mercoledì 29 dicembre 2010

Céline non ci amava, di Karl Epting


Posto un estratto di un ricordo di Céline, inedito in italiano, scritto da Karl Epting: nato nel 1905 nella Costa d’Oro, romanziere e fautore di scambi culturali tra Germania e Francia, Epting lavorò a Parigi dal 1933 al 1944. Direttore dell’Istituto tedesco nella capitale francese dal 1940, dal 1942 al 1944 curò la rivista Deutschland-Frankreich, e diresse la grande libreria Rive Gauche, unica distributrice delle pubblicazioni letterarie tedesche in Francia. Morì nel 1979 a Hänner, nel Baden-Wurttemberg. Cocteau scrisse che Epting fu “ammaliato da Céline”, citando poi questo commento di Ernst Jünger: “Povero dottore! È grave… È come un brav’uomo che si innamora di una ballerina. Non sappiamo dove vi portino queste cose…”, Jean Cocteau, Diario (1942-1945), Milano 1993, pag. 14.

Sempre facenti capolino dietro a Céline, quando iniziava a parlare, le sagome di Bardamu e di Ferdinand - Ferdinand il povero buffone che attraversava tutte le tregende, il nuovo Simplicius Simplizissimus nei cui grandi occhi chiari nei quali si riflettono le moine diaboliche dell’epoca; venuto al mondo in un sobborgo di Parigi deve sopportare tutta la povertà, tutta la bruttezza e la bestialità del suo tempo, che, più tardi, quando sarà il medico dei poveri, i malati arrivano a scaricargli addosso: “Al tempo stesso mi esibivano tra una bruttura e l’altra tutto quel che nascondevano nel ripostiglio dell’anima loro e non lo mostravano a nessuno se non a me. Non si pagheranno mai queste sconcezze abbastanza care. Solo che vi sgusciano tra le dita come viscidi serpenti”[1]. Céline ha dovuto pagare caro nella sua vita ciascuno dei suoi passi. Nei suoi discorsi, disse più di una volta che si sentiva “incatenato alla galea”. Dovette vogare notte e giorno, costretto a questa vita che fu, come quasi nessun’altra, un viaggio attraverso la notte, attraverso le oscurità del nostro mondo, - nel destino interiore come nell’esteriore. - Io non lo dimenticherò mai: ci rincontrammo a Berlino in un cupo ristorante qualunque, ancora risparmiato dalle bombe, e poi Céline se ne andò, leggermente curvo, Bébert sotto braccio, Lily e Vig al suo fianco, attraverso le macerie delle file di case crollate. È questa la mia immagine intima di questo scrittore: Ferdinand in cammino senza riposo, come Ahasvérus[2] nelle rovine del mondo.

[1] Dal Voyage au bout de la nuit.
[2] L’ebreo errante, costretto a camminare sulla terra nei secoli sino alla seconda venuta di Cristo.

Il testo integrale è in appendice della piccola sorpresa céliniana che vi stiamo preparando per l'anno prossimo! ;-)

Andrea

7 commenti:

Meridiano ha detto...

porca miseria: li ha affascinati tutti

Daniz ha detto...

decisamente diabolico!

johnny doe ha detto...

Eh sì,Celine c'est toujours celine...un'altra chicca nel carniere.

Daniz ha detto...
Questo commento è stato eliminato dall'autore.
Daniz ha detto...

raccontino breve breve post befana: apologo céliniano:

Non vedevo un amico da tempo, per Natale gli sparo un libro di Saramago per regalo.
Auguri. Auguri.

Lo risento oggi, mi dice che il libro sì l'ha letto... sì... carino... sai... niente di speciale... 'ormai, Da, ti dico, dopo aver letto Céline ho difficoltà a trovare un bel libro'.
'hai letto céline?' gli chiedo, stupito.
'Ho letto il Viaggio'.
'Cazzo!' gli ho risposto 'avresti dovuto dirmelo, non ti avrei mai regalato un saramago...'.
Cazzi céliniani che succedono.
Ciao ragazzi

guignol ha detto...

@ Daniz
il tuo amico esprime il mio stesso pensiero, sempre più difficile trovare qualcosa che mi piaccia come Louis, ma che si avvicinasse almeno un pochetto!
però ho un vantaggio, in un certo senso, che devo ancora leggere tanti di quegli autori (quelli che tu nomini sempre), per cui ne ho per un bel po'...so già peraltro che non sarà la stessa cosa...uno dovrebbe leggere per ultimo, diciamo, LFC.

io ho prestato ad un'amica Il viaggio, ancora non mi ha detto niente, ma ho poca fiducia, ci vuole qualcosa di particolare per apprezzare pienamente Céline, non so cosa esattamente, ma penso che di solito non sia ben accolto come merita ed è per questo che tendo a non "diffonderlo", mi da fastidio.

dici bene Daniz, sono "cazzi céliniani".
ciaoooo

Daniz ha detto...

@guignol

Secondo me, il problema del Viaggio è che non può essere letto come un libro normale, devi mettere in gioco dell'altro. Vedi, preferisco uno che dopo le prime cento pagine lo scaraventa fuori dalla finestra rispetto a uno che lo legge e alla fine ti dice 'Bello questo libro'. Quando uno sbugiarda la vita tu non puoi dirmi che il libro è bello! significa che l'hai solo letto come un libro