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mercoledì 23 febbraio 2011

Alcune delle iniziative in Francia per i 50 anni céliniani...


dal BC di gennaio... come vedete, inclusione o meno nelle celebrazioni mitterrandesche, fervono un gran numero di iniziative...

Le Magazine Littéraire, dossier Céline




Finalmente ho recuperato il numero di febbraio: notevole!

Ben 40 pagine dedicate a Céline, con articoli molto interessanti, altro che le sterili polemiche recenti...

Sommario:








mercoledì 26 gennaio 2011

Ma io, filosemita, celebro Céline di Guido Ceronetti



Ma io, filosemita, celebro Céline
di Guido Ceronetti


«La Francia sbaglia a cancellare l’omaggio, era l’occasione per analizzarlo»

Deploro fortemente che uno scrittore come Céline sia stato tolto dal calendario delle celebrazioni per il 2011 in Francia. Un ministro della Cultura, in qualsiasi governo francese, ha sufficiente autorità per resistere ad ogni gruppo privato di pressione, sia pure benemerito, come in questo caso. Céline non è un piccolo pesce; è uno dei massimi scrittori e testimoni del secolo. Il suo cinquantenario (morì nel 1961, a Meudon, in banlieue) non sarà ugualmente dimenticato. Si capisce: la Shoah è una ferita della storia dell’uomo che il tempo non può né deve sanare, e il grido di Rachele in Ramah seguita a irrorarla di lutto. Ma la paranoia antisemita di uno scrittore che non ha versato sangue di deportati va vista come una anomalia della psiche, un’ombra del Fato, il possesso di un demone incubo. Va analizzata come malattia e non elevata a colpa. «Ha una pallottola in testa» lo giustificava Lucette. Lui, l’episodio della Grande Guerra che l’aveva fatto congedare e medagliare in fretta, non l’aveva mai taciuto: l’agitava sempre, il suo congedo di invalido permanente per il settantacinque per cento: ma sopratutto a renderlo furiosamente antisemita era stata l’ossessione che gli ebrei — tutti, in massa, banchieri o straccioni — spingessero ad una nuova spaventosa guerra con la povera Germania, che fino a Hitler non pensava minimamente a difendersene. Nel Trentasette pubblicò il suo manufatto di deliri, Bagatelles pour un massacre, pestando perché la Francia non perdesse tempo a disfarsi dei suoi ebrei, a scrostarli dai muri, a cacciarli via «che non se ne parlasse più» : una scrittura così potente come la sua attirò come miele gli antidreyfusardi, senza guadagnargli le simpatie dei nazisti; per la Gestapo, Céline era più pazzo che utile. Anche come antisemita Céline fu un isolato: i comunisti lo esecrarono dopo Mea culpa, agli antisemiti bisognosi di «razzismo scientifico» o religioso, di motivazioni monotone e piatte, quel Vajont di metafore forsennate, che finivano in pura autodistruzione spense presto il favore iniziale; inoltre, incontenibile, sotto l’occhio dei tedeschi occupanti che rigettavano e temevano il suo zelo pacifista, picchiava pubblicamente anche contro la connerie aryenne (che renderei come fessaggine, stronzaggine ariana). Non furono le sciagurate metafore celiniane dei tre saggi antisemiti a riempire i treni dei deportati da sterminare: chi li avrà mai letti tra i burocrati di Vichy? In una guerra simile contro l’essenza umana (altro che «banalità del male» !) furono senza numero i paradossi tragici. Céline nel Semmelwei, nel Voyage, in Mort à crédit, nei suoi romanzi stilisticamente ultraviolenti del dopoguerra, nei suoi viaggi al seguito del governo collaborazionista in fuga a Sigmaringen, spinse fino all’indicibile l’espressione letteraria della pietà umana; fu un moderno, e rimane, incarnatore di Buddha, un angelo pieno di cicatrici, che sfoga una pena scespiriana. Aggiungi il suo lavoro fino all’ultimo giorno di strenuo medico dei poveri, che quasi mai si faceva pagare. Lucette, a Meudon, mi mostrò la poltrona dove Céline passava la notte di insonne a vita. Il paesaggio, dalla vetrata, erano le officine della Renault-Billancourt, una fumante galera umana, non scorgevi un albero. Di là gli cadevano gocce fisse di delirio, da scavare una pietra, sul cranio della pallottola di guerra, Erinne dettatrici di insulti feroci di satirico, di maniaco di persecuzione (motivato), di aperture denunciatrici di verità crudeli, di amore per la bellezza, di sorriso in travaglio. L’insonnia, alleata del Contrasto, violenta di chiaroscuro, è «madre di tutto» . Il secolo XX ci ha lasciato tre libri, generati direttamente da una interminabile sequela di calvari umani che ha appestato e stravolto la totalità del pianeta abitato o inabitato — e i tre grandi libri mi sono indicati essere i racconti e i diari ultimi di Kafka, i racconti della Kolyma di Varlam Šalamov, e il Voyage au bout de la nuit di Céline. Comparando l’antisemitismo ormai sciolto negli acidi del Tempo di Céline, e il disastro filosofico di Martin Heidegger quando fu pervaso, tra 1933 e 1935, per vanità universitaria, per credulità da debilità mentale (quantunque giovane), di zelo filonazista nascostamente antisemita— mi sarebbe più facile, dovessi fare il minosse e pronunciarmi su entrambi, mandare semiassolto (o del tutto) Céline, astenendomi dall’incolpare Heidegger esclusivamente per motivi di prescrizione. Un pensatore non aveva nessun diritto di degradarsi a quel modo. Il discorso di rettorato del filosofo di Friburgo è peggio, è più mendace, più corruttore, di Bagatelles pour un massacre. Tuttavia, se di valori si parla, Heidegger è Heidegger. Se di gloria letteraria si parla, Céline, riplasmatore del linguaggio, petite musique, affrescatore e medico delle miserie umane, è Céline. Ingiusto e ridicolo, cancellarlo dalle celebrazioni del 2011. Era un’occasione per comprendere, riscoprire, analizzare. L’odio, Spinoza dixit, non può mai essere buono.
Corriere della sera, 26/01/2011.

venerdì 21 gennaio 2011

Polemiche in Francia: Klarsfeld vs Céline



Celine contestato nel 50esimo dalla morte
Lo scrittore accusato dall’avvocato Klarsfeld, uno dei più famosi “cacciatori di nazisti”PARIGI - Louis-Ferdinand Celine, autore del celebre “Viaggio al termine della notte”, ha peccato di antisemitismo e non è degno di essere celebrato per il 50esimo anniversario della sua morte, dalla “Republique”. Lo sostiene l’avvocato Serge Klarsfeld, uno dei più famosi “cacciatori di nazisti”, a capo dell’Associazione dei figli degli ebrei deportati dalla Francia (Ffdjf), che in una lettera, pubblicata su Le Monde, si dice indignato che lo scrittore francese, noto per i suoi pamphlet antisemiti, venga incluso nella raccolta delle Celebrazioni nazionali del 2011 edita dal ministero della Cultura.Klarsfeld chiede «il ritiro immediato di questa raccolta e la soppressione delle pagine dedicate a Celine nella prossima riedizione. A chi non è d’accordo con questa ovvia esigenza - continua l’avvocato, che con la moglie Beate ha intrapreso una serie d’indagini nei confronti di criminali nazisti scampati ai processi del dopoguerra - rispondiamo che bisogna attendere secoli affinché si celebrino al contempo le vittime e i boia». E aggiunge: «La Repubblica deve osservare i suoi valori: il ministro Frederic Mitterrand deve rinunciare a portare i fiori in memoria di Celine, così come suo zio, l’ex presidente Francois Mitterrand, fu obbligato a non deporre più corone di fiori sulla tomba di Petain» (il maresciallo capo del regime francese collaborazionista, ndr). E ancora: «Il talento di scrittore non deve fare dimenticare l’uomo che lanciava appelli alla morte degli ebrei sotto l’Occupazione. Che la Repubblica lo celebri è indegno». Klarsfeld, che ha ricevuto il sostegno del sindaco di Parigi Bertrand Delanoe, ha fatto appello anche al presidente Nicolas Sarkozy «affinché prenda una posizione» altrimenti la sua reazione sarà «dura». La raccolta, che sarà presentata al pubblico oggi proprio da Mitterrand che ne ha scritto la prefazione, contiene tra l’altro una precisazione su Celine redatta dal professore emerito Henri Godard, che ha curato l’opera dello scrittore per La Bibliotheque de la Pleiade, la più prestigiosa collana editoriale francese, edita da Gallimard. «Possiamo celebrare Celine? - si chiede Godard - Le obiezioni sono troppo evidenti. È stato l’uomo di un antisemitismo virulento». Tuttavia, aggiunge il docente, «è l’autore di un’opera romantica che con quella di Proust domina il romanzo francese della prima metà del XX secolo». Per lui «la creazione artistica è un valore che va riconosciuto anche quando non coincide con i nostri valori morali o li contraddice». Anche Frederic Vitoux, accademico di Francia e autore di una biografia su Celine, non capisce la polemica: «È la parola “celebrazione” che è ambigua: non si tratta di onorare lo scrittore. Il 50esimo della morte è occasione per interessarsi alla sua opera, esaminarne le zone d’ombra. È innegabile sia stato uno dei più grandi scrittori francesi». Il ministero della Cultura ha tagliato corto: la polemica non ha motivo di esistere. La raccolta è «una effemeride dove vengono ricordati i grandi anniversari dal 511 al 1961». (Corriere della sera)
Celebrare l’antisemita Céline? No, grazie
L’Associazione dei figli degli ebrei deportati dalla Francia (Ffdjf), presieduta dall’avvocato Serge Klarsfeld, uno dei più celebri «cacciatori di nazisti», si è detta indignata che gli Archivi di Francia abbiano deciso di celebrare il 50° anniversario della morte dello scrittore Louis-Ferdinand Céline, celebre autore di Viaggio al termine della notte ma anche di pamphlet antisemiti. Céline figura infatti nella raccolta delle Celebrazioni nazionali del 2011 pubblicate dal ministero della Cultura (figura tra il poeta Maurice Maeterlinck, vincitore del premio Nobel della letteratura nel 1911, e lo scrittore Blaise Cendrars, morto nel 1961, passando per il bicentenario della nascita dello scrittore Théophile Gautier).L’associazione ha chiesto «il ritiro immediato di questa raccolta e la soppressione delle pagine dedicate a Celine nella prossima riedizione». «A chi non è d’accordo con questa esigenza - continua il comunicato del Ffdjf - rispondiamo che bisogna attendere secoli affinché si celebrino al contempo le vittime e i boia». Secondo l’Associazione «la Repubblica deve conservare i suoi valori: il ministro Frédéric Mitterrand deve rinunciare a gettare i fiori sulla memoria di Céline. François Mitterrand fu obbligato a non deporre fiori sulla tomba del maresciallo Pétain».A favore delle celebrazioni in onore di Céline si è schierato invece l’editore Philippe Regniez, che come direttore delle Editions de la Reconquête, ha recentemente ristampato i pamphlet del controverso scrittore. «Céline è senza contestazioni uno dei più importanti autori francesi del XX secolo», ha sottolineato Regniez. Intervistato da Europe 1, il sindaco di Parigi Bertrand Delanoë ha dichiarato di sostenere la posizione di Serge Klarsfeld : «Céline è un eccellente scrittore ma un perfetto bastardo». (Il Giornale)

Come prevedibile, un pò di polverone inizia a levarsi. Quello che mi sorprende non è tanto il polverone stesso, ma l'inconsistenza delle accuse, talmente generiche da far sospettare che Klarsfeld non conosca nemmeno i titoli dei "pamphlet", men che meno il loro contenuto.
Comunque molti dei commenti sui blog dei quotidiani francesi sono contro le esternazioni di Klarsfeld, etc: alcuni scrivono che già altra gente aveva provato a mettere all'indice e distruggere i libri, altri scrivono che applicando lo stesso metro impiegato per Céline, dovremmo allora “condannare”, per le loro opinioni da Gide per "pedofilia" a Sarte e Aragon per apologia dei Gulag e della polizia stalinista...