martedì 18 agosto 2009

Céline, Mea culpa e La bella rogna



Céline, Mea culpa e La bella rogna
di Alessandra Gentile


Da Diorama Letterario, n. 50 del 7/1982

Ancora Céline, e ancora pamphlets: il primo e l’ultimo, violenti, implacabili, agitati dall’irriducibile coraggio della denuncia minuziosa e feroce di una società in putrefazione. La casa editrice Guanda si propone così di continuare il discorso iniziato nel settembre 1981 con la pubblicazione di Bagattelle per un massacro, alla riscoperta del “caso Céline”, che ancora oggi si presenta ai più come motivo di qualche perplessità, soprattutto dal punto di vista ideologico. Mea culpa è del 1936 (sarà pubblicato nel 1937): Céline è già noto per Voyage au bout de la nuit (ottobre 1932) e Mort à credit (luglio 1936). Dopo quello che Pierre de Boisdeffre chiama “l’idillio democratico di Céline”, culminato non felicemente a Médan nel 1933 col discorso commemorativo per il 31° anniversario della morte di Zola (Hommage à Zola), maturano le premesse per la rottura definitiva fra Céline e la società del suo tempo (che è poi rimasta la stessa anche per noi), segnatamente nei suoi aspetti più marxisti e borghesi: nel clima storico e sociale incerto e travagliato della Francia di quegli anni, Céline rivela una ribollente avversione alla politica, ormai sempre più farisaicamente intesa, che egli accusa apertamente di subordinare la condizione umana a sistemi sociali non autentici: e pervaso com’è dalla convinzione bruciante della funzione profetica e purificatrice del poeta, denuncia la preoccupante incapacità della politica contemporanea di fronte al pericolo imminente della guerra, incapacità giudicata a ragione foriera di apocalittiche conclusioni.
Tutt’altro che opportunista (accusa, questa, mossagli ripetutamente e priva peraltro di fondate giustificazioni) e invece decisamente contrario ad ogni forma di politica, ritenuta in qualche modo complice della morte, nel settembre ’36 Céline parte senza esitazioni alla volta dell’URSS, con l’unico scopo dichiarato di riscuotervi e consumarvi, come prescriveva la legge, i diritti d’autore che gli spettavano per la traduzione di Voyage au bout de la nuit, curata da Louis Aragon ed Elsa Triolet. Del resto, all’epoca è piuttosto di moda tutto quanto fa sovietico, e non sono pochi gli intellettuali francesi che varcano i Carpazi: Malraux, il già citato Aragon, Rolland, Barbusse, Nizan, Herbert, Gide. Dopotutto, questa febbre della steppa rientra nel generale orientamento politico francese: il 2 maggio 1935 la Francia, preoccupata per il riarmo tedesco, aveva concluso un – rovinoso – trattato di alleanza con l’URSS; e non si dimentichi che il 25 luglio dello stesso anno si era aperto a Mosca il VII congresso dell’internazionale comunista che, in considerazione della crescente espansione del fascismo in tutta Europa, aveva stabilito di adottare la tattica dei “fronti popolari”.
Céline parte in fretta: ma torna ancora più in fretta, deluso e irritato, abbandonato anticipatamente il paradiso socialista con un rientro confuso e rapido come una fuga. Di getto, scrive Mea Culpa, saggio, libello, denuncia: in tutto, poche pagine mozzafiato.
Si sa che in Céline affiorano di continuo pretesti che rimandano inesorabilmente a un tema unico e devastante: l’orrore della decadenza. E leggendo Mea Culpa non si può non notarlo: il linguaggio disarticolato, le frasi lacerate, il tono febbrile, la punteggiatura stravolta sono la misura del disgustato giudizio che Céline ha dato della società contemporanea, sua e nostra.
Questa improvvisa e inaspettata impennata antimarxista non mancò di suscitare un certo scalpore: in realtà anche qui il motivo ispiratore di base, dopo l’angosciosa constatazione della somiglianza tra Est e Ovest, rimane ancora e sempre la ripulsa netta e violenta per la globale decadenza del genere umano, frutto discutibile del materialismo, e la condanna spietata della civiltà odierna, in fondo, ma neanche troppo, uguale in USA come in URSS.
Ma Céline, perfettamente conscio della sorte – prevista – che gli sarebbe toccata, continuò imperturbabile la sua personalissima protesta: l’epigrafe a Mea culpa “C’è ancora qualche motivo di odio che mi manca. Sono sicuro che esiste” lo condurrà logicamente e freddamente, nel 1937, alla stesura di Bagatelles pour un massacre. A causa dei due libelli antisemiti (imperdonabile anticonformismo!) Céline è costretto ad abbandonare l’ambulatorio di Clichy. Un anno dopo, nel novembre 1938, esce L’école des cadavres, terzo pamphlet antisemita che, il 21 giugno 1939, costa al suo autore una condanna per diffamazione: la vendita del libro è proibita. Un paio di mesi dopo, la Francia entra in guerra.
Nel 1941, Céline pubblica Les beaux draps (La bella rogna), per rimproverare ai Francesi la sconfitta recentemente subita: emerge, prepotente, l’idea ossessiva della decadenza della patria. Concitato e insultante, pervaso di amore-odio nazionalistico, dedicato con rabbia a una patria imbelle e corrotta, Les beaux draps è una requisitoria nervosa e fremente, una sfuriata irrefrenabile contro i responsabili politici e militari del disastro chiamato Francia, contro il Cristianesimo, contro il proletariato, contro gli ebrei. È innegabile che a Les beaux draps manca il mordente degli altri pamphlets céliniani: vi si avverte il subentrare di una stanchezza non solo letteraria, come se l’autore si rendesse conto dell’inanità delle sue esortazioni e, ciononostante, proseguisse caparbiamente e vanamente sulla strada intrapresa.
In ogni caso, l’emarginazione di Céline su può considerare ormai compiuta: del resto, lui stesso l’aveva profetizzata. La verità nuda scandalizza i moralisti e i benpensanti, la borghesia e la classe media; questo Céline lo sapeva bene, e da tempo, quando già in Mea culpa scriveva: “Mai, dai tempi della Bibbia, s’era abbattuto su di noi flagello più subdolo, più osceno, più degradante per dirla tutta, del vischioso dominio borghese”.

