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martedì 4 maggio 2010

Louis-Ferdinand Céline su Pagina 3, Radio tre Rai...



... cliccate sul link nel logo Radio3 qui o sopra, e ascoltate dal 7° minuto e 50° secondo in poi!

Oppure scaricate il file della registrazione (Realplayer) cliccando sotto:


http://www.sendspace.com/file/lcob48

mercoledì 28 aprile 2010

Oggi su Libero: Céline e Satisfiction





Su Libero di oggi, la pagina della cultura è dedicata a Céline e al nuovo numero di Satisfiction:

Céline "L'uomo bianco è destinato a scomparire" di Robert Stromberg
La rivista Satisfiction pubblica un'intervista dello scrittore francese alla Evergreen Review poco prima della morte. Una collezione di profezie e bordate a Hemingway, Camus...


E' arrivata l'ora di ripubblicare i pamphlet proibiti di Andrea Colombo



Pubblichiamo di seguito il testo di “Parlando con Louis-Ferdinand Céline”, intervista di Robert Stromberg al grande scrittore francese comparsa sulla celebre rivista statunitense “Evergreen Review” nel luglio 1961, proprio nei giorni in cui Céline moriva. Ora questo testo viene riproposto dalla rivista “Satisfictio”n di Gian Paolo Serino, in uscita il 6 maggio, nella traduzione di Andrea Lombardi, esperto di Céline e gestore di un blog a lui dedicato (lf-celine.blogspot.com).

È una sensazione stranissima, andare a trovare Céline. Céline il terribile! Céline l’oltraggiato! Céline il capro espiatorio! Céline il Fou! Céline vive a Meudon, ai margini di Parigi. Vive in una casa del diciannovesimo secolo in legno e malta di tre piani con sua moglie Lucette Almanzor e circa una mezza dozzina di cani, ad occhio e croce. Sua moglie, dice, è la proprietaria della casa.

«Pensavo venisse domani… non l’aspettavo… non ho preparato… pensavo domani… venga, venga».
Queste furono le sue prime parole. Si rivolse a sua moglie dicendole di prendere il mio cappotto, e di darmi una sedia. È un uomo massiccio – ma è piegato. Si mosse lentamente, strisciando i piedi – come se fosse troppo debole per fare altrimenti – verso il lato opposto di una grande stanza, che sembrava combinare cucina, sala da pranzo e studio. Si sedette ad un gran tavolo tondo, spingendo di lato, e a terra, pile di libri, fogli e riviste, e facendo spazio per noi.
«Che volete? A che vi serve? Non voglio scandalo!… Ne ho avuto abbastanza».
Quando riuscii finalmente a soddisfarlo, si mise a suo agio sulla sua sedia.

«C’è molto interesse su di lei in America», iniziai. Scartò la mia affermazione con uno sbuffo e un gesto della mano.
«Quale interesse? Chi è interessato? Alla gente interessa Marlene Dietrich e l’assicurazione – e questo è tutto!»

«Come vi sentite, praticate ancora la medicina?».
«No, non più, ho lasciato sei mesi fa, non sto abbastanza bene ».

«I vicini qui vi conoscono come Céline?».
«Mi conoscono quel che basta per non esserne contenti».

E non diede altre spiegazioni. «Cosa fa per la maggior parte del tempo?»
«Son sempre a casa… i cani… ho cose da fare… mi tengo occupato… non vedo nessuno… non esco…sono occupato».

«Sta scrivendo?».
«Sì, sì, sto scrivendo… Devo vivere, così scrivo… No! Lo Odio! L’ho sempre odiato… è la cosa più terribile da fare, per me…non mi è mai piaciuto, ma sono bravo a farlo… non m’interessa per nulla, quello che scrivo – ma devo farlo. È tortura, è il lavoro più duro al mondo».

La sua faccia è ossuta, scavata, ed è grigia; e i suoi occhi cose terribili da guardarvi dentro; era rabbioso all’idea di dover ancora lavorare.
«Ho quasi 67… in maggio avrò 67… e questa tortura, il lavoro più duro al mondo…».

Gallimard, il suo editore, ha recentemente pubblicato il suo ultimo libro, “Nord”.
«È su quanto i tedeschi hanno sofferto durante la guerra», disse Céline. «Nessuno ha scritto su questo… No! No! non dovresti dirlo, questo, quanto soffrirono… sta buonino… shhh!». Fece il gesto di mettersi il dito sulle labbra. «Non è bello parlare di questo… sta calmo… NO! solo l’altra parte ha sofferto… shhh!».

Tra i libri di Céline tradotti in inglese vi sono Morte a credito, Viaggio al termine della notte e Guignol’s band. Céline è stato accusato da molte persone responsabili di aver scritto degli articoli e pamphlet incendiari e antisemiti durante l’occupazione tedesca della Francia. Questi apparvero in numerosi giornali francesi e fu riferito che furono ristampati dai tedeschi per il pubblico in Germania.

I suoi libri, comunque, furono banditi nella Germania nazista. Come risultato di queste accuse, fu costretto a lasciare il paese. Andò in Danimarca, dove visse per sei anni, ma passò due di questi anni in una prigione danese.

«Perché è andato in Danimarca? »
«Là avevo dei soldi. Qua non avevo nulla». «
È stato costretto a lasciare la Francia…è stato il governo a dirvi di andarvene… o è stata una vostra decisione?»
«Avevano saccheggiato il mio appartamento a Montparnasse… ».

«Chi?».
«Dei pazzi, ecco chi… portarono via tutto quello che possedevo, tutto quello che avevo… ero fuori in quel momento, con mia moglie, quando tornammo tutto era distrutto… rovinato… tutto ucciso… andai in Danimarca».

Qualche giorno dopo la mia conversazione con Céline incontrai un ex membro della Resistenza francese, che aveva fatto parte del gruppo di saccheggiatori dei quali aveva parlato Céline. Quest’uomo mi assicurò che se Céline fosse stato in casa quando i razziatori colpirono, quasi certamente sarebbe stato assassinato.

«Perché fu imprigionato in Danimarca? ».
«Ero un criminale di guerra».
«Era stato accusato di collaborazionismo? ».
«Ho detto criminale di guerra! Non capisce! Criminale di guerra! Non mi si accusava di collaborazionismo… Ero un criminale di guerra! È chiaro questo!»

«Si crede che lei abbia scritto cose contro gli ebrei».
«Non ho scritto nulla contro gli ebrei… tutto quello che ho detto era “che gli ebrei ci stanno spingendo in guerra”, e questo è quanto. Avevano una rogna con Hitler, e non erano affari nostri, non avremmo dovuto impicciarcene. Gli ebrei hanno avuto una guerra di lamentele per due migliaia di anni, e adesso Hitler gli aveva dato causa di altri lamenti. Non ho nulla contro gli ebrei… non è logico dire qualcosa di buono o cattivo su cinque milioni di persone».

Questa fu la fine della discussione su questo tema. Céline tornò in Francia nel 1950, dopo sei tristi anni in Danimarca. Quando ritornò, grida oltraggiate si levarono da numerosi settori della stampa francese e da molti funzionari governativi, che richiedevano altre punizioni. Nulla fu compiuto ufficialmente, ma come accennato da Céline stesso, i vicini esprimevano chiaramente cosa pensavano di lui.

LA MUSICA ADATTA
Avevo la sensazione, sedendo nella cucina di Céline, osservandolo e ascoltandolo, che, nonostante tutto quello che diceva, a dispetto della sua naturale rudezza e apparente rifiuto dei contatti personali, fosse felice di aver qualcuno che era venuto a trovarlo, qualcuno che lo ascoltasse e che gli facesse delle domande; di ricordare il passato, che dimostrasse come non fosse dimenticato – che la gente leggesse ancora “Morte a credito” e “Viaggio al termine della notte”.

Si discuteva di lui nonostante tutte le difficoltà, e gli odi, e il sapore amaro che lasciava in molti. Se c’è ancora un qualche spirito in lui, e sembra dubbio, è uno spirito che dice: «Io conosco quale è la musica adatta… io conosco il motivetto giusto… non sentono nulla…».

«Lei disse di non riuscire a leggere dei libri attuali, che erano “nati morti, incompiuti, non scritti…”. State leggendo qualcosa, ora?».
«Leggo l’enciclopedia e Punch, e basta. Punch non è divertente, ci provano ma non ci riescono».

«Non c’è nessuno che lei considera oggi uno scrittore degno di considerazione?».
Prima che io potessi suggerirne uno, ribatté: «Chi, Hemingway? È un falso, un dilettante… i realisti francesi del 19° secolo erano un centinaio di volte meglio». E sparò velocemente i nomi di numerosi scrittori francesi, così velocemente che non riuscii a comprenderli. «Dos Passos ha un bello stile, e basta».

«E Camus?», chiesi innocentemente.
«Camus!». Pensai che mi tirasse un vaso. «Camus!» mi ripetè, stupito. «È una nullità… un morali sta… sempre a dire agli altri cos’è giusto e cos’è sbagliato…cosa dovrebbero fare e cosa non dovrebbero fare… sposatevi, non sposatevi… questo spetta alla chiesa… è una nullità!».

Céline quindi propose il romanziere inglese Lawrence Durrell. «Un intero libro su come bacia una ragazza, i diversi modi come può baciare e cosa significano… questo sarebbe scrivere? Questo non è il mio scrivere, è nulla, è uno spreco. I miei libri non sono così, i miei libri sono stile, nient’altro, solo stile. Questa è l’unica cosa per cui scrivere».

STILE INIMITABILE
«Chi sa quanti hanno cercato di copiare il mio stile…ma non possono. Non possono riuscirci per quattrocento pagine di seguito, provateci, non ce la possono fare… questo è tutto quello che ho, solo stile, nient’altro. Non ci sono messaggi nei miei libri, quello spetta alla chiesa!» Sbuffò e fece un gesto noncurante con la mano. «No, i mei libri saranno presto dimenticati, non significano niente, non cambiano nulla, non serve ma nulla…».

«Sono stato di tutto, un cowboy in America, contrabbandiere a Londra, uno squalo, proprio di tutto. Ho lavorato da quando avevo undici anni. So di cosa si tratta… conosco la lingua francese. Posso scrivere, e basta». «Ascoltate la gente parlare in strada… non ha nulla a che fare con i libri… è sempre: “Allora gli ho detto… e lui mi ha detto e allora gli ho detto” – attori, ecco. Tutti vogliono gli applausi. Il vescovo dice: “Ieri ho parlato a duemila persone, domani parlerò davanti a tremila” Questa è la religione! Guardate il papa -quando la gente vede il papa, lo vorrebbero mangiare! È così grasso – mangia troppo, beve troppo…attori, ecco cosa sono tutti!».

«Alla gente interessano le assicurazioni e il divertimento – tutto qui. Sesso! Ecco dov’è la lotta… ognuno vuole mangiare l’altro… Ecco perché hanno paura del Negro. È forte! È pieno di energia! Prevarrà. Ecco perché ne hanno paura… è il suo momento, ce ne sono troppi… mostra i suoi muscoli… l’uomo bianco ha paura… è molle. È stato in cima per troppo tempo… la puzza ha raggiunto il tetto, e il Negro, la sente, la odora, e sta in attesa della vittoria… non ci vorrà ancora molto».

«È il tempo del colore giallo… il nero e il bianco si mischieranno e il giallo dominerà, ecco. È un dato di fatto biologico, quando bianco e nero si mischiano, il giallo ne esce più forte, questa è l’unica cosa… tra duecento anni qualcuno guarderà la statua di un uomo bianco e chiederà se una cosa così strana fosse esistita realmente…e qualcuno risponderà: “Ma no, deve essere stata ridipinta”».

«Questa è la risposta! L’uomo bianco appartiene al passato… è già finito, estinto! È il turno per qualcosa di nuovo. Qua tutti parlano, ma non sanno nulla… lasciateli andare laggiù, e vedrete che le chiacchiere sono tutt’altra musica là, sono stato in Africa, so com’è, so che è molto forte, sanno dove stanno andando a finire… l’uomo bianco ha seppellito la sua testa troppo a lungo nell’utero… ha lasciato che la chiesa lo corrompesse, tutti si son fatti tirar dentro…non ti è permesso di dire questo… il papa ti guarda, stai attento… non dire nulla! Il cielo lo proibisce… NO! È un peccato… sarai crocifisso… stai a cuccia… sta buono… non abbaiare… non mordere… ecco la tua pappa… zitto!».

«Non c’è niente dentro di loro… sono come dei tori, sbandiera qualcosa per distrarli; tette, patriottismo, la chiesa, qualunque cosa, in effetti, e salteranno. Non ci vuole molto, è facilissimo… vogliono sempre essere distratti… niente importa… la vita è molto facile».

LIBRI PER LE DONNE
Per quello che sembrò un lungo periodo, Céline non disse nulla. Infine, dissi di non aver mai conosciuto una donna che non fosse disgustata dai suoi libri, che non riuscivano mai a finirli. «Certo, certo, che si aspettava… i miei libri non sono per le donne… hanno i loro trucchi, loro… il letto… soldi…. I loro giochetti… i miei libri non sono i loro trucchi… lo sanno da loro, come cavarsela…»

«No, non vedo più nessuno… sì, mia figlia è viva, sta a Parigi, non la vedo mai. Ha cinque figli. Non li ho mai visti». Nuovamente un lungo silenzio. E poi: «… Non c’è dubbio – Io sono un perseguitato… un lebbroso». Silenzio. «Apri la porta, e entra un nemico… » Silenzio. «Devo lasciarvi, ora… devo scrivere». Mi mise alla porta.



lunedì 26 aprile 2010

Louis-Ferdinand Céline e Satisfiction




Sorpresa: grazie a Gian Paolo Serino, nel prossimo numero di Satisfiction, tra gli altri inediti, c'è la "nostra" intervista di Céline a Robert Stromberg; vista la grande tiratura e diffusione della rivista, una grande occasione per far parlare di Céline!


Ovviamente il nostro contributo è stato gratuito, dovrebbe esserci però un rimando al nostro blog!

Buona settimana a tutti,

Andrea



_________________________


Ecco come sarà la 'nuova' Satisfiction targata Vasco Rossi



ANTEPRIMA/ Su Affaritaliani.it tutti i particolari sull'ottavo numero (il primo che ha come editore "spericolato" Vasco Rossi) della rivista letteraria freepress "Satisfiction. Soddisfatti o rimborsati" (trimestrale fondato da Gian Paolo Serino), in uscita il 6 maggio. Tanti gli inediti: da Stephen King a Dan Fante, passando per Louis-Ferdinand Celine e Hunther Thompson...
Lunedí 26.04.2010 13:03



Da giovedì 6 maggio arriva nelle librerie il numero 8 di SATISFICTION, “Soddisfatti o rimborsati”. La prima rivista gratuita, ma mai scontata, che rimborsa i libri consigliati e propone inediti di grandi autori classici e contemporanei. Da questo numero Satisfiction, trimestrale edito da Mattioli 1885, trova in Vasco Rossi “un editore spericolato, soddisfatto e rimborsato”. La rockstar, già lettore e collaboratore di Satisfiction, ha deciso di investire in prima persona nel progetto Satisfiction.

COSI' VASCO ROSSI: “La vera libera informazione si trova nei libri. Sono soddisfatto per aver investito in un mezzo di diffusione letteraria e culturale come antidoto a questa valanga di cronaca sensazionalistica e informazione drogata. Rimborsato dal fatto che qualcuno avrà così la possibilità di essere informato su pensieri e opere di Autori, che non si sentono al telegiornale, che non parlano in politichese o politicamente. Autori che rappresentano la coscienza umana e raccontano quello che vedono, quello che sentono e quello che pensano, senza strumentalizzazioni”

Da giovedì 6 maggio potete trovare Satisfiction gratuitamente nelle librerie Feltrinelli e Fnac, nelle Librerie Coop, Arion e Mondadori oltre che nelle maggiori librerie indipendenti.




L’elenco completo, città per città, su http://www.satisfiction.it/distribuzione.php

In questo numero di SATISFICTION, tra gli altri, inediti di:

STEPHEN KING
HENRY ROTH
TOBIAS WOLFF
LOUIS-FERDINAND CELINE
CLARO
HUNTHER THOMPSON
DAN FANTE
PAUL BOWLES
ANTONIO MARRAS

Recensioni "soddisfatti e rimborsati" firmate dai critici letterari e scrittori:
Linnio Accorroni (Stilos), Daniela Amenta (L’Unità), Antonio Armano (Il Giornale), Cristiano Armati, Paolo Bianchi (Libero), Franco Capacchione (Rolling Stone), Ottavio Cappellani (Libero), Anna Claudia Furgeri Caramaschi (Wuz), Alberto Casadei (L’Indice dei libri), Stefano Ciavatta (Il Riformista), Luca Crovi (Radio2 Rai), Mario De Santis (Radio Deejay), Riccardo Di Gennaro (L’Unità), Stefano Feltri (Il Fatto), Marco Ferrante (Il Riformista), Paolo Ferrari (La Stampa), Florinda Fiamma (Rolling Stone), Stefano Gallerani (Alias- Il Manifesto), Paolo Giordano (Il Giornale), Francesco Longo (Il Riformista), Tiziana Lo Porto (D la Repubblica), Giancarlo Mancini (Radio3 Rai), Luigi Mascheroni (Il Giornale), Gianluca Mercadante (Pulp Libri), Raul Montanari, Matteo Nucci (il Venerdì - la Repubblica), Seba Pezzani (Il Giornale), Tommaso Pincio (Il Manifesto), Andrea Scanzi (La Stampa), Marika Surace (Grazia), Chiara Todeschini (Kult), Stefania Vitulli (Il Giornale), Alessandro Zaccuri (Avvenire)

In questo numero (i prossimi a settembre e dicembre 2010) :

Stephen King si confronta con Raymond Carver: non solo lo scrittore ma anche l’uomo e l’artista dalle mille contraddizioni. Capace di comporre tra i più grandi “racconti” del ‘900 non solo americano per poi perdersi in una biografia a dir poco “spericolata” contro quelle che Stephen King chiama “le crudeltà del mondo editoriale”

Henry Roth, il grandissimo scrittore americano, autore di un capolavoro come “Chiamalo sonno”, in un brano (prima parte di un lungo frammento che verrà proposto a puntate su Satisfiction) tratto dai suoi manoscritti inediti.
In “Merci da trasporto” affronta una crisi simile a quella di molti altri scrittori suoi contemporanei (da John Steinbeck a Nathaniel West): il richiamo di Hollywood. Ma Roth era la persona meno adatta per lavorare in un mondo come quello cinematografico. Il suo sogno di ricchezza si trasformò in un vero e proprio fallimento e fu costretto a tornare a New York in autostop, chiedendo passaggi, senza un soldo.
Visse la crisi degli anni Trenta, lo smarrimento di identità dopo la guerra, i problemi creati dalla questione sionista e la paura del maccartismo. La sua biografia, congiunta con la sua opera, è il riassunto della storia degli intellettuali ebrei negli Stati Uniti. Philip Roth, che ha letto parte di questi scritti inediti, si è ispirato a Henry Roth (e a Bernard Malamud) per creare il personaggio di Litvinoff, “lo scrittore fantasma”.

Tobias Wolff, considerato uno dei maestri del “racconto breve” non solo americano, ci racconta il suo punto di vista sulle “scuole di scrittura creativa”. “Alcune sono davvero orge di auto-affermazione, altre sono stupidamente viziose e distruttive. Ma, in fin dei conti, è difficile affermare che facciano troppo danno”. Anche perché Wolff sottolinea come uno dei vezzi intellettuali contemporanei sia di considerare la scrittura come un lavoro per uomini e donne solitari: Wolff ci fa vedere che cosa si guadagna a lavorare in un gruppo, in mezzo a persone che hanno la stessa preoccupazione: lo scrivere.

Louis-Ferdinand Céline: “Non c’è niente dentro di loro… sono come dei tori, sbandiera qualcosa per distrarli; tette, patriottismo, la chiesa, qualunque cosa, in effetti, e salteranno. Non ci vuole molto, è facilissimo… vogliono sempre essere distratti… niente importa… la vita è molto facile”. “L’uomo bianco appartiene al passato”: in questo testo un Céline ormai prossimo alla morte, dalla figura curva e però ancora imponente, e dal volto ossuto ma dallo sguardo cupo e intenso; un vero crippled giant che si presenta senza difese: non un gigionesco intrattenitore, sempre più felice di suscitare il ribrezzo con il suo cinismo studiato e le sue pose da dandy della banlieue, ma una persona profondamente segnata dalla vita e sgomentata dalla stupidità e dalla futilità dell’uomo moderno. Un Céline che non si rassegna alla pura contemplazione di tanto sfacelo.

Dan Fante: “John Fante e i Dieci di Hollywood” è un racconto inedito in cui lo scrittore americano ricorda il padre John ed in particolare il rapporto, un tempo conflittuale, tra i veri artisti della scrittura e l’allora nascente industria cinematografica di Hollywood. Proprio Dan Fante sarà in Italia a Giugno per leggere alcuni suoi inediti, la nuova edizione di “Angeli a pezzi” e il nuovo romanzo “Buttarsi” (edito, come i precedenti, da Marcos y Marcos)

Paul Bowles: l’autore di “Senza mai fermarsi” e “Il te nel deserto”, in questo racconto biografico “17, Quai Voltaire” rievoca i mesi tra il 1931 e il 1932 in cui il giovanissimo compositore americano (Bowles intraprese la carriera letteraria in un secondo momento) visse a Parigi. Gli anni ai quali si fa riferimento furono incredibilmente intensi e proficui per i rappresentanti di quella comunità artistico-culturale americana trapiantata a Parigi e in genere in Europa: si pensi ad esempio a Henry Miller, Gertrude Stein, Ezra Pound, questi ultimi due protagonisti proprio del racconto “17, Quai Voltaire”: l’indirizzo di casa dove Paul Bowles ha vissuto quegli anni così importanti per la propria formazione artistica.

Claro: Ricordi alternati dalla corrente assediata. Tre uomini vanno avanti e indietro nel tempo con una sola unica ossessione: la scarica elettrica che fulmina e attraversa la carne fino a bruciarla, fino a un dolore che è insieme piacere, indecente, scandaloso macabro. Un uomo si accoppia con un generatore elettrico in un amplesso mortale, un altro si masturba sulla sedia elettrica alla sua chiusura, vagheggiando sesso ad alto voltaggio con una “putain magnetique” – una come Szuszu, “la ragazza elettrica”, che ossessionava i sogni e i desideri del suo antico antenato – il maestro dell’illusione Harry Houdini. Come corrente alternata tre storie fluiscono fino al corto circuito, dal laboratorio dell’inventore dell’elettricità Thomas Edison, al circo dei freak dove Houdini si esibiva chiuso in gabbia e stretto nella camicia di forza, portando il suo corpo ai limiti dell’umano, fino allo scantinato di Howard Hordinary, boia addetto alla sedia elettrica, mandato in pensione dall’avvento dell’iniezione letale dallo stato della Pensylvania nel 1999. La carne elettrica: l’opera più ambiziosa e devastante di Claro, riconosciuto tra i maggiori esponenti della nuova narrativa francese, finalmente in Italia pubblicata da Nutrimenti (ottobre 2010) e che Satisfiction propone in assoluta anteprima.

Hunther S. Thompson: Muhammad Ali. Da “Paure, deliri e la grande pesca allo squalo”, raccolta di scritti giornalistici che sarà pubblicata in Italia a fine Giugno per Baldini Castoldi Dalai, pubblichiamo in anteprima ed esclusiva l’inedito ritratto che Hunther Thompson, inventore del “Gonzo Journalism” e autore tra gli altri di “Paura e disgusto a Las Vegas”, ci regala del suo vecchio amico Muhammad Ali.

