cultura della Città di Recco.


giovedì 1 luglio 2021

"Speciale Céline" su "Il Giornale" di domenica 4 luglio per i 60 anni dalla morte di Louis-Ferdinand Céline (1° luglio 1961)


Sessanta anni fa, il 1° luglio 1961, Louis-Ferdinand Céline andava nell'eternità della Letteratura. Domenica 4 luglio, Il Giornale ha dedicato grazie a Alessandro Gnocchi uno "Speciale Céline" di tre pagine a cura della traduttrice céliniana Valeria Ferretti e mia con un saggio inedito in italiano di Éric Mazet e un approfondimento sulle traduzioni di Céline tratti da Livr'Arbitres, più una rassegna di novità céliniane d'oltralpe. Non perdetevelo!

Grazie a Émeric Cian-Grangé e Marc Laudelout!


Lo Speciale: