lunedì 3 maggio 2010

Ristampato Polemiche, interviste a Louis-Ferdinand Céline; con una nuova introduzione di Ernesto Ferrero



Ristampato Polemiche, interviste a Louis-Ferdinand Céline; con una nuova introduzione di Ernesto Ferrero

INTRODUZIONE di Ernesto Ferrero

Diceva di trovarsi bene solo nelle disgrazie: "mi diverto solo in un grottesco ai confini della morte... l'emozione è tutto nella vita!". Non si può dire che L.F. Destouches, il medico dei poveri che per pubblicare un romanzo aveva scelto il nome di una nonna molto amata e grande affabulatrice, Céline, non avesse una lucida coscienza di sé. Le grane se le andava a cercare. Nato nel 1894, già commesso di negozio e galoppino, a diciott'anni, nel 1912, si arruola volontario per tre anni nei corazzieri di Rambouillet(la notte dell'arrivo in caserma èmirabilmente descritta in Casse Pipe). Quando scoppia la guerra, parte per il fronte delle Fiandre, fa l'esperienza dell'orrore insensato della guerra, ma si offre per una rischiosa missione di collegamento. Ferito ad un braccio resta invalido al 75%(un'invalidità che li tornerà utile più tardi), ma guadagna varie onorificenze al valor militare, e la copertina di un settimanel illustrato, che glorifica l'eroismo del giovane corazziere. Disadattato come molti reduci di guerra, tenta la fortuna in Camerun, dove va a fare il sorvegliante di una piantagione di cacao ma dopo pochi mesi deve tornare in patria perché ha contratto varie malattie tropicali che lo perseguiteranno tutta la vita ("c'era niente da mangiare, solo un po' di manioca. Nel buco dove stavo io, la terra è impossibile coltivarla")
Si iscrive a medicina, conosce e sposa la figlia di un potente clinico di
Rennes, si laurea brillantemente con una tesi sul medico ebreo tedesco Philippe lgnace
Semmelweis, scopritore della febbre puerperale, ma una confortevole e prevedibile carriera
all’ombra del suocero non fa per lui. Nel 1924 riesce a farsi assumere come tecnical officer dalle Societa delle Nazioni, si trasferisce a Ginevra, divorzia, viaggia intensamente in Europa, in America e Africa, ma finisce per litigare con il suo superiore in grado e torna a Parigi per
aprire un gabinetto di consultazioni in periferia, a Clichy, dove ogni giorno si ritrova alle
prese con le sofferenze di una clientela popolare, poco sopra o poco sotto la soglia di povertà...
Il gesto céliniano per eccellenza è la partenza, l’eterna insoddisfazione, l’abbandonare
situazioniconsolidate per mettersi in gioco, per sfidare il destino, per cercare nel fondo della
notte le ragioni di conoscenza e di sofferenza Vuole sempre essere in un altrove che pre
sto finisce per deluderlo. Autore di un libro scandaloso di gran successo, quel Viaggio al termine della notte che nel 1932 esplode come un bengala nel panorama sonnacchioso delle
lettere francesi, a partire dal 1937 scrive tre volumi deliranti, che sarebbe riduttivo chiamare pamphlets, come comunemente si fa, perché si sottraggono a ogni etichetta riduttiva e fanno
parte integrante dell’opera celiniana, la quale va presa in blocco. Il piu celebre di questi libri,
la cui pubblicazione è a tutt’oggi proibita da Lucette Destouches, resta il primo, Bagatelle
per un massacro, che procura all'autore una solida fama di antisemita.
L'antisemitismo era largamente diffuso in Francia sin dai tempi di Voltaire, e nessuno sembrava scandalizzarsene. Ne scrivevano impunemente, tra gli altri, Marcel jouhandeau (in
quegli stessi anni), Paul Valery, Georges Bernanos, Paul Claudel, Andre Gide. Si puo forse
azzardare una data, per il momento in cui l’antisemitismo di Celine, metafora impropria della
sua allucinazione antiborghese, diventa virulento, ed è il 1936, anno di malesseri e profonde
insoddisfazioni per le accoglienze, inferiori alle attese, al suo secondo romanzo, Morte a credito.È allora che letture mal digerite (un libro inglese del 1924 di tal N. Webster su una centrale internazionale ebraica in cui si progetta la sovversione delle istituzioni occidentali) infiammano una sorta di ossessione paranoica, a metà tra delirio e lucidità profetica che gli fa fiutare come imminente l’apocalisse di un nuovo conflitto mondiale. Resta difficile etichettare i tre libri, altrettanti “ monologhi esteriori “ al confine tra generi diversi, in cui una sorta di cosmico risentimento contro tutto e contro tutti si mescola al piacere di un’affabulazione risentita che sembra sfuggita ad ogni controllo.