Antonio Marras: Il geniale stilista inaugura la rubrica “Satisfashion”. In ogni numero i protagonisti della moda internazionale diventeranno critici letterari consigliandoci, a loro modo, le proprie letture. Inizia proprio Antonio Marras in un consiglio che si tra forma nel racconto “Il Rabdomante di memorie”




Satisfiction:

Ideata e diretta da: Gian Paolo Serino
Progetto: Associazione Satisfiction
Art director: Lorenzo Butti
Direttore editoriale: Gian Carlo Soresina
Vicedirettore: Stefano Ciavatta

Redazione:

Antonio Armano, Francesco Borgonovo, Anna Claudia Furgeri Caramaschi, Leonardo Luccone, Nicola Manuppelli, Daniele Piccini, Davide Sapienza, Chiara Todeschini

Editore: Mattioli 1885 SPA
Editore spericolato soddisfatto “e “ rimborsato: Vasco Rossi




Si ringraziano tutti i critici e gli scrittori che hanno partecipato a Satisfiction: senza il loro entusiasmo e la loro passione Satisfiction non potrebbe esistere.

Si ringraziano: Tania Sachs e Floriano Fini; Paolo Soraci e Alessandra Cozzolino; Paolo Cioni e Massimiliano Franzoni.

Tutti i numeri precedenti di Satisfiction li potete trovare su www.satisfiction.it

Sul sito è possibile abbonarsi e ricevere direttamente a casa la rivista, oltre che sostenere attivamente l’Associazione Culturale Satisfiction. Il blog di Satisfiction è http://satisfiction.menstyle.it

Satisfiction è su Facebook (5 mila iscritti alla pagina gruppo, 4 mila iscritti in 2 settimane alla nuova pagina “Fan”) e su MYSPACE. Satisfiction è anche su www.vascorossi.net , sito ufficiale di Vasco Rossi. Su Vasco Rossi Facebook (1 milione di iscritti) potete trovare notizie e news su Satisfiction


lunedì 9 novembre 2009

Robert Stromberg: Parlando con Louis-Ferdinand Céline, 1961


Robert Stromberg: Parlando con Louis-Ferdinand Céline
Evergreen Review, N. 19, Luglio-Agosto 1961, New York.

Intervista parzialmente riprodotta, tradotta in francese, sull'Herne; quella che segue è la traduzione integrale, a mia cura... e spero vostro piacere.

È una sensazione stranissima, andare a trovare Céline. Céline il terribile! Céline l’oltraggiato! Céline il capro espiatorio! Céline il Fou!
Céline vive a Meudon, ai margini di Parigi. Vive in una casa del diciannovesimo secolo in legno e malta di tre piani con sua moglie Lucette Almanzor e circa una mezza dozzina di cani, ad occhio e croce. Sua moglie, dice, è la proprietaria della casa.
“Pensavo venisse domani… non l’aspettavo… non ho preparato... pensavo domani… venga, venga” Queste furono le sue prime parole.
Si rivolse a sua moglie dicendole di prendere il mio cappotto, e di darmi una sedia. È un uomo massiccio – ma è piegato. Si mosse lentamente, strisciando i piedi – come se fosse troppo debole per fare altrimenti − verso il lato opposto di una grande stanza, che sembrava combinare cucina, sala da pranzo e studio. Si sedette ad un gran tavolo tondo, spingendo di lato, e a terra, pile di libri, fogli e riviste, e facendo spazio per noi.
“Che volete? A che vi serve? Non voglio scandalo!... Ne ho avuto abbastanza.”
Quando riuscii finalmente a soddisfarlo, si mise a suo agio sulla sua sedia.
“C’è molto interesse su di lei in America”, iniziai.
Scartò la mia affermazione con uno sbuffo e un gesto della mano.
“Quale interesse? Chi è interessato? Alla gente interessa Marlene Dietrich e l’assicurazione – e questo è tutto!”
“Come vi sentite, praticate ancora la medicina?”
“No, non più, ho lasciato sei mesi fa, non sto abbastanza bene”
“I vicini qui vi conoscono come Céline?”
“Mi conoscono quel che basta per non esserne contenti”
E non diede altre spiegazioni.
“Cosa fa per la maggior parte del tempo?”
“Son sempre a casa… i cani… ho cose da fare… mi tengo occupato… non vedo nessuno… non esco… sono occupato”
“Sta scrivendo?”
“Sì, sì, sto scrivendo… Devo vivere, così scrivo… No! Lo Odio! L’ho sempre odiato… è la cosa più terribile da fare, per me… non mi è mai piaciuto, ma sono bravo a farlo… non m’interessa per nulla, quello che scrivo – ma devo farlo. È tortura, è il lavoro più duro al mondo”.
La sua faccia è ossuta, scavata, ed è grigia; e i suoi occhi cose terribili da guardarvi dentro; era rabbioso all’idea di dover ancora lavorare.
“Ho quasi 67… in maggio avrò 67… e questa tortura, il lavoro più duro al mondo…”
Gallimard, il suo editore, ha recentemente pubblicato il suo ultimo libro, Nord.
“È su quanto i tedeschi hanno sofferto durante la guerra”, disse Céline. “Nessuno ha scritto su questo… No! No! non dovresti dirlo, questo, quanto soffrirono… sta buonino… shhh!” Fece il gesto di mettersi il dito sulle labbra. “Non è bello parlare di questo… sta calmo… NO! solo l’altra parte ha sofferto… shhh!”
Tra i libri di Céline tradotti in inglese vi sono Morte a credito, Viaggio al termine della notte e Guignol’s band. Céline è stato accusato da molte persone responsabili di aver scritto degli articoli e pamphlet incendiari e antisemiti durante l’occupazione tedesca della Francia. Questi apparvero in numerosi giornali francesi e fu riferito che furono ristampati dai tedeschi per il pubblico in Germania. I suoi libri, comunque, furono banditi nella Germania nazista. Come risultato di queste accuse, fu costretto a lasciare il paese. Andò in Danimarca, dove visse per sei anni, ma passò due di questi anni in una prigione danese.
“Perché è andato in Danimarca?”
“Là avevo dei soldi. Qua non avevo nulla.”
“È stato costretto a lasciare la Francia… è stato il governo a dirvi di andarvene… o è stata una vostra decisione?”
“Avevano saccheggiato il mio appartamento a Montparnasse…”
“Chi?”
“Dei pazzi, ecco chi… portarono via tutto quello che possedevo, tutto quello che avevo… ero fuori in quel momento, con mia moglie, quando tornammo tutto era distrutto… rovinato… tutto ucciso… andai in Danimarca”

