Visualizzazione post con etichetta Satisfiction. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Satisfiction. Mostra tutti i post

venerdì 16 dicembre 2011

Céline: un simpatizzante nazi difeso a qualche costo, di Kurt Vonnegut




Può uno scrittore liberal americano prendere le difese di un “simpatizzante nazista”, conscio di avere tutto da perdere e nulla da guadagnare da tale decisamente impopolare operazione? Ebbene, ciò può succedere se il difensore è Kurt Vonnegut, e la pietra dello scandalo Louis-Ferdinand Céline. E questo accade, precisamente, nella prefazione curata da Vonnegut per un’edizione americana in paperback dei tre romanzi della Trilogia del Nord di Céline, editi nel 1975-1976. Vonnegut riesce nelle poche pagine di questo suo scritto a toccare tutti i temi e gli aspetti fondamentali della vita e dell’opera di Céline: la rivoluzione della scrittura operata già attraverso il Viaggio al termine della notte, dove superò il linguaggio forbito e rigido – e fuori della vita – della scuola degli scrittori francesi di fine ‘800 impiegando piuttosto “il linguaggio più esauriente dei furbi e tormentati delinquentelli”, rivoluzione poi portata a definitivo compimento attraverso i suoi ultimi romanzi, da Pantomima per un’altra volta alla Trilogia; il rifiuto di Céline ai compromessi con i salotti borghesi e le camarille letterarie; il suo essere testimone diretto e forse il migliore narratore del “totale collasso della civiltà Occidentale in due guerre mondiali”; in ultimo, il rifiuto, pagato a carissimo prezzo, di Céline di mascherare la realtà della nostra umana esperienza, narrandola invece per quella che è, ad ogni costo, proprio come fece quell’Ignaz Semmelweis, il debellatore della febbre puerperale che regnava negli ospedali di Vienna a metà 1800 − la morte proprio laddove dovrebbe nascere la vita −, al quale lo studente di medicina Louis-Ferdinand Auguste Destouches dedicò la sua tesi di laurea; quel Dottor Semmelweis morto non già tra gli allori di una meritata fama di salvatore di vite, ma solo e pazzo, deriso dai suoi indegni colleghi. Proprio come il proscritto Céline a Meudon, rimasto fedele a entrambi: a Semmelweis e a quel giovane studente bretone di nome Destouches.


Andrea Lombardi
per satisfiction.me

_________________________


Un simpatizzante nazi difeso a qualche costo

di Kurt Vonnegut

Giungiamo ora al caso di uno scrittore che non solo talvolta pensò disgustosamente, ma che in certe occasioni agì secondo quegli stessi pensieri ripugnanti, e che, come molte persone mi hanno ribadito in maniera molto chiara, non potrà mai essere perdonato. Le persone trovano sovente illeggibili le sue opere, non per ciò che gli è capitato di dire in una data pagina, ma a causa di cose imperdonabili da lui dette o scritte altrove.
Lui stesso disse abbastanza spesso, in una maniera o nell’altra, come uomo anziano universalmente disprezzato e come criminale di guerra, di non avere nulla di cui scusarsi, e che il perdono sarebbe stato l’ennesimo insulto da parte degli stupidi.
Io non gli sarei piaciuto. I fatti ci dicono che non era profondamente innamorato di un qualsiasi essere umano. Amava il suo gatto, che portava perennemente qua e là come un bambino.
Si considerava quantomeno pari a qualunque scrittore vivente. Mi si dice che una volta disse del premio Nobel: “Ogni culo di vaselina in Europa ne ha uno. Dov’è il mio?”.
Eppure, compulsivamente, senza nulla da guadagnarci, e sapendo che numerose persone saranno portate a pensare che io condivida molte delle sue opinioni più vili, io continuo a dire che ci sono delle cose buone in quest’uomo. E il mio nome è vieppiù strettamente legato al suo nelle edizioni economiche Penguin dei suoi ultimi tre libri, Da un castello all’altro, Nord e Rigodon. Il mio nome è su di ogni copertina: “Con una nuova introduzione”, dice, “di Kurt Vonnegut, Jr.”
Quell’introduzione ai tre paperback suona così:

Non sapeva proprio come comportarsi in società, e con questo intendo che avendo molti privilegi formativi, arrivando a essere un medico, e avendo viaggiato in lungo e in largo in Europa e Africa e Nord America - non scrisse una sola frase che facesse intuire a persone similmente privilegiate che fosse una specie di gentiluomo.
Sembrava che non comprendesse che le pudicizie e le sensibilità aristocratiche, innate o apprese, concorrono a formare molto dello splendore della letteratura. Nella mia opinione, egli scoprì un più alto e più terribile ordine di verità letteraria ignorando il vocabolario ingessato delle gentildonne e dei gentiluomini e usando, invece, il linguaggio più esauriente dei furbi e tormentati delinquentelli.
Ogni scrittore è in debito con lui, e così chiunque altro interessato a discutere le vite nel loro complesso. Nell’essere così maleducato, dimostrò che forse metà di tutta l’esperienza, la metà animale, è stata nascosta dalle buone maniere. Nessuno scrittore o oratore onesto vorrà più essere forbito.
Céline è stato lodato per il suo stile. Lui stesso si prese gioco dell’espediente tipografico, ripetuto all’infinito, che rendeva ogni pagine da lui scritta come facilmente riconoscibile come sua: “Me e i miei tre puntini… il mio presunto stile originale!… tutti i veri scrittori ti diranno cosa pensarne!…”
Gli unici scrittori che ammirino questo stile abbastanza da imitarlo sono, per quanto ne so, articolisti di gossip. Gli piace come si presenta. Apprezzano il senso di urgenza che impartisce, volente o nolente, a qualunque brano giornalistico.
Con ben poco aiuto dalla sua eccentrica punteggiatura, Céline, secondo la mia opinione, diede nei suoi romanzi la miglior narrazione storica del totale collasso della civiltà Occidentale in due guerre mondiali, come la videro donne e uomini comuni e terribilmente vulnerabili. Questa storia dovrebbe essere letta nell’ordine in cui è stata scritta, poiché ogni volume rimanda consapevolmente a quelli precedenti.
E la camera di risonanza per quest’intricato sistema di echi attraverso il tempo è il primo romanzo di Céline, Viaggio al termine della notte, pubblicato nel 1932, quando l’autore era trentottenne. È importante che il lettore di un qualunque libro di Céline sia conscio di ciò che Céline sapeva sin troppo bene, che la sua carriera letteraria iniziò con un capolavoro.
I lettori, inoltre, potrebbero trovare la loro esperienza raddolcita e più intensa se considerassero che l’autore era un dottore che scelse di curare dei pazienti per lo più poveri. Per lui era comune il non essere pagato per nulla. Il suo vero nome, a proposito, era Louis-Ferdinand Auguste Destouches.
Magari non provava simpatia per i poveri e gli inermi, ma quel che è certo è che donò loro la maggior parte del suo tempo e della sua meraviglia. E non li insultò con l’idea che la morte, o anche l’uccidere, fosse in un certo qual modo nobilitante per chiunque.
Per inciso, lui e Ernest Hemingway morirono lo stesso giorno, il 1° luglio 1961. Entrambi erano eroi della prima guerra mondiale. Entrambi meritavano dei premi Nobel - Céline anche solo per il suo primo libro. Céline non lo ottenne, e Hemingway sì. Hemingway si uccise, e Céline morì di cause naturali.
Tutto quello che rimane sono i loro libri.
E il lento sbiadire dell’infamia di Céline.
Dopo anni di generoso e spesso brillante servizio alla letteratura e alla medicina, si rivelò come un feroce antisemita e un simpatizzante dei nazisti. Questo accadde alla fine degli anni ’30. […]
Le sue parole destano disprezzo di chiunque abbia sofferto a causa dell’antisemitismo. E così, sicuramente, l’amnistia e il proscioglimento che egli ricevette dal governo francese nel 1951. Prima di questo era stato punito con pesanti sanzioni pecuniarie e l’incarcerazione e l’esilio. […]
Poiché lui è stato punito dalla legge ed è morto, e che l’incubo nazista è adesso così lontano nel tempo, potrebbe essere infine possibile percepire una perversa sorta d’onore nel suo rifiutarsi di parlare di rimorso o di giustificarsi in qualsivoglia maniera. Altri collaboratori dei nazisti, dei quali ve ne furono decine di migliaia in Francia e milioni in tutta Europa, sono pieni di storie di come furono costretti a comportarsi male, e di arditi atti di resistenza e sabotaggio che commisero, a rischio delle loro vite.
Céline trovava questo tipo di mentire ridicolo in maniera oscena.
Mi viene un terribile mal di testa ogni volta che cerco di scrivere su Céline. Ce l’ho ora. Non ho mai mal di testa in nessun altro momento. […]
Céline sostenne di tanto in tanto di aver subito la trapanazione del cranio nella prima guerra mondiale, come conseguenza di una ferita alla testa.
In realtà, secondo la sua affascinante biografa Erika Ostrovsky (Voyeur Voyant, Random House, 1971), fu ferito alla spalla destra. E, nel suo ultimo romanzo, Rigodon, racconta di essere stato colpito in testa da un mattone durante un bombardamento aereo a Hannover. Così, si potrebbe affermare che egli trovava necessario giustificare in tal modo una mente ritenuta singolare da tante persone.
Egli stesso doveva occasionalmente essersi proprio nauseato della sua mente, e provo a ipotizzare quale fosse il suo difetto principale. Penso che mancasse dell’apparato attutente che la maggior parte di noi ha, e che ci protegge dall’essere travolti dall’assurdità della vita per come realmente è.
Così forse lo stile di Céline non è così arbitrario come pensavo fosse. Poteva essere inevitabile, se la sua mente era così indifesa. Per lui poteva non esserci nulla da fare, come se si trovasse sotto uno sbarramento d’artiglieria, se non inveire e inveire e inveire.
E le sue opere non possono essere chiamate un trionfo dell’immaginazione umana. Quasi tutto quello su cui inveiva stava realmente accadendo.
Nel momento in cui scrivo, l’autunno del 1974, è diventato evidente anche alla gente comune, con i loro apparati attutenti perfettamente funzionanti, che la vita è, in effetti, così pericolosa e implacabile e irrazionale come Céline ha affermato che fosse. […]
C’è almeno un importante documento di Céline che non è disponibile in inglese. E sarebbe pedante da parte mia ricordare che non fu scritto da Céline ma dal dott. Destouches. È la tesi di laurea di Destouches, “La vita e l’opera di Ignaz Philipp Semmelweis”, per la quale ricevette una medaglia di bronzo nel 1924. Fu scritta in un’epoca quando le tesi di medicina potevano essere ancora belle letterariamente, poiché l’ignoranza sulle malattie e il corpo umano richiedeva ancora alla medicina di essere un’arte.
E il giovane Destouches, in uno spirito da culto degli eroi, narrò della futile e scientificamente fondata battaglia combattuta da un medico ungherese di nome Semmelweis (1818-1865) per prevenire il diffondersi della febbre puerperale nelle corsie ospedaliere di maternità viennesi. Le vittime erano povera gente, poiché le persone con delle abitazioni decenti preferivano di gran lunga partorire in casa.
Il tasso di mortalità in alcune corsie era sbalorditivo - 25 percento o più. Semmelweis desunse che le madri venivano uccise dagli studenti di medicina, che spesso visitavano i reparti subito dopo aver sezionato cadaveri pieni di malattie. Riuscì a provarlo ottenendo che gli studenti si lavassero le mani con acqua e sapone prima di toccare una donna in travaglio. Il tasso di mortalità cadde.
La gelosia e l’ignoranza dei colleghi di Semmelweis, tuttavia, causarono il suo licenziamento, e il tasso di mortalità crebbe di nuovo.
La lezione imparata da Destouches da questa storia vera, secondo me, se non l’avesse già appresa da un’infanzia di stenti e un periodo nell’esercito, è che la vanità e non la saggezza reggono il mondo.


Kurt Vonnegut, A Nazi sympathizer defended at some cost, 1974.

Traduzione di Andrea Lombardi e Raffaello Bisso


mercoledì 14 dicembre 2011

Louis-Ferdinand Céline su Satisfiction.me!





Da venerdì 16 dicembre alle 10.00 è on line http://www.satisfiction.me/, il primo portale italiano rivolto esclusivamente agli amanti della lettura.
Ogni giorno inediti di grandissimi scrittori italiani e stranieri, classici e contemporanei. Si inizia con Robert Louis Stevenson, Kurt Vonnegut, Antonin Artaud, Jean Genet, Edgar L. Doctorow, Louis-Ferdinand Céline.
Satisfiction.me non sostituirà il Satisfiction di carta. Anzi: Satisfiction, già passato dal nuovo numero in libreria dal 15 dicembre da 32 a 48 pagine, da Febbraio 2012 diventa bimestrale. Sul web, la possibilità di leggere tutti gli arretrati con gli oltre 100 scrittori per la prima volta on line.

venerdì 10 giugno 2011

"Céline ci scrive" in anteprima su Libero di oggi




Allora, ecco in anteprima su Libero e Satisfiction la sorpresa che vi abbiamo preparato per il cinquantenario della morte di Céline. Il cappello introduttivo è della redazione di Libero (PS nell'articolo c'è un piccolo errore; contrariamente a quanto scritto nell'articolo, la lettera in questione è inclusa nel libro).


Ringrazio sin da ora chi ha collaborato alla realizzazione del libro: Valeria Ferretti, Stenio Solinas, Gilberto Tura, Simona Oddo, Stefano Fiorucci, Jeannine Renaux e Marc Laudelout, l'editore Enzo Cipriano, e Gian Paolo Serino, Satisfiction e Libero.



Un ringraziamento particolare, veramente di cuore, va a Solinas perchè, oltre alla prefazione, con mio grande stupore mi ha rinviato il manoscritto dopo averlo corretto e rivisto; una cortesia veramente inaspettata e di grande valore.



__________________________________



Pubblichiamo qui a fianco una lettera di Louis-Ferdinand Céline, datata 15 giugno 1942 e indirizzata all’amico Henri Poulain, contenuta nel numero 11 della rivista letteraria gratuita “Satisfiction”, diretta da Gian Paolo Serino, in uscita il 28 giugno. Come vedrete, si tratta di un testo molto duro, dai forti connotati razzisti e antisemiti. Talmente sgradevole, a tratti, che Andrea Lombardi - esperto conoscitore dello scrittore francese, di cui ha molto scritto e del quale ha curato varie pubblicazioni - ha preferito non inserirlo nel volume Céline ci scrive. Le lettere di Louis-Ferdinand Céline nella stampa collaborazionista francese, 1940-1944 (prefazione di Stenio Solinas, edizioni Settimo Sigillo) che ha meritoriamente importato (uscirà in libreria a metà luglio). Del resto, nemmeno in Francia questa lettera ha suscitato reazioni particolarmente favorevoli, come ci si può immaginare. La riproduciamo perché siamo convinti che di un grande autore come Céline si debba conoscere tutto, anche il lato più terrificante efastidioso, il quale certononpuò essere separato dalla sua straordinaria opera di romanziere. Ovviamente, non aderiamo alle bestialità che il francese, seppur con prosa splendente, inserisce nella missiva. Anzi, i contenuti per larga parte ci ripugnano. Però siamo convinti che vadano conosciuti, così come sarebbe ora di pubblicare un libro scandaloso e proibito come Bagattelle per un massacro, disponibile nel nostro Paese solo in edizioni pirata o in ristampe anastatiche di una vecchia edizione di epoca fascista. Ci sembra un’enorme ipocrisia non diffonderlo, visto che il contenuto è facilmente reperibile su Internet. Esattamente come le parole di questa lettera: in lingua originale è semplicissimo trovarla sul web. Qui avete occasione di leggerla, in tutta la sua crudeltà, in tutta la sua superficialità che sembra impossibile per un genio quale era Céline. Eppure l’ha scritta: per questo la stampiamo.





