domenica 2 agosto 2009

Le interviste di Louis-Ferdinand Céline su POESIA



Le interviste di Louis-Ferdinand Céline su POESIA


di Gilberto Tura



Come ben sanno i céliniani più attenti, negli ultimi anni son diventate disponibili in video, dopo essere apparse su carta, le ormai celeberrime interviste di Céline, rilasciate negli ultimi anni di vita. Sulla rivista mensile di cultura poetica POESIA, nel numero di gennaio 1989, apparve una raccolta di estratti di interviste e dichiarazioni di Céline, tratte da "CAHIERS CÉLINE 1, Cèline et l'actualité littéraire 1932-1957" e da "CAHIERS CÉLINE 2 , Céline et l'actualité littéraire 1957-1961, entrambi editi da Gallimard nel 1976.
A (ri)leggerle si rimane (ancora) colpiti dalla lucida facoltà di analisi e preveggenza di Céline come quando denuncia il pericolo rappresentato dalla televisione, equiparata alla piaga sociale dell'alcolismo, allora appena nata e infinitamente meno invasiva e mercificata rispetto a quella dei nostri giorni. Oppure quando afferma che la vera ispiratrice è la morte, "Se non mettete la vostra pelle sul tavolo, è pura tiritera", perchè bisogna averla vissuta la vita, fino in fondo e pagato dazio: allora si che l'ispirazione sorregge la penna. In un'altra intervista, che non compare in questa raccolta, affermerà: "L'unica storia che conti, è quella per cui si è pagato". O quando con brutale severità dichiara di salvare del Viaggio al termine della notte meno di dieci pagine! E noi che continuiamo ad emozionarci e commuoverci tutto d'un fiato dalla prima all'ultima pagina. Quale mezza calzetta d'oggi riuscirebbe a controllare il proprio misero ego e potrebbe permettersi una dichiarazione di umiltà così estrema?

A LEZIONE DA CÉLINE

Credo d'aver fatto di tutto, inconsciamente certo, ma di tutto, per non diventare un mandarino della letteratura; l'ho per così dire cercato. E per confessare tutto, se mi son messo contro tanta gente, l'ostilità del mondo intero, non sono affatto sicuro di non averlo fatto volontariamente. Proprio per non essere popolare, per non dovere essere adulato da questo o quello e diventare importante, che è una cosa vergognosa, no? Dunque ho cercato per così dire la modestia, e addirittura la riprovazione generale. Non posso dire di averla cercata in assoluto, ma insomma, si è fatta trovare. Se avessi voluto evitarla, era semplicissimo evitarla, bastava che tacessi. Non ho taciuto nel '37 o nel '38. Se non avessi fatto che tacere, mi avrebbero lasciato tranquillo. Mi sono messo in una storia abbastanza orribile e questo mi è valso un distacco e un'ostilità totale, in cui, oh Dio, sono un mandarino, se volete, dell'obbrobrio, visto che adesso ci sono dei tipi che erano considerati collaboratori che mi rimproverano a tutto spiano e che riprendono le stesse calunnie dei partigiani di De Gaulle o del signor...di un resistente qualsiasi.

Sono una schifezza per tutti, sono il repropbo, il lebbroso della situazione. Mi accusano di aver venduto tutto al nemico, persino i piani della linea Maginot.

Sono isolato, diciamo così. Isolato vuol dire essere più di fronte alla cosa. Mi piace molto l'oggetto. Non lo si apprezza molto ai nostri tempi. Ci si occupa molto più della personalità che dell'oggetto. Si è personalisti allo stesso modo che si è verbalisti. Non è il mio caso. Sono, ecco, un lavoratore della cosa in sé. Non lo si apprezza ai nostri giorni, e probabilmente non lo si apprezzerrà mai, a meno che non venga una rivoluzione antimaterialistica un momento o l'altro, nei secoli dei secoli. Ma per il momento è chiaro che siamo nell'epoca della pubblicità e della meccanica. E così...il robot geniale...l'autore di successo...

Io, essendo poverissimo, ho preso l'abitudine del lavoro, di un lavoro enorme, perché ho preso la licenza liceale venendo dalla scuola pubblica...Ma se fossi nato ricco, avrei fatto come gli altri, me la sarei spassata ben bene! Avrei imparato a comportarmi, avrei imparato per tempo quello che bisogna fare e non dire, le cose bene e le cose male...