Quando gli Alleati sbarcano in Normandia, Celine si sente ascrivere da Radio Londra nel-
l’elenco dei nemici della patria, che a guerra finita sono destinati a pagare il fio delle loro
scelleratezze. Nel giugno 1944 fugge in Germania, e dopo varie peregrinazioni tra Berlino
e Baden—Baden approda a Sigmaringen, dove si sono rifugiati i francesi collaborazionisti, che peraltro lui detesta, come detesta i tedeschi, i “ fritzi “. Poiché prima della guerra aveva sistemato i suoi risparmi in Danimarca, è la che vuole arrivare. Sotto un diluvio di bombe, cambiando decine di treni, attraversa la Germania in fiamme e nel marzo 1945 approda a Copenaghen con la moglie Lucette, la danzatrice d’origini andaluse che aveva sposato in seconde nozze nel 1943, e il gatto Bébert, con intelligenza più che umana
Lì lo raggiunge una richiesta di estradizione dei governo francese
che lo vuole processare per alto tradimento. Céline paventa una condanna a morte, e con
le forze che gli restano si batte animosamente per non farsi consegnare. Il suo stesso editore,
Robert Denoei, il 2 dicembre 1945 viene assassinato per strada da ignoti kiher.
Il governo danese traccheggia. Non consegna il fuggiasco, ma gli infligge quattordici me-
si di carcere duro. Quando Io libera sulla parola perché in precarie condizioni di salute, gli
consente una misera sopravvivenza, prima nel sottotetto di una casa di Copenaghen, poi in
una capanna sul Baltico, senz’acqua corrente e luce elettrica. Per sua fortuna, è soccorso
generosamente dal suo avvocato, Thorvaid Mikkelsen, gia militante nella Resistenza dane-
se, e ora impietosito o affascinato dal singolare cliente.
In Francia è diventato un proscritto, un caso mbarazzante, una belva in gabbia, un dottor
Jekyll che ha gettato la maschera ed è diventato n tutto e per tutto Mr. Hyde. E tuttavia continua a restare uno di quei personaggi controversi che non é possibile ignorare. Se un gior-
nalista lo va a trovare, può esser sicuro di cavare dalla visita un articolo capace di incurio
sire i lettori. Celine é un polemista nato, un anarchico, un provocatore, un maestro dell’in-
vettiva. Parla come scrive. Nelle sue interviste sembra di sentir risuonare la sua voce arrochi-
ta, resa più aggressiva dalle sofferenze subite e dall’ansia di rivalsa. Specialmente adesso che si sente perseguitato, abbandonato da tutti, e può recitare la parte del martire: “ Io me ne frego cosmicamente di essere imparziale o scrupoloso. Io sono in guerra contro tutti. Come tutti furono solidali nell’annientarmi. Io li voglio scannare nelle loro stesse meschinità. Le Bagatelle sono state scritte sotto il segno della più grande incavolatura. Non sono fatte per piacere a nessuno ». Per lui Aragon è “ una scimmia bizzosa, un piscio freddo “; e Malraux “un tipaccio, con un piccolo talento giornalistico parecchio pasticciato “. Condannato a un anno di reclusione dal Tribunale di Parigi, gode di un’amnistia a favore degli ex combattenti invalidi di guerra. Il 10 lugli0 1951 può tornare in Francia. È questo il contesto in cui bisogna inscrivere le Polemiche. Siamo grosso modo nel decenniova di trovarsi bene solo nelle disgrazie: "mi diverto solo in un grottesco ai confini della morte... l'emozione è tutto nella vita!". Non si può dire che L.F. Destouches, il medico dei poveri che per pubblicare un romanzo aveva scelto il nome di una nonna molto amata e grande affabulatrice, Céline, non avesse una lucida coscienza di sé. Le grane se le andava a cercare. Nato nel 1894, già commesso di negozio e galoppino, a diciott'anni, nel 1912, si arruola volontario per tre anni nei corazzieri di Rambouillet(la notte dell'arrivo in caserma èmirabilmente descritta in Casse Pipe). Quando scoppia la guerra, parte per il fronte delle Fiandre, fa l'esperienza dell'orrore insensato della guerra, ma si offre per una rischiosa missione di collegamento. Ferito ad un braccio resta invalido al 75%(un'invalidità che li tornerà utile più tardi), ma guadagna varie onorificenze al valor militare, e la copertina di un settimanel illustrato, che glorifica l'eroismo del giovane corazziere. Disadattato come molti reduci di guerra, tenta la fortuna in Camerun, dove va a fare il sorvegliante di una piantagione di cacao ma dopo pochi mesi deve tornare in patria perché ha contratto varie malattie tropicali che lo perseguiteranno tutta la vita ("c'era niente da mangiare, solo un po' di manioca. Nel buco dove stavo io, la terra è impossibile coltivarla")
Si iscrive a medicina, conosce e sposa la figlia di un potente clinico di
Rennes, si laurea brillantemente con una tesi sul medico ebreo tedesco Philippe lgnace
Semmelweis, scopritore della febbre puerperale, ma una confortevole e prevedibile carriera
all’ombra del suocero non fa per lui. Nel 1924 riesce a farsi assumere come tecnical officer dalle Societa delle Nazioni, si trasferisce a Ginevra, divorzia, viaggia intensamente in Europa, in America e Africa, ma finisce per litigare con il suo superiore in grado e torna a Parigi per
aprire un gabinetto di consultazioni in periferia, a Clichy, dove ogni giorno si ritrova alle
prese con le sofferenze di una clientela popolare, poco sopra o poco sotto la soglia di povertà...
Il gesto céliniano per eccellenza è la partenza, l’eterna insoddisfazione, l’abbandonare
situazioniconsolidate per mettersi in gioco, per sfidare il destino, per cercare nel fondo della
notte le ragioni di conoscenza e di sofferenza Vuole sempre essere in un altrove che pre
sto finisce per deluderlo. Autore di un libro scandaloso di gran successo, quel Viaggio al termine della notte che nel 1932 esplode come un bengala nel panorama sonnacchioso delle
lettere francesi, a partire dal 1937 scrive tre volumi deliranti, che sarebbe riduttivo chiamare pamphlets, come comunemente si fa, perché si sottraggono a ogni etichetta riduttiva e fanno
parte integrante dell’opera celiniana, la quale va presa in blocco. Il piu celebre di questi libri,
la cui pubblicazione è a tutt’oggi proibita da Lucette Destouches, resta il primo, Bagatelle
per un massacro, che procura all'autore una solida fama di antisemita.
L'antisemitismo era largamente diffuso in Francia sin dai tempi di Voltaire, e nessuno sembrava scandalizzarsene. Ne scrivevano impunemente, tra gli altri, Marcel jouhandeau (in
quegli stessi anni), Paul Valery, Georges Bernanos, Paul Claudel, Andre Gide. Si puo forse
azzardare una data, per il momento in cui l’antisemitismo di Celine, metafora impropria della
sua allucinazione antiborghese, diventa virulento, ed è il 1936, anno di malesseri e profonde
insoddisfazioni per le accoglienze, inferiori alle attese, al suo secondo romanzo, Morte a credito.È allora che letture mal digerite (un libro inglese del 1924 di tal N. Webster su una centrale internazionale ebraica in cui si progetta la sovversione delle istituzioni occidentali) infiammano una sorta di ossessione paranoica, a metà tra delirio e lucidità profetica che gli fa fiutare come imminente l’apocalisse di un nuovo conflitto mondiale. Resta difficile etichettare i tre libri, altrettanti “ monologhi esteriori “ al confine tra generi diversi, in cui una sorta di cosmico risentimento contro tutto e contro tutti si mescola al piacere di un’affabulazione risentita che sembra sfuggita ad ogni controllo.
Quando gli Alleati sbarcano in Normandia, Celine si sente ascrivere da Radio Londra nel-
l’elenco dei nemici della patria, che a guerra finita sono destinati a pagare il fio delle loro
scelleratezze. Nel giugno 1944 fugge in Germania, e dopo varie peregrinazioni tra Berlino
e Baden—Baden approda a Sigmaringen, dove si sono rifugiati i francesi collaborazionisti, che peraltro lui detesta, come detesta i tedeschi, i “ fritzi “. Poiché prima della guerra aveva sistemato i suoi risparmi in Danimarca, è la che vuole arrivare. Sotto un diluvio di bombe, cambiando decine di treni, attraversa la Germania in fiamme e nel marzo 1945 approda a Copenaghen con la moglie Lucette, la danzatrice d’origini andaluse che aveva sposato in seconde nozze nel 1943, e il gatto Bébert, con intelligenza più che umana
Lì lo raggiunge una richiesta di estradizione dei governo francese
che lo vuole processare per alto tradimento. Céline paventa una condanna a morte, e con
le forze che gli restano si batte animosamente per non farsi consegnare. Il suo stesso editore,
Robert Denoei, il 2 dicembre 1945 viene assassinato per strada da ignoti kiher.
Il governo danese traccheggia. Non consegna il fuggiasco, ma gli infligge quattordici me-
si di carcere duro. Quando Io libera sulla parola perché in precarie condizioni di salute, gli
consente una misera sopravvivenza, prima nel sottotetto di una casa di Copenaghen, poi in
una capanna sul Baltico, senz’acqua corrente e luce elettrica. Per sua fortuna, è soccorso
