giovedì 3 gennaio 2008

Intervista a Céline, 1959



[...]Intevistatore: Qual è stata la gioia più grande della vostra vita?
Céline: Eh beh, Dio mio, devo dirvi che non ne ho avuta molta. Non ho vissuto molte gioie, non sono un privilegiato. Confesso che sarò felice quando morirò, ecco la verità. Desidero morire nella maniera più indolore possibile, soprattutto che non abbisogni di cure, non ci tengo a soffrire.

I: Credete in Dio?
C: No, non ci credo per nulla, no, no, non ci credo per nulla, no, no, no, no, non credo per nulla in Dio. Sono un positivista. Non chiederei niente di meglio che credere in Dio; sono certamente un mistico. Ma il buon Dio, eh beh! Dio non mi sembra che si interessi molto alle stesse cose che mi interessano [ossia agli uomini, NdT]; questo sicuramente no, no, no. Ma sono un mistico, sì, lo sono di certo.

I: Dite di non avere avuto delle grandi gioie nella vostra vita. Avete avuto delle grandi sofferenze?
C: Ah! Sono stato servito, per un bel po’! Di queste, da quella parte, ne ho avute ed in abbondanza. Me ne sono toccate di tutti i tipi, davvero; di quelle, in verità, ne ho avute molte, molte… Non voglio insistere oltre, ma davvero, le ho viste di tutti i colori!

I: Soffrite quando pensate al fatto che molta gente dice, pensa o fa del male?
C: Ah! No, me ne frega altamente. Non mi interesso alle perso-ne, mi interesso alle cose, capito?

I: Ma credete nell’amore?
C: Se si prende la vita come una cosa molto divertente, eh beh, allora, largo all’amore! E a tutta la sua volgarità. Ma, per esempio, io sono… io non amo ciò che è comune, no, ciò che è volgare. Voglio dire che una prigione è una cosa che si distingue perché la persona ci soffre, no, mentre la dolce vita di Neuilly è una cosa molto volgare, perché la persona là si diverte. È questa la condizione umana.

I: Ma voi, per i vostri libri, sembrate una figura profetica. Quale profeta dell’Apocalisse, pensate veramente che il cielo si oscurerà? Credete che la condizione dell’uomo peggiorerà? Diteci, se volete, come vedete il futuro prossimo.
C: Se gli tutti gli uomini volessero non andare in guerra, è mol-to semplice, dovrebbero dire: “Non ci vado”. Ma hanno il desiderio di morire; è un desiderio, c’è una misantropia nell’uomo. Per esempio, quando vedete gli incidenti appena accaduti, non pensate che siano tutti involontari. C’è dentro di esso, c’è dentro qualcosa di perverso, ci sono persone che vanno davvero contro un albero. Apparentemente un bravuomo non sale nella propria auto dicendo: “Vado a schiantarmi contro un albero”; ma il desiderio c’è, sì, e l’ho notato io stesso a più riprese, soprattutto tra i chirurghi, tra persone distinte. Li ho visti guidare le auto in una maniera sospetta.
Tutti gli uomini della terra non hanno che da andare al governo e dire: “Sapete? Io non voglio andare in guerra”. Eh beh, allora non ci sarà la guerra. Se invece la mantengono, è perché lo amano, questo desiderio generale, questo desiderio di distruzione. Come diceva Montlue, maresciallo di Enrico IV: “Signori, e vostri capitani, che conducete gli uomini alla morte. Perché la guerra è questo…”.

I: Se voi doveste morire adesso, per volere divino, quale sarebbe il vostro ultimo pensiero?
C: Ah beh: Arrivederci e grazie! Ah! Va bene così. Non vi auguro alcun male, ma Dio mio, occupatevi di voi stessi, così, io me ne sono occupato poco. Manco d’egoismo, è assai raro. Il mondo ne è pieno, no?...


E mentre Louis-Ferdinand Céline ritorna alla sua solitudine piena di furore e di visioni, proprio sopra la sua testa, al primo piano, dove lui non è mai salito, per tutto il giorno le allieve di Lucette Almanzor danzano, danzano, danzano… danzano...

(traduzione Andrea Lombardi)

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