Fouesnant il 15 giugno





Mio carissimo Poulain, mi coglie su due piedi! Ah, capita bene! Capita a fagiolo! Mi chiede un articolo. Prenda questa lettera e a gratis! Celebrare un anniversario? Quello dei Beaux draps? Perbacco! Sempre proibiti! I governi si succedono, giostrano i loro destrieri, la loro musichetta, e patatì e patatà... e niente cambia intendiamoci. Glielo dico molto educatamente. La storia della Francia continua. Piccolissimo indizio mi dirà: narcisismo d’autore che vede il mondo solo dal suo ombelico. La Francia continua! Come vorrà! Andrà avanti senza di me! Non se n’avrà a male. Maurois, Bernanos, adulati, classici a Tolosa, Céline nella merda.
Tutta una corsa verso Haiti
Domani Duhamel grande censore. Tutto questo è proprio regolare, può sorprendere solo un coglione. La Francia odia istintivamente tutto ciò che le impedisce di darsi ai negri. Li desidera, li vuole. Buon pro le faccia! Che si dia! tramite l’Ebreo e il meticcio, tutta la sua storia in fondo è solo una corsa verso Haiti. Quale ignobile cammino percorso dai Celti agli Zazou! Da Vercingetorige a Gunga Diouf. Tutto qua! Tutto sta lì! Il resto non è che farsa e discorsi. La Francia muore dalla voglia di finire negra, la trovo piuttosto a puntino, marcia, zeppa di meticci. Mi fanno proprio ridere quando mi dicono 5 o 800.000 ebrei in Francia! La battutona! Solo Saint-Louis, l’eletto, ne fece battezzare 800.000 tutti in una volta nella Narbonense! Pensi se hanno avuto prole! Altri 50 anni, e nemmeno un francese che non sia meticcio di qualcosa in “ide”, araboide, armenoide, bicoide, polaccoide... E chiaramente “francese” 100.000 volte più di lei e di me. L’arroganza “patriottica”, la faccia tosta, è sempre in proporzione al meticciaggio, alla giuderia personale. Un altro bel giornale è da creare, molto opportuno, il “giallo e nero” em - blema del futuro francese. Se la guerra civile fosse durata sarebbe del resto già fatto. Avremmo due milioni di morti, ariani, sostituiti immediatamente (Mandel dixit) da due maggioranza schiacciante desidera con tutto sé stesso la sconfitta assoluta della Germania e del suo ideale razzista. Bisogna come proclama Churchill «cancellare l’Hitlerismo dalla mappa del mondo». Mi spiego.
Il colpo di grazia della guerra ’14-’18
Il padiglione nazionale francese copre tutte le mercanzie. La Francia attuale così meticcia non può essere che antiariana, la sua popolazione assomiglia sempre più a quella degli Stati Uniti d’America. Stessi auspici, stessa politica profonda. Attoniti dappertutto riuniti per ordine ebreo, più qualche rimasuglio nordico e celtico a rimorchio, del resto fusi, in via di estinzione (suppergiù come i pellirossa). Veda le nostre squadre nazionali sportive, accozzaglie grottesche, frettolose ammucchiate di non importa chi, pescati non importa dove, dall’Africa alla Finlandia! Il colpo di grazia, senza dubbio, ci fu inferto dalla guerra del ’14-’18: due milioni di morti, più di cinque milioni di feriti e di abbrutiti dai combattimenti e dall’alcol, ossia tutta la popolazione maschile valida, (in maggioranza ariana ben inteso) sfinita, annientata. E tra questi certamente tutti i nostri quadri reali, tutti i nostri capi ariani. La faccenda dei capi! La massa non conta. È plastica, anonima, fa carne, peso di carne, tutto qui. La guerra, la vita lo dimostrano. La massa, la truppa non vale che solo attraverso i suoi quadri, i suoi capi. La truppa meglio inquadrata vince la guerra. È il segreto, il solo. I nostri capi, i nostri quadri sono morti durante la guerra super criminale del ’14-’18. Sono stati immediatamente sostituiti al volo dall’afflusso degli armenoidi, araboidi, italoidi, polaccoidi etc. tutti estremamente avidi, cullati da sempre nel sogno, nei loro paesi infetti, di venire a recitare qui la parte dei capi, di asservirci, conquistarci, (senza alcun rischio). Un ottimo affare! I nostri eroi del ’14-’18, cedettero loro senza esitare i posti ancora caldi. Furono occupati immediatamente. 4 milioni di pulcinella anti-francesi nell’anima e nel corpo, soltanto francesi di chiacchiera, si è visto bene quanto valessero i quadri Boncourt, i naturalizzati Mandel durante la guerra ’39- ’40! Le donne si sposano con ciò che trovano! Certo! Nuova fioritura di meticci! Che commedia! Che lupanare! E così sia! «Vengono fin tra le nostre braccia! Sgozzare, ecc.» non sono affatto i “feroci soldati” a devastare e distruggere la Francia quanto piuttosto i rinforzi negroidi del nostro stesso esercito. Per essere precisi, non sgozzano niente di niente, montano. Ed è l’imprevisto della “Marsigliese”!
Abbrutiti da alcol e incroci nei letti
Rouget non aveva capito niente, la conquista, quella vera, ci viene dall’oriente e dall’Africa la conquista intima, quella di cui non si parla mai, quella dei letti. Un impero di 100 milioni di abitanti di cui 70 milioni di caffellatte, per volere Ebreo è un impero in via di diventare Haitiano, in modo del tutto naturale. Siamo completamente abbrutiti? È un dato di fatto, per via dell’alcol e dell’in - crocio, e poi per molte altre ragioni... (veda i Beaux draps, proibiti...). Anestetizzati, insensibili al pericolo razziale? Lo siamo, è evidente. 50.000 stelle gialle non cambieranno niente. La Francia intera per un po’, più dreyfusarda che mai, per simpatia così cristiana, sfoggia con fierezza il simbolo giudaico. Nuova Legione d’onore, zazou, molto più giustificata dell’altra. E tutto per Blum e per de Gaulle! Maturi per essere colonizzati? Lo siamo! Da non importa chi! Parlare di razzismo ai francesi, è parlare di sangue puro ai nordafricani, stesse reazioni. Non si fa piacere a nessuno. Vichy si occupa, sembra del razzismo, a modo suo, come si occupa dei miei libri. Vada un po’ a chiedere a Claude Bernard quel che pensa del problema ebraico!... Sarà servito. «Si figuri raccontano i suoi assistenti che se il Sig. Bergson fosse ancora qui, i tedeschi gli farebbero indossare la stella gialla!». Altrettanto attaccabriga! Allora bella cosa, ci dica lei stesso, un po’, quel che preconizza? Ah! quant’è più delicato... scomodo... arduo... crudele... che Dio mi guardi dal potere! Dalle pesanti confidenze popolari! Le ridurrò tutte in poltiglia! Taglierei innanzitutto la Francia in due parti. Per la comodità delle cose, la tranquillità dei partiti. Lo slogan “Una, Indivisibile” mi è sempre sembrato una cosa da “masso - ni”. Al punto in cui siamo arrivati nella decadenza, saremo per forza le vittime nell’“Indivisibi - le” noi gente del Nord, poiché è il Sud che comanda, cioè l’ebreo. I Romani troppo meticciati si sono dati due capitali, farò altrettanto. Marsiglia e Parigi. L’una per la Francia meridionale, latina se vogliamo, bizantina, “sovralgerica”, tutto ai meticci, tutto agli zazou, dove si avrebbe tutto il piacere, tutta la libertà di ospitare, amare profondamente tutti i più bei ebreoni del mondo, di eleggerli tutti deputati, commissari del popolo, arcivescovi, druidi, geni, di farsi inculare da loro, all’infinito, aspettando di diventare tutti negri, questione di trenta o cinquanta anni, per come vanno le cose, di raggiungere infine lo scopo supremo, l’ideale delle Democrazie. L’altra per la Francia “a nord della Loira”, la Francia lavoratrice e razzista, è da tentare. Credo che sia forse il momento di attuare alcune grandi riforme...
Tanta sofferenza per una porcheria
La Francia tipo Santo Domingo non mi interessa davvero. Può farsela chi si presenta, me ne frego alla grande. Mi dispiace semplicemente di aver lasciato tanta carne per difendere questa porcheria che non sogna altro che Lecache. Una così grande guerra, tanta miseria, per andare da Rotchild [sic] a Worms! Ci vorrà davvero del nuovo per farmi ritornare patriota. Credo che sarà per un’altra volta, forse per un altro mondo, quello dei morti se ho ben capito, la vera patria dei testardi. A lei Poulain! Stia ben attento! Ah! non mi tradisca! la minima parola! tutte le virgole! e coraggio!

martedì 24 maggio 2011

Satisfiction n.11 in libreria dal 16 giugno con inedito di Céline!




"Satisfiction 11 (dal 16 giugno in 500 mila copie, in tutte le librerie, compresa la vostra!). Saremo ovunque, anche negli stadi: Satisfiction è sponsor ufficiale del LIVE KOM 2011, il tour del nostro editore “spericolato, soddisfatto e rimborsato” Vasco Rossi.

Sul numero 11 inediti: Tom Wolfe, Joyce Carol Oates, L.-F. Céline, Harold Brodkey, Bill Clegg, Andre Dubus, Peter Orner, Jerry Stahl, Victor Gishler, Olivier Adam, Cees Noteboom, Salvatore Scibona, Claudio Magris, Edoardo Nesi, Mariapia Veladiano, Simona Vinci, Tommaso Pincio, Francesco Carofiglio, Vinicio Capossela", Gian Paolo Serino.

lunedì 2 maggio 2011

“Satisfiction”, a Milano 5 giorni di conferenze, concerti e reading





Musica: “Satisfiction”, a Milano 5 giorni di conferenze, concerti e reading


Da lunedì 2 a venerdì 6 maggio Satisfiction alla facoltà di Scienze Politiche dell'Università degli Studi di Milano (Via Conservatorio, 2), per 5 giornate di conferenze, concerti e reading in cui l’Università torna ad essere un luogo d'innovazione.
Saranno presenti, tra gli altri, l’attore Giulio Cavalli, l’architetto Matteo Bolocan, l’innovatore urbano Giovanni Petrini e il vice-sindaco di Venezia Michele Vianello.



Satisfiction, la rivista letteraria “gratuita ma non scontata” edita da Vasco Rossi e diretta da Gian Paolo Serino, presenterà in anteprima alcuni degli inediti del prossimo numero (in uscita ai primi di Giugno) di grandi scrittori e intellettuali come William Burroughs, Tom Wolfe, Claudio Magris, Victor Gishler, Oliver Adam, Andre Dubus, L. F. Céline, Vinicio Capossela.


martedì 4 maggio 2010

Louis-Ferdinand Céline su Pagina 3, Radio tre Rai...



... cliccate sul link nel logo Radio3 qui o sopra, e ascoltate dal 7° minuto e 50° secondo in poi!

Oppure scaricate il file della registrazione (Realplayer) cliccando sotto:


http://www.sendspace.com/file/lcob48

mercoledì 28 aprile 2010

Oggi su Libero: Céline e Satisfiction





Su Libero di oggi, la pagina della cultura è dedicata a Céline e al nuovo numero di Satisfiction:

Céline "L'uomo bianco è destinato a scomparire" di Robert Stromberg
La rivista Satisfiction pubblica un'intervista dello scrittore francese alla Evergreen Review poco prima della morte. Una collezione di profezie e bordate a Hemingway, Camus...


E' arrivata l'ora di ripubblicare i pamphlet proibiti di Andrea Colombo



Pubblichiamo di seguito il testo di “Parlando con Louis-Ferdinand Céline”, intervista di Robert Stromberg al grande scrittore francese comparsa sulla celebre rivista statunitense “Evergreen Review” nel luglio 1961, proprio nei giorni in cui Céline moriva. Ora questo testo viene riproposto dalla rivista “Satisfictio”n di Gian Paolo Serino, in uscita il 6 maggio, nella traduzione di Andrea Lombardi, esperto di Céline e gestore di un blog a lui dedicato (lf-celine.blogspot.com).

È una sensazione stranissima, andare a trovare Céline. Céline il terribile! Céline l’oltraggiato! Céline il capro espiatorio! Céline il Fou! Céline vive a Meudon, ai margini di Parigi. Vive in una casa del diciannovesimo secolo in legno e malta di tre piani con sua moglie Lucette Almanzor e circa una mezza dozzina di cani, ad occhio e croce. Sua moglie, dice, è la proprietaria della casa.

«Pensavo venisse domani… non l’aspettavo… non ho preparato… pensavo domani… venga, venga».
Queste furono le sue prime parole. Si rivolse a sua moglie dicendole di prendere il mio cappotto, e di darmi una sedia. È un uomo massiccio – ma è piegato. Si mosse lentamente, strisciando i piedi – come se fosse troppo debole per fare altrimenti – verso il lato opposto di una grande stanza, che sembrava combinare cucina, sala da pranzo e studio. Si sedette ad un gran tavolo tondo, spingendo di lato, e a terra, pile di libri, fogli e riviste, e facendo spazio per noi.
«Che volete? A che vi serve? Non voglio scandalo!… Ne ho avuto abbastanza».
Quando riuscii finalmente a soddisfarlo, si mise a suo agio sulla sua sedia.

«C’è molto interesse su di lei in America», iniziai. Scartò la mia affermazione con uno sbuffo e un gesto della mano.
«Quale interesse? Chi è interessato? Alla gente interessa Marlene Dietrich e l’assicurazione – e questo è tutto!»

«Come vi sentite, praticate ancora la medicina?».
«No, non più, ho lasciato sei mesi fa, non sto abbastanza bene ».

«I vicini qui vi conoscono come Céline?».
«Mi conoscono quel che basta per non esserne contenti».

E non diede altre spiegazioni. «Cosa fa per la maggior parte del tempo?»
«Son sempre a casa… i cani… ho cose da fare… mi tengo occupato… non vedo nessuno… non esco…sono occupato».

«Sta scrivendo?».
«Sì, sì, sto scrivendo… Devo vivere, così scrivo… No! Lo Odio! L’ho sempre odiato… è la cosa più terribile da fare, per me…non mi è mai piaciuto, ma sono bravo a farlo… non m’interessa per nulla, quello che scrivo – ma devo farlo. È tortura, è il lavoro più duro al mondo».

La sua faccia è ossuta, scavata, ed è grigia; e i suoi occhi cose terribili da guardarvi dentro; era rabbioso all’idea di dover ancora lavorare.
«Ho quasi 67… in maggio avrò 67… e questa tortura, il lavoro più duro al mondo…».

Gallimard, il suo editore, ha recentemente pubblicato il suo ultimo libro, “Nord”.
«È su quanto i tedeschi hanno sofferto durante la guerra», disse Céline. «Nessuno ha scritto su questo… No! No! non dovresti dirlo, questo, quanto soffrirono… sta buonino… shhh!». Fece il gesto di mettersi il dito sulle labbra. «Non è bello parlare di questo… sta calmo… NO! solo l’altra parte ha sofferto… shhh!».

Tra i libri di Céline tradotti in inglese vi sono Morte a credito, Viaggio al termine della notte e Guignol’s band. Céline è stato accusato da molte persone responsabili di aver scritto degli articoli e pamphlet incendiari e antisemiti durante l’occupazione tedesca della Francia. Questi apparvero in numerosi giornali francesi e fu riferito che furono ristampati dai tedeschi per il pubblico in Germania.

I suoi libri, comunque, furono banditi nella Germania nazista. Come risultato di queste accuse, fu costretto a lasciare il paese. Andò in Danimarca, dove visse per sei anni, ma passò due di questi anni in una prigione danese.

«Perché è andato in Danimarca? »
«Là avevo dei soldi. Qua non avevo nulla». «
È stato costretto a lasciare la Francia…è stato il governo a dirvi di andarvene… o è stata una vostra decisione?»
«Avevano saccheggiato il mio appartamento a Montparnasse… ».

«Chi?».
«Dei pazzi, ecco chi… portarono via tutto quello che possedevo, tutto quello che avevo… ero fuori in quel momento, con mia moglie, quando tornammo tutto era distrutto… rovinato… tutto ucciso… andai in Danimarca».

Qualche giorno dopo la mia conversazione con Céline incontrai un ex membro della Resistenza francese, che aveva fatto parte del gruppo di saccheggiatori dei quali aveva parlato Céline. Quest’uomo mi assicurò che se Céline fosse stato in casa quando i razziatori colpirono, quasi certamente sarebbe stato assassinato.

«Perché fu imprigionato in Danimarca? ».
«Ero un criminale di guerra».
«Era stato accusato di collaborazionismo? ».
«Ho detto criminale di guerra! Non capisce! Criminale di guerra! Non mi si accusava di collaborazionismo… Ero un criminale di guerra! È chiaro questo!»