generosamente dal suo avvocato, Thorvaid Mikkelsen, gia militante nella Resistenza dane-
se, e ora impietosito o affascinato dal singolare cliente.
In Francia è diventato un proscritto, un caso mbarazzante, una belva in gabbia, un dottor
Jekyll che ha gettato la maschera ed è diventato n tutto e per tutto Mr. Hyde. E tuttavia continua a restare uno di quei personaggi controversi che non é possibile ignorare. Se un gior-
nalista lo va a trovare, può esser sicuro di cavare dalla visita un articolo capace di incurio
sire i lettori. Celine é un polemista nato, un anarchico, un provocatore, un maestro dell’in-
vettiva. Parla come scrive. Nelle sue interviste sembra di sentir risuonare la sua voce arrochi-
ta, resa più aggressiva dalle sofferenze subite e dall’ansia di rivalsa. Specialmente adesso che si sente perseguitato, abbandonato da tutti, e può recitare la parte del martire: “ Io me ne frego cosmicamente di essere imparziale o scrupoloso. Io sono in guerra contro tutti. Come tutti furono solidali nell’annientarmi. Io li voglio scannare nelle loro stesse meschinità. Le Bagatelle sono state scritte sotto il segno della più grande incavolatura. Non sono fatte per piacere a nessuno ». Per lui Aragon è “ una scimmia bizzosa, un piscio freddo “; e Malraux “un tipaccio, con un piccolo talento giornalistico parecchio pasticciato “. Condannato a un anno di reclusione dal Tribunale di Parigi, gode di un’amnistia a favore degli ex combattenti invalidi di guerra. Il 10 lugli0 1951 può tornare in Francia. È questo il contesto in cui bisogna inscrivere le Polemiche. Siamo grosso modo nel decenno che va dall’esilio danese al ritorno in patria, e a un nuovo autoisolamento in una cittadina della banlieue parigina, Meudon. Lì il dottore vive barbonizzato in una villetta cadente, avvolto in sciarpe e stracci, barba lunga, occhi febbricitanti , confortato da numerosi animali, cani, gatti e pappagalli, e naturalmente dall’angelica,eroica, generosa Lucette, la sua Beatrice, che continua a dare lezioni di danza per vivere. Ma intanto cominciano a levarsi voci in sua difesa. sono scrittori, estimatori vecchi e nuovi, come Pierre Monnier, ex pazienti riconoscenti, gente dello spettacolo come Arletty. Henry Miller, che lo venera come un maestro, scrive a Maurice Nadeau che sarebbe una vergogna per la Francia fare di Celine un capro espiatorio. “ Se es-
sere anarchico è un crimine, fucilatelo “ dice perentorio Jean Paulhan, potente patron della NRF. Tra i suoi difensori più convinti ci sono anche Marcel Aymé, Gaetan Picon, Roger Ni-
mier, Pierre Mac Orlan.
Dopo due prove passate sostanzialmente sotto silenzio, Féerie pour une autre fois
(1952) e Normance (1954), il vero ritorno sulle scene si compie solo nel 1957 con D'un chateau l'autre, primo capitolo della cosiddetm “Trilogia tedesca” annunciato da una lunga (e intelligente) intervista di Madeleine Chapsal su L’Express, che farà epoca.
Le prime interviste di Polemiche risalgono al periodo in cui Celine è ancora confinato in
Danimarca (“ vengono a vedere la belva “ sogghigna lui); le ultime, tra cui la trascrizione
dell’intervista radiofonica di Francine Bloch (poi finita su disco) sono posteriori al 1957,l’anno della svolra. La riabilitazione definitiva non è lontana. Gaston Gallirnard decide di ac—
coglierlo nella Pleiade, ma Celine non potrà godere della consacrazione-risarcimento per-
Ché il volume uscirà un anno dopo la sua morte improvvisa, il 1° luglio 1961, subito dopo aver terminato la stesura di Rigodon. Prima e dopo la guerra, comunque, Celine non s’era certo tirato indietro, quando c’era da dire la sua, confutare i suoi critici, rispondere
alle provocazioni. Le interviste occupano ben tre libri. Olrre a queste Polemiche, due grossi
numeri dei Cahiers Céline: Céline e l'attualità letteraria, 1932-195 7, tradotto da SE per le cu-
re di Giancarlo Ponriggia, e Celine et l'actualité littéraire, 1957-1961, non ancora tradotto. Ma
a Celine le interviste, le lettere e gli interventi sui giornali non bastavano ancora. Le sue po-
lemiche debordano anche nei testi narrativi. Anche in D'un chateau l'autre, l’azione stenta
a mettersi in moto perché deve sfogare risentimenti vecchi e nuovi.
A saperlo prendere (non é da tutti: si veda in questo libro la pochezza di Francois Nadaud,
che fa domande banali, e si sente in dovere di esprimere un imbarazzo e una riprovazione
tutti di maniera), Céline è l’intervistato ideale.

