domenica 7 febbraio 2016

"Lettere alle amiche", di Louis-Ferdinand Céline, Adelphi 2016




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Tutte le «pazienti» del dottor Destouches
Nelle lettere alle amiche le contraddizioni umane e morali del medico-scrittore francese


«Solo le contraddizioni sono vitali e pratiche». In questa frase, tratta da una lettera indirizzata nel giugno 1932 alla studentesca tedesca Erika Irrgang, è racchiusa l'anima di uno dei più grandi scrittori del '900, il dottor Louis Destouches, universalmente noto con lo pseudonimo di Louis-Ferdinand Céline. La sua più grave contraddizione riguarda il suo antisemitismo, dato che fu sostenuto per tutta la vita da amici o mecenati ebrei, che lo aiutarono all'inizio della sua carriera di medico o come il professore americano Milton Hindus, che lo confortò durante gli anni dell'esilio e della prigionia. Ma le contraddizioni non si fermano qui: valoroso combattente nella Grande guerra, l'autore delle Bagattelle per un massacro fu un convinto pacifista; spietato critico della plutocrazia, visse perennemente ossessionato dal denaro; accusato di comunismo dopo la pubblicazione di Viaggio al termine della notte, nel 1945 fu condannato e incarcerato per «tradimento e collaborazione col nemico tedesco». Un'occasione per conoscere meglio le incoerenze dello scrittore Céline, e soprattutto dell'uomo Destouches, è offerta dal volume Lettere alle amiche (Adelphi, pagg. 272, euro 15; a cura di Colin W. Nettelbeck; trad. Nicola Muschitiello). Le destinatarie della corrispondenza sono sei donne, tra le quali manca Elizabeth Craig, forse il più grande amore di Céline, le cui poche lettere scampate alla distruzione uscirono già negli anni '90.Cinico spregiatore dei sentimenti, Céline fu un insaziabile seduttore che talvolta si mette a nudo con queste amiche o amanti, tanto diverse tra loro per età, cultura e interessi. L'arco temporale in cui si snoda la corrispondenza racchiude gli anni della trasformazione del dottor Destouches, generoso medico epidemiologo che cura poveri e operai in tutto il mondo, nello scrittore Céline, prima riverito e ammirato e poi disprezzato e gettato in prigione. Sbaglierebbe chi, considerando superficialmente le debolezze dell'uomo, giudicasse Céline un opportunista che ha puntato sul cavallo sbagliato. Questa corrispondenza dimostra che, dietro le diverse - e a volte insopportabili- maschere indossate dallo scrittore, c'è un uomo generoso, un artista che ha fatto della ricerca della bellezza e della verità lo scopo impossibile della sua vita. Ecco perché aborre gli ipocriti, e desidera il denaro, che lo può rendere libero dai bisogni. Nelle lettere alla musicista Lucienne Delforge, la invita a essere felice, per quanto sia possibile, e soprattutto a evitare «gli impostori, gli sbaciucchioni complimentosi. Un artista non sa che farsene di queste melensaggini, di queste debolezze mondane... Tutto deve esser brutale, chi crea non sa che farsene dell'opinione degli uomini, deve agire sulla materia bruta, sulle cose, non sugli uomini». In un paio di lettere, infine, fa capolino l'orrenda esperienza della prigionia, che lo accomuna alle altre «intelligenze scomode» imprigionate, come Ezra Pound o Knut Hamsun, che in fondo patirono un destino migliore dei fucilati come Robert Brasillach o degli assassinati a tradimento come Giovanni Gentile o lo stesso editore di Céline, Robert Denoel. Nell'agosto 1947 scrive a Eveline: «... durante i 17 mesi di prigione (sezione condannati a morte) ogni giorno mi hanno fatto uscire per 12 minuti in una gabbia di 2 metri per 2... per farmi prendere aria . Ho sentito dire da altri detenuti che ad Amburgo avevano rinchiuso i collaborazionisti nelle gabbie degli animali, al Giardino zoologico... Li ho invidiati... almeno vedevano gente!». E alcuni mesi dopo, in un'altra lettera a Eveline, torna sull'argomento collaborazione: «In Francia ogni settimana vengono fucilati 5 collaborazionisti. Ne sono stati uccisi 100.000... Insomma, sembra che sia il prezzo da pagare perché l'Europa diventi di nuovo libera e felice... Anche Cortés in Messico ha reso felici e liberi i messicani».