«Si crede che lei abbia scritto cose contro gli ebrei».
«Non ho scritto nulla contro gli ebrei… tutto quello che ho detto era “che gli ebrei ci stanno spingendo in guerra”, e questo è quanto. Avevano una rogna con Hitler, e non erano affari nostri, non avremmo dovuto impicciarcene. Gli ebrei hanno avuto una guerra di lamentele per due migliaia di anni, e adesso Hitler gli aveva dato causa di altri lamenti. Non ho nulla contro gli ebrei… non è logico dire qualcosa di buono o cattivo su cinque milioni di persone».

Questa fu la fine della discussione su questo tema. Céline tornò in Francia nel 1950, dopo sei tristi anni in Danimarca. Quando ritornò, grida oltraggiate si levarono da numerosi settori della stampa francese e da molti funzionari governativi, che richiedevano altre punizioni. Nulla fu compiuto ufficialmente, ma come accennato da Céline stesso, i vicini esprimevano chiaramente cosa pensavano di lui.

LA MUSICA ADATTA
Avevo la sensazione, sedendo nella cucina di Céline, osservandolo e ascoltandolo, che, nonostante tutto quello che diceva, a dispetto della sua naturale rudezza e apparente rifiuto dei contatti personali, fosse felice di aver qualcuno che era venuto a trovarlo, qualcuno che lo ascoltasse e che gli facesse delle domande; di ricordare il passato, che dimostrasse come non fosse dimenticato – che la gente leggesse ancora “Morte a credito” e “Viaggio al termine della notte”.

Si discuteva di lui nonostante tutte le difficoltà, e gli odi, e il sapore amaro che lasciava in molti. Se c’è ancora un qualche spirito in lui, e sembra dubbio, è uno spirito che dice: «Io conosco quale è la musica adatta… io conosco il motivetto giusto… non sentono nulla…».

«Lei disse di non riuscire a leggere dei libri attuali, che erano “nati morti, incompiuti, non scritti…”. State leggendo qualcosa, ora?».
«Leggo l’enciclopedia e Punch, e basta. Punch non è divertente, ci provano ma non ci riescono».

«Non c’è nessuno che lei considera oggi uno scrittore degno di considerazione?».
Prima che io potessi suggerirne uno, ribatté: «Chi, Hemingway? È un falso, un dilettante… i realisti francesi del 19° secolo erano un centinaio di volte meglio». E sparò velocemente i nomi di numerosi scrittori francesi, così velocemente che non riuscii a comprenderli. «Dos Passos ha un bello stile, e basta».

«E Camus?», chiesi innocentemente.
«Camus!». Pensai che mi tirasse un vaso. «Camus!» mi ripetè, stupito. «È una nullità… un morali sta… sempre a dire agli altri cos’è giusto e cos’è sbagliato…cosa dovrebbero fare e cosa non dovrebbero fare… sposatevi, non sposatevi… questo spetta alla chiesa… è una nullità!».

Céline quindi propose il romanziere inglese Lawrence Durrell. «Un intero libro su come bacia una ragazza, i diversi modi come può baciare e cosa significano… questo sarebbe scrivere? Questo non è il mio scrivere, è nulla, è uno spreco. I miei libri non sono così, i miei libri sono stile, nient’altro, solo stile. Questa è l’unica cosa per cui scrivere».

STILE INIMITABILE
«Chi sa quanti hanno cercato di copiare il mio stile…ma non possono. Non possono riuscirci per quattrocento pagine di seguito, provateci, non ce la possono fare… questo è tutto quello che ho, solo stile, nient’altro. Non ci sono messaggi nei miei libri, quello spetta alla chiesa!» Sbuffò e fece un gesto noncurante con la mano. «No, i mei libri saranno presto dimenticati, non significano niente, non cambiano nulla, non serve ma nulla…».

«Sono stato di tutto, un cowboy in America, contrabbandiere a Londra, uno squalo, proprio di tutto. Ho lavorato da quando avevo undici anni. So di cosa si tratta… conosco la lingua francese. Posso scrivere, e basta». «Ascoltate la gente parlare in strada… non ha nulla a che fare con i libri… è sempre: “Allora gli ho detto… e lui mi ha detto e allora gli ho detto” – attori, ecco. Tutti vogliono gli applausi. Il vescovo dice: “Ieri ho parlato a duemila persone, domani parlerò davanti a tremila” Questa è la religione! Guardate il papa -quando la gente vede il papa, lo vorrebbero mangiare! È così grasso – mangia troppo, beve troppo…attori, ecco cosa sono tutti!».

«Alla gente interessano le assicurazioni e il divertimento – tutto qui. Sesso! Ecco dov’è la lotta… ognuno vuole mangiare l’altro… Ecco perché hanno paura del Negro. È forte! È pieno di energia! Prevarrà. Ecco perché ne hanno paura… è il suo momento, ce ne sono troppi… mostra i suoi muscoli… l’uomo bianco ha paura… è molle. È stato in cima per troppo tempo… la puzza ha raggiunto il tetto, e il Negro, la sente, la odora, e sta in attesa della vittoria… non ci vorrà ancora molto».

«È il tempo del colore giallo… il nero e il bianco si mischieranno e il giallo dominerà, ecco. È un dato di fatto biologico, quando bianco e nero si mischiano, il giallo ne esce più forte, questa è l’unica cosa… tra duecento anni qualcuno guarderà la statua di un uomo bianco e chiederà se una cosa così strana fosse esistita realmente…e qualcuno risponderà: “Ma no, deve essere stata ridipinta”».

«Questa è la risposta! L’uomo bianco appartiene al passato… è già finito, estinto! È il turno per qualcosa di nuovo. Qua tutti parlano, ma non sanno nulla… lasciateli andare laggiù, e vedrete che le chiacchiere sono tutt’altra musica là, sono stato in Africa, so com’è, so che è molto forte, sanno dove stanno andando a finire… l’uomo bianco ha seppellito la sua testa troppo a lungo nell’utero… ha lasciato che la chiesa lo corrompesse, tutti si son fatti tirar dentro…non ti è permesso di dire questo… il papa ti guarda, stai attento… non dire nulla! Il cielo lo proibisce… NO! È un peccato… sarai crocifisso… stai a cuccia… sta buono… non abbaiare… non mordere… ecco la tua pappa… zitto!».

«Non c’è niente dentro di loro… sono come dei tori, sbandiera qualcosa per distrarli; tette, patriottismo, la chiesa, qualunque cosa, in effetti, e salteranno. Non ci vuole molto, è facilissimo… vogliono sempre essere distratti… niente importa… la vita è molto facile».

LIBRI PER LE DONNE
Per quello che sembrò un lungo periodo, Céline non disse nulla. Infine, dissi di non aver mai conosciuto una donna che non fosse disgustata dai suoi libri, che non riuscivano mai a finirli. «Certo, certo, che si aspettava… i miei libri non sono per le donne… hanno i loro trucchi, loro… il letto… soldi…. I loro giochetti… i miei libri non sono i loro trucchi… lo sanno da loro, come cavarsela…»

«No, non vedo più nessuno… sì, mia figlia è viva, sta a Parigi, non la vedo mai. Ha cinque figli. Non li ho mai visti». Nuovamente un lungo silenzio. E poi: «… Non c’è dubbio – Io sono un perseguitato… un lebbroso». Silenzio. «Apri la porta, e entra un nemico… » Silenzio. «Devo lasciarvi, ora… devo scrivere». Mi mise alla porta.



lunedì 26 aprile 2010

Louis-Ferdinand Céline e Satisfiction




Sorpresa: grazie a Gian Paolo Serino, nel prossimo numero di Satisfiction, tra gli altri inediti, c'è la "nostra" intervista di Céline a Robert Stromberg; vista la grande tiratura e diffusione della rivista, una grande occasione per far parlare di Céline!


Ovviamente il nostro contributo è stato gratuito, dovrebbe esserci però un rimando al nostro blog!

Buona settimana a tutti,

Andrea



_________________________


Ecco come sarà la 'nuova' Satisfiction targata Vasco Rossi



ANTEPRIMA/ Su Affaritaliani.it tutti i particolari sull'ottavo numero (il primo che ha come editore "spericolato" Vasco Rossi) della rivista letteraria freepress "Satisfiction. Soddisfatti o rimborsati" (trimestrale fondato da Gian Paolo Serino), in uscita il 6 maggio. Tanti gli inediti: da Stephen King a Dan Fante, passando per Louis-Ferdinand Celine e Hunther Thompson...
Lunedí 26.04.2010 13:03



Da giovedì 6 maggio arriva nelle librerie il numero 8 di SATISFICTION, “Soddisfatti o rimborsati”. La prima rivista gratuita, ma mai scontata, che rimborsa i libri consigliati e propone inediti di grandi autori classici e contemporanei. Da questo numero Satisfiction, trimestrale edito da Mattioli 1885, trova in Vasco Rossi “un editore spericolato, soddisfatto e rimborsato”. La rockstar, già lettore e collaboratore di Satisfiction, ha deciso di investire in prima persona nel progetto Satisfiction.

COSI' VASCO ROSSI: “La vera libera informazione si trova nei libri. Sono soddisfatto per aver investito in un mezzo di diffusione letteraria e culturale come antidoto a questa valanga di cronaca sensazionalistica e informazione drogata. Rimborsato dal fatto che qualcuno avrà così la possibilità di essere informato su pensieri e opere di Autori, che non si sentono al telegiornale, che non parlano in politichese o politicamente. Autori che rappresentano la coscienza umana e raccontano quello che vedono, quello che sentono e quello che pensano, senza strumentalizzazioni”

Da giovedì 6 maggio potete trovare Satisfiction gratuitamente nelle librerie Feltrinelli e Fnac, nelle Librerie Coop, Arion e Mondadori oltre che nelle maggiori librerie indipendenti.




L’elenco completo, città per città, su http://www.satisfiction.it/distribuzione.php

In questo numero di SATISFICTION, tra gli altri, inediti di:

STEPHEN KING
HENRY ROTH
TOBIAS WOLFF
LOUIS-FERDINAND CELINE
CLARO
HUNTHER THOMPSON
DAN FANTE
PAUL BOWLES
ANTONIO MARRAS

Recensioni "soddisfatti e rimborsati" firmate dai critici letterari e scrittori:
Linnio Accorroni (Stilos), Daniela Amenta (L’Unità), Antonio Armano (Il Giornale), Cristiano Armati, Paolo Bianchi (Libero), Franco Capacchione (Rolling Stone), Ottavio Cappellani (Libero), Anna Claudia Furgeri Caramaschi (Wuz), Alberto Casadei (L’Indice dei libri), Stefano Ciavatta (Il Riformista), Luca Crovi (Radio2 Rai), Mario De Santis (Radio Deejay), Riccardo Di Gennaro (L’Unità), Stefano Feltri (Il Fatto), Marco Ferrante (Il Riformista), Paolo Ferrari (La Stampa), Florinda Fiamma (Rolling Stone), Stefano Gallerani (Alias- Il Manifesto), Paolo Giordano (Il Giornale), Francesco Longo (Il Riformista), Tiziana Lo Porto (D la Repubblica), Giancarlo Mancini (Radio3 Rai), Luigi Mascheroni (Il Giornale), Gianluca Mercadante (Pulp Libri), Raul Montanari, Matteo Nucci (il Venerdì - la Repubblica), Seba Pezzani (Il Giornale), Tommaso Pincio (Il Manifesto), Andrea Scanzi (La Stampa), Marika Surace (Grazia), Chiara Todeschini (Kult), Stefania Vitulli (Il Giornale), Alessandro Zaccuri (Avvenire)

In questo numero (i prossimi a settembre e dicembre 2010) :

Stephen King si confronta con Raymond Carver: non solo lo scrittore ma anche l’uomo e l’artista dalle mille contraddizioni. Capace di comporre tra i più grandi “racconti” del ‘900 non solo americano per poi perdersi in una biografia a dir poco “spericolata” contro quelle che Stephen King chiama “le crudeltà del mondo editoriale”

Henry Roth, il grandissimo scrittore americano, autore di un capolavoro come “Chiamalo sonno”, in un brano (prima parte di un lungo frammento che verrà proposto a puntate su Satisfiction) tratto dai suoi manoscritti inediti.
In “Merci da trasporto” affronta una crisi simile a quella di molti altri scrittori suoi contemporanei (da John Steinbeck a Nathaniel West): il richiamo di Hollywood. Ma Roth era la persona meno adatta per lavorare in un mondo come quello cinematografico. Il suo sogno di ricchezza si trasformò in un vero e proprio fallimento e fu costretto a tornare a New York in autostop, chiedendo passaggi, senza un soldo.
Visse la crisi degli anni Trenta, lo smarrimento di identità dopo la guerra, i problemi creati dalla questione sionista e la paura del maccartismo. La sua biografia, congiunta con la sua opera, è il riassunto della storia degli intellettuali ebrei negli Stati Uniti. Philip Roth, che ha letto parte di questi scritti inediti, si è ispirato a Henry Roth (e a Bernard Malamud) per creare il personaggio di Litvinoff, “lo scrittore fantasma”.