Grazie a Guignol e Harm Wulf per la segnalazione, e a Davide Ruffini per la trascrizione!

12 commenti:

Meridiano ha detto...

e ho letto di Pier Vittorio Tondelli (che non amo come scrittore ma che apprezzo come conoscitore della letteratura) che la letteratura di potenza, la migliore in assoluto, ha in Céline il suo massimo esponente, più o meno questo è il concetto.

Davide Ruffini ha detto...

@Guignol: come vedi ho mantenuto la promessa che ti feci. ecco ferrero nella nuova edizione Guanda.

@tutti: ho fatto un giro di telefonate stamattina sulla trilogia economica. le feltrinelli di roma e milano ne hanno ordinate molte copie, però ancora non ricevono nulla. una ragazza molto gentile mi ha detto che secondo
lei potrebbe essere slittata l'uscita di qualche settimana. il mio libraio invece mi ha detto se ne parla addirittura per il 30 giugno... speriamo di no... e pensare al povero ferdinand che si lamentava delle vendite di Morte a credito... se sapesse che noi qui in italia imploriamo le macchine stampanti einaudi di correre più veloci!
saluti a tutti

stefanofiorucci ha detto...

Traduciamolo noi Celine et l'actualité littéraire, 1957-1961 :D

stefanofiorucci ha detto...

http://www.ilgiornale.it/cultura/celine_invettive_dannato_viale_tramonto/01-05-2010/articolo-id=442103-page=0-comments=1

Articolo di Veneziani.

guignol ha detto...

ooooh yes! Davide...me la devo leggere con calma perchè è bella lunghetta! merci beaucoup..