Vedo soprattutto della gente che beve, che mangia, che fa tutte le...che si occupa di tutte le funzioni umane, tutta roba abbastanza volgare, e io direi che questa gente è pesante. E il loro intelletto è pesante, ecco quel che mi mi sembra soprattutto. Non ha mai smesso di essere pesante. Ho notato - ho letto tanti di quei versi, specialmente versi del Seicento, versi sedicenti galanti. Ne ho trovati tre o quattro di buoni su delle migliaia. C'è pochissima leggerezza nell'uomo. É pesante. E adesso, poi, è di una pesantezza straordinaria. Da quando...l'automobile, l'alcol, l'ambizione, la politica lo rendono pesante, sempre più pesante. É questo che lo fa così pesante. Forse un giorno vedremo la rivolta dell'intelligenza contro il...contro il porco. Ma non sarà domani. Per il momento si è pesanti. Le mie ultime parole sarebbero, sono: era pesante. Tutto qui. Si, erano cattivi ecc. perché erano pesanti. E allora erano gelosi di una certa leggerezza. Sono gelosi come una donna che porta il busto per quella che non lo porta...con tanto di pizzo...come quello che ha un cavallo da tiro per chi ha un purosangue. Gelosi d'essere pesanti, ecco, tutto qui. Infermi. Pesano, sono infermi, ecco. La pesantezza li rende infermi, e così bisogna diffidare di loro. Sono pronti a tutto. Ah, si pronti a tutto. Sono pronti a uccidere. E per essere ancora più pesanti, bevono. Quando hanno bevuto, sono come dei magli. Spaventoso. Magli senza controllo. Ecco cosa sono, soprattutto. Attivano, incrementano il loro porco invece di renderlo leggero. Ah! non vanno certo dalla parte di Ariel, sono sempre più Calibano, sempre di più...

Si occupano di faccende grossolanamente alimentari o aperitive; bevono, fumano, mangiano in modo tale da uscir fuori della vita - per lavita. Digeriscono. Digerire è un atto molto complicato (ne conosco il meccanismo) che li assorbe totalmente: cervello, corpo...Non sono più niente, non sono più che grasso di maiale. Sedetevi in un caffè, guardate la gente: sin dalla prima occhiata vedrete tutte le specie di distrofie, di volgari invalidità. Sono orribili, fanno pena! Del resto, sono brutti in tutti i paesi (perché ne ho frequentati, io, di paesi: sono stato in missione per la sezione igiene della Società delle Nazioni in tutto il mondo). Li vedo, ecco, tremendamenti assorbiti dalle funzioni bassamente digestive. É l'istinto di conservazione (ce ne sono due di istinti nell'uomo: la conservazione e la riproduzione...). Mangiano dieci volte tanto, bevono dieci volte di più di quanto occorrerebbe: non sono più che degli apparati digestivi. Farete una gran fatica a ritrovare un essere in fondo a quella bouillabaisse alcolica e fumosa...per niente interessante. Si ha a che fare con dei mostri.

La TV è pericolosa per gli uomini. L'alcolismo, la chiacchiera e la politica ne fanno già dei bruti. Era proprio necessario aggiungerci qualcos'altro? Ma bisogna pur ammetterlo. Non si reagisce contro il progresso. Vi verrebbe mai in mente di cercare di risalire le cascate del Niagara a nuoto? No. Nessuno potrà impedire la marcia in avanti della TV. Presto cambierà tutti i modo di ragionare. É uno strumento ideale per la massa. Sostituisce tutto, elimina lo sforzo, assicura una gran tranquillità ai genitori. I bambini si appassionano a questo fenomeno. C'è un dramma oggi: si pensa senza sforzo. Il latino lo si sapeva molto meglio quando non c'erano grammatiche latine. Se semplificate lo sforzo, il cervello lavora meno. É un muscolo il cervello: si inflaccidisce.

Voltaire diceva: "Chi legge senza la matita in mano, dorme". Alla TV è ben peggio.

La TV, tutta quella roba, sono dei mezzi talmente inferiori per abbruttire...Il quotidiano, il mensile, tutto quanto...Talmente massiccio che neanche le teste più solide ce la faranno a resistere...Saranno abbruttiti fin dall'infanzia...E via di peggio in peggio, l'alcol, l'automobile, la televisione, il quotidiano, il settimanale...