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Con un ringraziamento a Marco Tarchi e Antonio C.

5 commenti:

deserto artificiale ha detto...

ciao,innanzitutto ti faccio i complimenti per il tuo blog,è davvero molto interessante.
Ho un'informazione da chiederti:
Sai se su internet è disponibile "la bella rogna"?

Davide Ruffini ha detto...

se posso, ti rispondo io che l'ho appena acquistato da internet.
C'è un sito, si chiama Abebooks, dove puoi trovare librerie antiquarie che segnalano la presenza di libri di Céline. lì ho trovato l'edizione che vedi sulla foto in alto delpost.
In realtà, nn so se sai, di questa edizione Guanda esistono molti falsi. Io credo di essermi beccato un falso, dalla sfocatura dei caratteri della copertina. ma nn cambia nulla dentro, letterariamente.

In più, se vai sul sito della casa editrice Settimo Sigillo, lo trovi anche lì disponibile. e nn credo rifilino falsi.

facendo un'approfondita ricerca su questi due siti, avrai il tuo Mea Culpa-La bella rogna

saluto

Admin ha detto...

Ciao e grazie dei complimenti!!!

Oltre al buon suggerimento di Davide, consiglio anche il motore di ricerca tra librerie antiquarie
www.maremagnum.com

Andrea

deserto artificiale ha detto...

grandissimi! grazie a tutti e due per le informazioni!

Anonimo ha detto...

Il problema con Celine, almeno per me, è che dopo averlo letto l'approccio alla letteratura cambia per sempre.E' talmente unico e incredibilmente perfetto il suo stile che per molto tempo qualsiasi altro scrittore sembra un principiante..come se non bastasse ho pure iniziato ad usare i puntini come un dannato. Cmq, quello che volevo dire è che oltre a Bukowski penso che il romanzo di Canetti abbia dei momenti di fuoco d'artificio alla Celine.Lo stile per certi versi in alcune parti è simile nel ritmo,ne consiglio a tutti la lettura, è un capolavoro di bravura!