Tobias Wolff, considerato uno dei maestri del “racconto breve” non solo americano, ci racconta il suo punto di vista sulle “scuole di scrittura creativa”. “Alcune sono davvero orge di auto-affermazione, altre sono stupidamente viziose e distruttive. Ma, in fin dei conti, è difficile affermare che facciano troppo danno”. Anche perché Wolff sottolinea come uno dei vezzi intellettuali contemporanei sia di considerare la scrittura come un lavoro per uomini e donne solitari: Wolff ci fa vedere che cosa si guadagna a lavorare in un gruppo, in mezzo a persone che hanno la stessa preoccupazione: lo scrivere.

Louis-Ferdinand Céline: “Non c’è niente dentro di loro… sono come dei tori, sbandiera qualcosa per distrarli; tette, patriottismo, la chiesa, qualunque cosa, in effetti, e salteranno. Non ci vuole molto, è facilissimo… vogliono sempre essere distratti… niente importa… la vita è molto facile”. “L’uomo bianco appartiene al passato”: in questo testo un Céline ormai prossimo alla morte, dalla figura curva e però ancora imponente, e dal volto ossuto ma dallo sguardo cupo e intenso; un vero crippled giant che si presenta senza difese: non un gigionesco intrattenitore, sempre più felice di suscitare il ribrezzo con il suo cinismo studiato e le sue pose da dandy della banlieue, ma una persona profondamente segnata dalla vita e sgomentata dalla stupidità e dalla futilità dell’uomo moderno. Un Céline che non si rassegna alla pura contemplazione di tanto sfacelo.

Dan Fante: “John Fante e i Dieci di Hollywood” è un racconto inedito in cui lo scrittore americano ricorda il padre John ed in particolare il rapporto, un tempo conflittuale, tra i veri artisti della scrittura e l’allora nascente industria cinematografica di Hollywood. Proprio Dan Fante sarà in Italia a Giugno per leggere alcuni suoi inediti, la nuova edizione di “Angeli a pezzi” e il nuovo romanzo “Buttarsi” (edito, come i precedenti, da Marcos y Marcos)

Paul Bowles: l’autore di “Senza mai fermarsi” e “Il te nel deserto”, in questo racconto biografico “17, Quai Voltaire” rievoca i mesi tra il 1931 e il 1932 in cui il giovanissimo compositore americano (Bowles intraprese la carriera letteraria in un secondo momento) visse a Parigi. Gli anni ai quali si fa riferimento furono incredibilmente intensi e proficui per i rappresentanti di quella comunità artistico-culturale americana trapiantata a Parigi e in genere in Europa: si pensi ad esempio a Henry Miller, Gertrude Stein, Ezra Pound, questi ultimi due protagonisti proprio del racconto “17, Quai Voltaire”: l’indirizzo di casa dove Paul Bowles ha vissuto quegli anni così importanti per la propria formazione artistica.

Claro: Ricordi alternati dalla corrente assediata. Tre uomini vanno avanti e indietro nel tempo con una sola unica ossessione: la scarica elettrica che fulmina e attraversa la carne fino a bruciarla, fino a un dolore che è insieme piacere, indecente, scandaloso macabro. Un uomo si accoppia con un generatore elettrico in un amplesso mortale, un altro si masturba sulla sedia elettrica alla sua chiusura, vagheggiando sesso ad alto voltaggio con una “putain magnetique” – una come Szuszu, “la ragazza elettrica”, che ossessionava i sogni e i desideri del suo antico antenato – il maestro dell’illusione Harry Houdini. Come corrente alternata tre storie fluiscono fino al corto circuito, dal laboratorio dell’inventore dell’elettricità Thomas Edison, al circo dei freak dove Houdini si esibiva chiuso in gabbia e stretto nella camicia di forza, portando il suo corpo ai limiti dell’umano, fino allo scantinato di Howard Hordinary, boia addetto alla sedia elettrica, mandato in pensione dall’avvento dell’iniezione letale dallo stato della Pensylvania nel 1999. La carne elettrica: l’opera più ambiziosa e devastante di Claro, riconosciuto tra i maggiori esponenti della nuova narrativa francese, finalmente in Italia pubblicata da Nutrimenti (ottobre 2010) e che Satisfiction propone in assoluta anteprima.

Hunther S. Thompson: Muhammad Ali. Da “Paure, deliri e la grande pesca allo squalo”, raccolta di scritti giornalistici che sarà pubblicata in Italia a fine Giugno per Baldini Castoldi Dalai, pubblichiamo in anteprima ed esclusiva l’inedito ritratto che Hunther Thompson, inventore del “Gonzo Journalism” e autore tra gli altri di “Paura e disgusto a Las Vegas”, ci regala del suo vecchio amico Muhammad Ali.

Antonio Marras: Il geniale stilista inaugura la rubrica “Satisfashion”. In ogni numero i protagonisti della moda internazionale diventeranno critici letterari consigliandoci, a loro modo, le proprie letture. Inizia proprio Antonio Marras in un consiglio che si tra forma nel racconto “Il Rabdomante di memorie”




Satisfiction:

Ideata e diretta da: Gian Paolo Serino
Progetto: Associazione Satisfiction
Art director: Lorenzo Butti
Direttore editoriale: Gian Carlo Soresina
Vicedirettore: Stefano Ciavatta

Redazione:

Antonio Armano, Francesco Borgonovo, Anna Claudia Furgeri Caramaschi, Leonardo Luccone, Nicola Manuppelli, Daniele Piccini, Davide Sapienza, Chiara Todeschini

Editore: Mattioli 1885 SPA
Editore spericolato soddisfatto “e “ rimborsato: Vasco Rossi




Si ringraziano tutti i critici e gli scrittori che hanno partecipato a Satisfiction: senza il loro entusiasmo e la loro passione Satisfiction non potrebbe esistere.

Si ringraziano: Tania Sachs e Floriano Fini; Paolo Soraci e Alessandra Cozzolino; Paolo Cioni e Massimiliano Franzoni.

Tutti i numeri precedenti di Satisfiction li potete trovare su www.satisfiction.it

Sul sito è possibile abbonarsi e ricevere direttamente a casa la rivista, oltre che sostenere attivamente l’Associazione Culturale Satisfiction. Il blog di Satisfiction è http://satisfiction.menstyle.it

Satisfiction è su Facebook (5 mila iscritti alla pagina gruppo, 4 mila iscritti in 2 settimane alla nuova pagina “Fan”) e su MYSPACE. Satisfiction è anche su www.vascorossi.net , sito ufficiale di Vasco Rossi. Su Vasco Rossi Facebook (1 milione di iscritti) potete trovare notizie e news su Satisfiction


giovedì 22 aprile 2010