Come dice La Rochefoucauld: "Non si sentono nascere, soffrono per morire e aspettano di vivere, ma non vivono mai veramente...Si sentono morire e soffrono la maggior parte del tempo (99%). Aspettano la pensione, aspettano la promozione, aspettano di passare l'esame di maturità, aspettano sempre qualcosa. Aspettano l'essere amato, poi hanno qualche mese di delirio, qualche crisi di coito, e poi tornano nella vita dei tanti obblighi. Trovo che siano terribilmente infelici, più infelici ancora quando si occupano degli altri, pur essendo in sé molto egoisti. Non è piacevole la loro sorte!.

Eccoci con venti secoli di alta civiltà alle spalle eppure nessun regime resisterebbe a due mesi di verità. Voglio dire la società marxista proprio come le nostre società borghesi e fasciste.

Bene, torno al mio grande attacco contro il Verbo. Nelle Scritture, sapete, sta scritto: "Al principio era il Verbo". No! Al principio era l'emozione. Il Verbo è venuto dopo per sostituire l'emozione, come il trotto sostituisce il galoppo, mentre la legge naturale del cavallo è il galoppo, lo si fa andare al trotto. Si è fatto uscire l'uomo dalla poesia emotiva per farlo entrare nella dialettica, cioè nel farfugliamento, non è vero? o nelle idee. Le idee, non c'é niente di più volgare. Le enciclopedie sono piene di idee, ce n'è quaranta volumi, enormi, pieni di idee. Buonissime, per carità. Eccellenti. Che hanno fatto il loro tempo. Ma non è questo il punto. Non sono affar mio le idee, i messaggi. Non sono un uomo da messaggi, non sono un uomo da idee. Sono un uomo da stile. Lo stile, diamine, tutti ci si fermano davanti, nessuno ci arriva. Perchè è un lavoro molto duro.

Mi si parla sempre della questione ebrea...Ma in fondo è un pretesto...Credo che se ne sbattano completamente! Hanno una tale forza...Non vedo perchè dovrebbero preoccuparsi...non gli ho fatto nessun torto, anzi...Ma la questione dello stile, per quello non c'è perdono...non c'è perdono...non c'è perdono..."io, io avrei dovuto... ero io che..." Ma non l'hanno fatto! Di colpo, un odio inestinguibile...É un peccato senza nome, questo...Per me, è l'emozione del linguaggio parlato attraverso lo scritto...Beh, si capisce che gli altri schiamazzino...Ve lo immagginate Mauriac inventare quella roba! "Ta-ta-ta-ta-ta-ta-ta-ta..." Allora le donne "Oh! Ha una dizione, è stupeeendo..." É merda, ecco, nient'altro che merda...Oppure Billy "ooh! com'è bello... Oh! com'è forte!..." Mentre evidentemente é un allenamento sistematico...e meravigliosamente rompicoglioni... Persino la frase-Proust è tremendamente insensibile, non ci succede niente dentro... Ma il linguaggio emotivo, di quello si fa benissimo a meno. Brunetière, che prendeva molto sul serio la critica, diceva: "Tutte le arti, se non c'è una critica vigile, attiva, militante, che se ne occupa, tutte le arti saranno divorate dal ciarlatanismo..." Adesso siamo in pieno ciarlatanismo... Vediamo dei romanzi che non stanno in piedi... Non ha senso! Ciarlatanismo! Pubblicità prima di tutto! E adesso la critica si è messa direttamente con i ciarlatani... E anche con molta applicazione...

C'è della gente che sa comportarsi, che è decorosa insomma... L'uomo a posto è quello che non dice niente... così non dicono niente... Ma lo dicono, quel niente, con una fraseologia! É talmente complicato! Allora si parla di buon senso... A me no, questa roba non interessa... Sono finito, sono vecchio, troppo vecchio... Mi interesso dei miei trucchetti per fare in modo che Gallimard non mi sbatta giù dalla barca, nient'altro... Ho reso infelici tutti quanti, mi son fatto sbatter fuori dappertutto... Ah sì! Avrei fatto meglio a starmene tranquillo! Quel che bisogna fare è andar dietro a chi sbraita.

Sono uno stilista, se si può dire, un maniaco dello stile, vale a dire che mi diverto a fare certe piccole cose. Si chiede tantissimo a un uomo, e lui non può mica granché. La grande illusione del mondo moderno è di chiedere all'uomo che sia ogni volta un Lavoisier o un Pasteur, che butti per aria tutto in un colpo solo. Non ce la fa! Se uno trova qualcosina di nuovo è già tanto, è già bell'e stanco! Gli basta per tutta la vita!.