Qualche giorno dopo la mia conversazione con Céline incontrai un ex membro della Resistenza francese, che aveva fatto parte del gruppo di saccheggiatori dei quali aveva parlato Céline. Quest’uomo mi assicurò che se Céline fosse stato in casa quando i razziatori colpirono, quasi certamente sarebbe stato assassinato.
“Perché fu imprigionato in Danimarca?”
“Ero un criminale di guerra”
“Era stato accusato di collaborazionismo?”
“Ho detto criminale di guerra! Non capisce! Criminale di guerra! Non mi si accusava di collaborazionismo… Ero un criminale di guerra! È chiaro questo!”
“Si crede che lei abbia scritto cose contro gli ebrei”
“Non ho scritto nulla contro gli ebrei… tutto quello che ho detto era “che gli ebrei ci stanno spingendo in guerra”, e questo è quanto. Avevano una rogna con Hitler, e non erano affari nostri, non avremmo dovuto impicciarcene. Gli ebrei hanno avuto una guerra di lamentele per due migliaia di anni, e adesso Hitler gli aveva dato causa di altri lamenti. Non ho nulla contro gli ebrei… non è logico dire qualcosa di buono o cattivo su cinque milioni di persone”
Questa fu la fine della discussione su questo tema. Céline tornò in Francia nel 1950, dopo sei tristi anni in Danimarca. Quando ritornò, grida oltraggiate si levarono da numerosi settori della stampa francese e da molti funzionari governativi, che richiedevano altre punizioni. Nulla fu compiuto ufficialmente, ma come accennato da Céline stesso, i vicini esprimevano chiaramente cosa pensavano di lui.
Avevo la sensazione, sedendo nella cucina di Céline, osservandolo e ascoltandolo, che, nonostante tutto quello che diceva, a dispetto della sua naturale rudezza e apparente rifiuto dei contatti personali, fosse felice di aver qualcuno che era venuto a trovarlo, qualcuno che lo ascoltasse e che gli facesse delle domande; di ricordare il passato, che dimostrasse come non fosse dimenticato – che la gente leggesse ancora Morte a credito e Viaggio al termine della notte.
Si discuteva di lui nonostante tutte le difficoltà, e gli odi, e il sapore amaro che lasciava in molti.
Se c’è ancora un qualche spirito in lui, e sembra dubbio, è uno spirito che dice: “Io conosco quale è la musica adatta… io conosco il motivetto giusto… non sentono nulla…”
“Lei disse di non riuscire a leggere dei libri attuali, che erano “nati morti, incompiuti, non scritti…” State leggendo qualcosa, ora?”
“Leggo l’enciclopedia e Punch, e basta. Punch non è divertente, ci provano ma non ci riescono.”
“Non c’è nessuno che lei considera oggi uno scrittore degno di considerazione?” Prima che io potessi suggerirne uno, ribatté: “Chi, Hemingway? È un falso, un dilettante… i realisti francesi del 19° secolo erano un centinaio di volte meglio” E sparò velocemente i nomi di numerosi scrittori francesi, così velocemente che non riuscii a comprenderli.
“Dos Passos ha un bello stile, e basta”
“E Camus?” chiesi innocentemente.
“Camus!” Pensai che mi tirasse un vaso.
“Camus!” mi ripetè, stupito.
“È una nullità… un moralista… sempre a dire agli altri cos’è giusto e cos’è sbagliato… cosa dovrebbero fare e cosa non dovrebbero fare… sposatevi, non sposatevi… questo spetta alla chiesa… è una nullità!”
Céline quindi propose il romanziere inglese Lawrence Durrell.
“Un intero libro su come bacia una ragazza, i diversi modi come può baciare e cosa significano… questo sarebbe scrivere? Questo non è il mio scrivere, è nulla, è uno spreco. I miei libri non sono così, i miei libri sono stile, nient’altro, solo stile. Questa è l’unica cosa per cui scrivere.”
