mercoledì 18 novembre 2015

Il Dottor Destouches in Italia, di Monica Zornetta

Al suo arrivo a Torino, il 28 luglio 1925 per conto della Società delle Nazioni, il dottor Louis Ferdinand Destouches, trentenne parigino di Courbevoie, borsista della Rockefeller Foundation, ha i nervi a pezzi.
Sulle spalle sente il peso della fatica dei molti mesi vissuti in viaggio come medico epidemiologo della sezione igiene della giovane Lega delle Nazioni; viaggi lunghi ed estenuanti tra il Canada, l'America Latina, l'Europa per studiare insieme a un gruppo di colleghi sudamericani le condizioni igienico sanitarie dei contadini, le pratiche contro la tubercolosi, la malaria, il tifo, la lebbra, per visitare laboratori, sanatori, scuole, Università e anche, come è accaduto a Detroit e a Pittsburg, in quegli Stati Uniti che egli ama fin dall'infanzia, l'efficiente organizzazione sanitaria degli stabilimenti Ford e della compagnia Westinghouse.
Vorrebbe riposarsi almeno un po' - e come lui anche la commissione medica che, arrivata con il treno da Lione, stancamente lo accompagna - prima di affrontare i dodici giorni di visite, ricevimenti istituzionali, conferenze, sopralluoghi organizzati tra Torino, Ferrara, Ravenna, e poi la Capitale, l'Agro romano e l'Agro pontino al fine di verificare i metodi   scelti dal governo fascista per combattere la malaria. Ma sa, e anche i colleghi lo sanno, che fermarsi non è possibile.
Ad acuire la sua sofferenza ci sono peraltro i sintomi della dissenteria amebica che da nove anni non gli dà pace: dai tempi del lungo soggiorno in Camerun in cui aveva diretto tra non poche difficoltà una piantagione di cacao su incarico di una compagnia coloniale francese.
In quel caldo martedì 28 luglio, mentre si appresta ad essere ricevuto insieme con gli altri medici dal Prefetto del Regno Alessandro Messea, Destouches non immagina ancora quale clamore susciterà di lì a poco in Francia l'uscita del suo primo romanzo, “Voyage au bout de la nuit” (1932) che sceglierà di pubblicare con uno pseudonimo ripreso dal nome della nonna materna, Celine, né può prevedere ciò che lo travolgerà negli anni a seguire.
Quel che sa per certo è che dal giugno 1924 non vive più nella cittadina bretone di Rennes, dove si era trasferito nel 1918 dopo le seconde nozze con Edith Follet e dove si era laureato nel '24 con una tesi romanzata sulla vita e le opere del medico ungherese Philippe Ignace Semmelweis grazie all'aiuto del suocero Athanase, direttore della Scuola di medicina della città. Ora abita da solo, come uno scapolo piacente, con il suo metro e ottanta se non più di altezza, i suoi occhi chiari e una bruciante passione per le ballerine, alla Pension Mathey in route de Florissant a Ginevra mentre Edith e la loro figlia Colette, di quattro anni, sono malinconicamente rimaste a Rennes, nell'inutile attesa del suo ritorno.
Anche mercoledì 29 luglio è una giornata caldissima a Torino e il giovane dottore e i suoi colleghi vanno in visita alla grande fabbrica del chinino di Stato, un complesso costruito nel 1922 capace di produrre ogni anno 20 mila tonnellate di chinino;poi, una volta terminata l'“ispezione”, eccoli prepararsi a lasciare la città. Probabilmente non è stata del tutto inutile la lettera che Destouches ha scritto il 21 luglio precedente all'amico e collega Pantaleoni (Massimo?) in cui chiedeva di non sovraccaricare con troppi appuntamenti quei due giorni sabaudi. “Mi è sembrato che [i membri dello scambio] avessero veramente bisogno di un po' di riposo, questo oltretutto, nell'interesse degli studi, ordunque voi sapete che vuol dire sbarcare immediatamente da un treno da parte di echangiste – si legge nella lettera autografa fornita dagli archivi ginevrini delle Nazioni Unite –, assolutamente privi di attenzione e immediatamente proiettati nel calore di un ricevimento al quale non risponderebbero che con una stanchezza evidente. Temo questi momenti, da una parte e dall'altra, invece di avvicinarsi, si prendono le distanze, si è diffidenti, e lo scambio comincia nella fatica e finisce nell'ostilità quasi confessata”. Una lettera in cui il futuro scrittore, rallegrandosi quasi per l'imminente fine del lunghissimo viaggio, aveva confidato anche: “Sento i nervi a pezzi e vorrei evitare l'incidente”.
Giovedì 30 luglio la delegazione è a Ferrara, dove visita le opere di bonifica idraulica, il giorno seguente assiste invece alla conferenza del professor Donato Ottolenghi dell'Università di Bologna. L'1 e il 2 agosto sono a Ravenna dove, anche qui, visitano le bonifiche in via di realizzazione ma poi, come scrive lo stesso Destouches, “nonostante le mie opinioni [gli organizzatori] si sono intestarditi a fare delle partenze alle 6 del mattino e delle inutili passeggiate alle nove di sera attraverso monti e valli”. Il 3 li troviamo a Roma dove alle cinque del pomeriggio partecipano ad un ricevimento offerto dalla Direzione generale della Sanità Pubblica nella sala del consiglio superiore di Sanità e dove sono ricevuti dal capo del governo,Benito Mussolini; martedì 4 partono presto per Nettuno dove visitano la scuola di malariologia diretta dal dottor Bartolomeo Gosio; quindi il centro diagnostico della Croce Rossa alle Ferriere; la scuola con servizio antimalarico di Tre Cancelli per finire con una colazione ad Anzio ed una capatina al sanatorio militare. 


Il 5 la comitiva, sempre più esausta, è a Velletri per assistere al corso pratico di profilassi riservato alle maestre delle scuole rurali nelle zone malariche, poi raggiunge Terracina, dove visita le stazioni sanitarie, quindi si spinge nelle zone delle paludi pontine per “ammirare” i lavori di bonifica integrale. Il giorno seguente il gruppetto è ad Ostia, il 7 a Fiumicino e al Lago Traiano e infine l'8, ultimo giorno di missione, viene condotto alla colonia agricola per bambini malarici di Grottaferrata. L'impressione che questo viaggio suscita in Louis-Ferdinand è pessima, e lo scrive, anticipando in un certo modo lo stile che lo renderà celebre, in un altro documento proveniente dagli archivi svizzeri e classificato come Hotel Excelsior Roma: “[Visitiamo] L'Italia nelle peggiori condizioni – la nostra capacità di ammirazione è diminuita da sei mesi di “sightseeing” - caldo sahariano – Nei brevi momenti lucidi vedo cose meravigliose, tante gioie a cui ho scelto di rinunciare, dopo tanti altri, ahimè!, ogni giorno più numerosi”.

Monica Zornetta

Di seguito, documenti provenienti dall'archivio OMS di Ginevra (via Monica Zornetta).




Lettera del Dr. Destouches.




Il programma della visita.