Si, naturalmente... tutti gli argomenti sono possibili... salvo forse certi che in questo momento sono particolarmente delicati... Se no, tutto è possibile... Il mondo è grossolano, vero? e così non è difficile essere sottili... É questo che è piacevole, capite: il mondo è pesante, è facilissimo essere leggeri in un mondo dove tutto è pesante! Non si ha nessun merito. Sono tutti talmente stupidi! Mangiano, bevono... crepano dal mangiare e dal dire fesserie... Al confronto ci si sente subito intelliggentissimi... É facile, un gioco da bambini...

Oggi si scopre un Balzac alla settimana, e trenta George Sand. Balle! Non c'è nessuno! Il ciarlatanismo si mangerà il romanzo e la letteratura. Non sono io a dirlo; è Brunetière. Aveva ragione. C'è troppa pubblicità. Il Goncourt, è il peggior romanzo dell'anno. Presto si daranno ai romanzi d'appendice. I giovani scrittori sono pederasti e sentenziosi. Sono predicatori del sesso: "Sono un porco", dicono. Il fatto è che il loro stile non è divertente. É peggio di Paul Borget e Henry Bordeaux messi insieme. Ma per chi fa dello stile, non c'è pubblico! Non si smuovono certo le folle, con lo stile...

Voltaire osservava che... Voltaire faceva un'osservazione molto sensata e, secondo me, importante, molto importante in questo piccolo campo... Diceva: in una certa nazione, a una certa epoca, nascono tre, quattro, cinque illuminazioni di carattere... Per esmpio, lui contava Eschilo, Sofocle, Euripide, che trattano all'incirca le stesse tragedie, non è vero?... E poi, più niente...Oppure guardate il secolo di Elisabetta, Marlowe, Shakespeare, Ben Jonson e poi... niente! finito!...

Evidentemente, un poveraccio non può fare tutto il tempo delle prove di passione, no? Dopo un pò la passione è morta, ricasca, e lui ha voglia di dormire o d'andare a riposarsi, mi spiego? É un pò così che succede... Una specie di folata di creazione, che viene tutta in un colpo, così, e poi più niente... Dopo si ha un bel darsi da fare per riuscire a... a dire la parola... l'eiaculazione, niente! non ce la si fa più... Ecco... Il poveraccio si... si tormenta a più non posso, ma niente, niente, non ha più la potenza...

Non voglio offendere nessuno. Voltaire, lui, non conosceva che tre nomi: Eschilo, Sofocle, Euripide. Tre soltanto. Era modesto, lui. Oggi, niente più modestia. Sono tutti matti. Matti, alienati, alcolizzati. E i pensatori, pensano. La Sorbona ne è piena. Anche il Collège de France. Pensano, accidente; lanciano messaggi. É il loro mestiere.

Fanno della psicologia, lanciano dei messaggi, si chinano sul loro Io, super-Io... Delle vagues, anche, questo li fa impazzire, la nouvelle vague! La chiamano vague. Credono, perché vanno a letto con la serva, di essere una vague, e che ci sia qualcosa di nuovo sotto il sole.

No, no! Non bisogna parlare di sentimenti, bisogna parlare di lavoro, non c'è che questo che conta, e anche con molta discrezione. Se ne parla con troppa pubblicità. Siamo oggetti di pubblicità, manichini di pubblicità. É uno schifo. Sarebbe ora di fare una cura di modestia generale. In letteratura come in tutto il resto siamo impestati di pubblicità. É veramente ignobile. Lo scrittore non deve far altro che un lavoro, e poi tacere. É tutto. Il lettore lo guardi o non lo guardi, lo legga, non lo legga, riguarda solo lui, e basta. L'autore deve solo sparire.

I gaudenti non hanno bisogno di scrivere. Chiedetelo un pò a uno scrittore! Si scrive perchè si è infelici. Il vostro mondo divora tutto il resto. Siete soli. E sostenuti dallo stile.

Eh, mio Dio, devo confessarvi che non ne ho mica molta di gioia. Non sono un tipo gioioso, non sono un passeggero. Confesso che sarò contento quando morirò, ecco la verità. Desidero morire nel modo meno doloroso possibile, soprattutto non ho bisogno, non sono assetato di dolore.

Non sono uno che si gode la vita, io, mi annoia la vita! Vivo di niente, bevo acqua, non mangio quasi, dormo molto male, le mie vecchie ferite... Ah! Ci fossero ancora dei mecenati... Avrei avuto il mio stipendio... Avrei scritto delle odi... Un pò quello che hanno fatto quelli che sanno vivere... Quelli che fanno delle odi a... a chi sta là insomma! A tutti, uno dopo l'altro... Fanno delle odi e lasciano il nome in bianco... si riempie dopo...