“Chi sa quanti hanno cercato di copiare il mio stile… ma non possono. Non possono riuscirci per quattrocento pagine di seguito, provateci, non ce la possono fare… questo è tutto quello che ho, solo stile, nient’altro. Non ci sono messaggi nei miei libri, quello spetta alla chiesa!”
Sbuffò e fece un gesto noncurante con la mano.
“No, i mei libri saranno presto dimenticati, non significano niente, non cambiano nulla, non serve a nulla…
Sono stato di tutto, un cowboy in America, contrabbandiere a Londra, uno squalo, proprio di tutto. Ho lavorato da quando avevo undici anni. So di cosa si tratta…conosco la lingua francese. Posso scrivere, e basta.”
“Ascoltate la gente parlare in strada… non ha nulla a che fare con i libri… è sempre: “Allora gli ho detto… e lui mi ha detto e allora gli ho detto” – attori, ecco. Tutti vogliono gli applausi. Il vescovo dice: “Ieri ho parlato a duemila persone, domani parlerò davanti a tremila” Questa è la religione! Guardate il papa – quando la gente vede il papa, lo vorrebbero mangiare! È così grasso – mangia troppo, beve troppo…
attori, ecco cosa sono tutti!”
“Alla gente interessano le assicurazioni e il divertimento – tutto qui. Sesso! Ecco dov’è la lotta… ognuno vuole mangiare l’altro… Ecco perchè hanno paura del Negro. È forte! È pieno di energia! Prevarrà. Ecco perchè ne hanno paura… è il suo momento, ce ne sono troppi… mostra i suoi muscoli… l’uomo bianco ha paura… è molle. È stato in cima per troppo tempo… la puzza ha raggiunto il tetto, e il Negro, la sente, la odora, e sta in attesa della vittoria… non ci vorrà ancora molto.”
“È il tempo del colore giallo… il nero e il bianco si mischieranno e il giallo dominerà, ecco. È un dato di fatto biologico, quando bianco e nero si mischiano, il giallo ne esce più forte, questa è l’unica cosa… tra duecento anni qualcuno guarderà la statua di un uomo bianco e chiederà se una cosa così strana fosse esistita realmente… e qualcuno risponderà: “Ma no, deve essere stata ridipinta”.
“Questa è la risposta! L’uomo bianco appartiene al passato… è già finito, estinto! È il turno per qualcosa di nuovo. Qua tutti parlano, ma non sanno nulla… lasciateli andare laggiù, e vedrete che le chiacchiere sono tutt'altra musica là, sono stato in Africa, so com’è, so che è molto forte, sanno dove stanno andando a finire… l’uomo bianco ha seppellito la sua testa troppo a lungo nell’utero… ha lasciato che la chiesa lo corrompesse, tutti si son fatti tirar dentro… non ti è permesso di dire questo… il papa ti guarda, stai attento… non dire nulla! Il cielo lo proibisce… NO! È un peccato… sarai crocifisso… stai a cuccia… sta buono… non abbaiare… non mordere… ecco la tua pappa… zitto!”
“Non c’è niente dentro di loro… sono come dei tori, sbandiera qualcosa per distrarli; tette, patriottismo, la chiesa, qualunque cosa, in effetti, e salteranno. Non ci vuole molto, è facilissimo… vogliono sempre essere distratti… niente importa… la vita è molto facile.”
Per quello che sembrò un lungo periodo, Céline non disse nulla. Infine, dissi di non aver mai conosciuto una donna che non fosse disgustata dai suoi libri, che non riuscivano mai a finirli.
“Certo, ceto, che si aspettava… i miei libri non sono per le donne… hanno i loro trucchi, loro… il letto… soldi…. I loro giochetti… i miei libri non sono i loro trucchi… lo sanno da loro, come cavarsela…”
“No, non vedo più nessuno… sì, mia figlia è viva, sta a Parigi, non la vedo mai. Ha cinque figli. Non li ho mai visti.” Nuovamente un lungo silenzio. E poi “… Non c’è dubbio – Io sono un perseguitato… un lebbroso”. Silenzio.
“Apri la porta, e entra un nemico…” Silenzio. “Devo lasciarvi, ora… devo scrivere”. Mi mise alla porta.