sabato 2 gennaio 2021

Pierluigi Pellini, La guerra al buio - Céline e la tradizione del romanzo bellico


Nella vita e nell’opera di Céline, la Grande Guerra è il trauma originario: occupa le prime pagine di Voyage au bout de la nuit; determina un’antropologia romanzesca disperata, che acquista spessore e complessità nell’implicito dialogo con Stendhal, Hugo, Zola, Proust e Freud.

Il libro esplora, nell’opera di Céline, le risonanze del trauma originario: quello della Grande Guerra. È l’esperienza biografica che segna la vita dell’autore; ed è il tema da cui prende le mosse il suo capolavoro, Voyage au bout de la nuit.
Troppo spesso, però, la critica si limita a sottolineare il carattere autobiografico della prima parte del Voyage, senza studiarne le strategie narrative, senza dar conto delle loro motivazioni ideologiche. In realtà, le ambientazioni notturne, i salti cronologici, i numerosi anacronismi, i riferimenti (espliciti o impliciti) alla grande tradizione del romanzo bellico dell’Ottocento, rispondono a un preciso disegno compositivo.
Il disperato pacifismo di Céline ha radici culturali profonde: per portarle alla luce, è innanzitutto necessario interpretare correttamente Casse-pipe, l’incompiuto romanzo di caserma che, nell’evocazione cifrata di una tragica carica di cavalleria della guerra franco-prussiana del 1870, offre una chiave inedita per accedere all’universo immaginario di uno dei più grandi scrittori del Novecento.