Ma adesso le mie indignazioni sono platoniche. Adesso so che gli uomini non sono mossi né dalle idee né dalle eloquenze... Dipendono dalle tonnellate di propaganda che si abbattono su di loro e si appiccicano ai loro sentimenti...

Fin dai dieci anni il destino dell'uomo sembra più o meno fissato, almeno nelle sue spinte emotive; dopo non esistiamo più che per insipide ripetizioni, sempre meno sincere, sempre più teatrali.

... l'amore di cui abbiamo ancora il coraggio di parlare in questo inferno, come se si potessero comporre delle quartine in un mattatoio. L'amore impossibile oggi come oggi.

I morti? Ho macinato i loro libri, masticando la carogna classica, lavorando, con le mani prima, poi facendo la guerra per prendere il diploma, poi lavorando di nuovo per prendere la laurea.

Ci sono (nella mia biblioteca) libri di tutti i generi; ma se andate ad aprirli rimarrete molto stupiti. Sono tutti incompleti; certi non contengono più, dentro la rilegatura, che due o tre fogli. Sono dell'idea che bisogna fare comodamente le cose che si fanno tutti i giorni; così leggo con le forbici, chiedo scusa, e taglio via tutto quello che mi dà fastidio. In questo modo le mie letture non mi offendono mai. Dei Loups ho tenuto dieci pagine; un pò meno del Voyage au bout de la nuit. Di Corneille ho tenuto tutto Polyeucte e una parte del Cid. Del mio Racine non ho soppresso quasi niente. Di Baudelaire ho tenuto duecento versi e di Hugo un pò meno... (...) Di Proust il pranzo della duchessa di Guermantes, la Mattina di Parigi nella Prisonnière.

Se c'è una cosa che avvilisce l'uomo e lo castra, è la lode! Ma io quanto a questo sono tranquillissimo, sono a mio agio, non è a me che metteranno corone, non abbiate paura!.

Il grande ispiratore è la morte! Se non mettete la vostra pelle sul tavolo, è pura tiritera... Bisogna rischiare qualcosa... Non raccontare quello che ha fatto un altro... Bisogna pagare di tasca propria... Bisogna cacciarsi dentro delle storie. Bisogna rischiare... Allora sì che si è ispirati, per forza, perché è l'istinto di conservazione ad ispirarci... Mentre la storia raccontata, sapete... Sapere se il nonno se la prende per il nipotino, se Joséphine adora Jézabel, se se la spassano, se si sono sbronzati, se hanno speso dieci miliardi in una notte, è una rottura di coglioni...

Mi piacciono molto i poeti. É roba bella, almeno roba fine! Non è per la gente. Oggi la gente è pesante, abbruttita. Non fanno altro che bere. Dei mucchi di budella, sì, di budella!!! La trippa fa andare il mondo...

2 commenti:

Gisy ha detto...

Che meraviglia.

Se è sempre stata abbruttita l'umanità.
Una certa umanità.

Daniz ha detto...

bellissimi questi estratti! per quanto riguarda la tv è indiscutibile che tutte le persone con un po' di sale nella zucca siano d'accordo, ed è maggiormente bello leggere che Céline si sia interessato all'argomento. per quanto invece concerne la preveggenza, sarei più cauto, nel senso che CAPIRE la Tv da esterno, avere facoltà di lungimiranza per un male che sarebbe certamente arrivato è da ammirare ma credo fermamente che CAPIRE LA TV oggi per noi che siamo nati in mezzo ai venti pubblicitari, in mezzo alle televedite, ai cartoni animati inframezzati da Mastrota e i quiz di Mike Bongiorno e Paolo Bonolis sia un'altra cosa e ben più ardua. non voglio dilunagarmi ma ci sarebbe da parlare anni, lo sappiamo. la tv ha ucciso tutto, ha volgarizzato tutto, anche L'EMOZIONE tanto cara a Céline e a noi, ora spezzettata nei vari Talent Show o nei Reality Show o nelle fiction serali o nella ''corsa per il milione''. sta uccidendo le realtà particolari e i dialetti, certo non la stessa cosa dell'argot ma più vicini certo di questo italiano standardizzato da copertina gossip. lasciamo pedere va'...
un saluto