Meridiano ha detto...

però sto titolo non mi piace. Céline non può imboccare il viale del tramonto. E' una contraddizione in termini

guignol ha detto...

in effetti il titolo fa un po' schifo, diciamocela tutta...

Davide Ruffini ha detto...

a voi non piace il titolo... questo ci prende a parole tutti noi céliniani, i puntini di sospensione, turpiloquio... poi dice di apprezzarlo!mah! ma non lo ama!
non che me ne freghi poi molto di quello che pensa solo che ho una grande stima dei céliniani veri e convinti, non tanto perché hanno la mia stessa malattia (quindi per assemblamento ospedaliero), ma perché credo che se uno sa apprezzare lo stile vive la vita alla ricerca della poesia, ovunque essa s'annidi, nelle onde, nelle fogne, negli ambulatori,nella notte, nei muscoli di un cavallo in corsa, nelle donne inebrianti.

quindi Veneziani, stai attento a con chi parli... e quel titolo fa veramente schifo!

guignol ha detto...

certo, a Veneziani non piace e poi piace, è poco chiaro...pensa che io adoro proprio i puntini e la prosa intermittente, al contrario di lui, e comunque mentre leggo, immaginando e pensando, il tutto si unisce, si amalgama e non mi risulta frammentato, così come appare ad una prima occhiata la scrittura di LFC...
e poi dire che Céline è imperdonabile per le sue filippiche, che esagerato!?! ma chi sei!?!

Admin ha detto...

Ciao a tutti!

Boh, Veneziani è così, a seconda dell'opportunità decide di dimenticarsi di aver scritto un libro (ad una sua presentazione una decina di anni fa, già sdoganato, lo vidi "rammaricarsi" di aver scritto un libro un pò troppo di destra) o, in questo caso, un autore.

Veneziani scrive:

"Non amo Céline, non sono un suo cultore, i suoi pamphlet irriverenti mi irritano, a cominciare da Bagattelle per un massacro e così la sua prosa intermittente e merdace, con tutti quei punti sospensivi; non ho mai scritto nulla su di lui e sulle sue opere ".

Ma nel 2004 Veneziani ha scritto il libro "I vinti", il quale è recensito in rete così: [..] Sul filo della riflessione, Marcelle Veneziani rivisita la cultura di tutto il secolo appena concluso soffermandosi in particolare su quei protagonisti che si sono sottratti al culto dei vincenti: da Giovanni Paolo II a Junio Valerio Borghese, da Che Guevara a Jan Palach, da scrittori del Sud come Verga e Tornasi di Lam-pedusa a grandi intellettuali europei come Pessoa, Drieu La Rochelle, Brasillach, Celine, Cioran e Jùnger. Alla ricerca della saggezza di chi sa che «non è la verità che arma l'intolleranza ma la pretesa del suo monopolio, la presunzione di esserne i portatori esclusivi».

Quindi o ha scritto su Céline nel 2004 senza averlo letto, o soffre di amnesia... ;-)

Andrea Lombardi

stefanofiorucci ha detto...

Ricordo a un 7 e mezzo su la7 di qualche anno fa Giuliano Ferrara bacchettare Veneziani, reo di non condividere la sua affermazione "L.F. Céline è il più grande scrittore del '900". Cmq Veneziani Céline lo ha letto ma, come scrive, non ne ama la prosa. Però lo rispetta, come è giusto fare con i geni. Ma del resto fate una prova: prestate un libro di Céline a qualcuno, diciamo Morte a Credito, o Rigodon, e vediamo su 10 persone quanto ve lo restituiranno dopo averlo letto (per INTERO), e quanti vi diranno: "fantastico". Dispiace dirlo, ma Céline è un autore "difficile" e non a tutti può e deve piacere.
:)

Anonimo ha detto...

Veneziani è un "mediocrissimo" intellettuale di destra,come il filosofastro di Venezia è un "mediocrissimo" intellettuale della "gauche".
Tutti "pagati e venduti" ai rispettivi Padroni di turno:
Berlusca per l'uno e De Benedetti per l'altro.
Punto e basta.