Luca Gallesi

domenica 31 gennaio 2016

"Louis-Ferdinand Céline" di Emmanuel Bourdieu e con Denis Lavant al cinema: due clown per una catastrofe!

Il film di Emmanuel Bourdieu e con Denis Lavant recensito da Andrea Lombardi su Il Primato Nazionale (cliccare QUI per andare alla recensione).



giovedì 7 gennaio 2016

Intervista ad Andrea Lombardi su Louis-Ferdinand Céline (Andrea C., Wrong, luglio 2015)


Stenio Solinas e Andrea Lombardi, 2021.

"Chi passa da queste parti sa bene quanto spazio e tempo dedico a Louis-Ferdinand Céline, ai suoi libri e a quelli a lui dedicati. Senza di lui cosa sarei mai stato. Lungo il cammino céliniano mi è capitato di incontrare un blog: http://lf-celine.blogspot.ch interamente dedicato allo scrittore francese e curato da Andrea Lombardi. Andrea oltre a curare il blog ha curato ultimamente anche il bellissimo libro di Dominque Roux "La morte di Céline" (Lantana). Spero tanto che questa intervista vi possa lasciare qualche suggestione, vi stuzzichi a leggere Céline e a tenere d'occhio il blog di Andrea. 
Poi fate quello che volete, ovviamente.

Andrea C."


Ciao Andrea, vorrei intanto chiederti: come è nato il tuo amore per Céline e con quale libro è scattata la folgorazione? E in cosa sta secondo te la grandezza dello scrittore francese? E perché leggerlo ancora oggi?


Ciao a tutti! Guarda, il primo libro che lessi di Céline fu il Viaggio, e abbastanza da giovane - quindi nella migliore condizione perché questo libro mi mostrasse la vita per quella che è. Dopo, si è troppo stronzi, troppo furbi, troppo stanchi, per capire a fondo Céline! La “folgorazione” per tutta l'opera céliniana scattò tuttavia qualche tempo dopo, con Mea Culpa, che per me rappresenta in assoluto, nelle sue poche pagine, il vero “Céline contro tutti”. Ma la grandezza di Céline non è solo la sua vis polemica e il suo sguardo inesorabilmente clinico, “medicale”, sulla società, ma nel suo essere un innovatore del linguaggio, con le sue due rivoluzioni (come se una non bastasse!): l'argot dei primi due romanzi, e la “scrittura emozionale” dai pamphlet alla Trilogia del Nord. Ciò basta e avanza per leggerlo oggi, in questi tempi di analfabetismo di ritorno, sia tra la gente comune che tra i presunti letterati.


Gli opportunisti tendono a separare in due l’opera di Céline: la prima parte più “accettabile” (Viaggio al termine della notte, Morte a credito), la seconda più “censurabile” e meno letta coi pamphlet, la Trilogia del Nord, etc. Quando e come finalmente si uscirà da questo fraintendimento?


Mah, a parte irrimediabili casi di strabismo intellettuale, in Francia e altre parti del mondo questo superamento c'è fortunatamente già stato: particolarmente in Francia, dove negli ultimi anni non passa mese senza che compaia un libro, un documentario, un convegno su Céline. Qua in Italia, mentre sino agli anni '80 vi era una critica – seppur militantemente militarizzata - “alta”, negli ultimi tempi si sono fatti parecchi passi indietro, a parte Stenio Solinas e Massimo Raffaeli, i quali, da ormai decenni e da posizioni intellettuali e politiche diverse, danno sempre nei loro scritti un'immagine di Céline e della sua opera accurata, pur senza sconti. Ultimamente, poi, osservo dei tentativi – certamente in buona fede, ma egualmente deleteri – di sdoganare Céline in senso presuntamente positivo, ma in realtà piegandolo per l'ennesima volta a una visione personale eccessivamente faziosa: emblematici in tal senso la biografia di Céline di Marina Alberghini, che trascura le compromissioni di Céline con la stampa collaborazionista e antisemita negli anni '30-'40 e i suoi propositi antisemiti sconvolgenti gli stessi tedeschi occupanti Parigi (vedi le testimonianze dei funzionari Epting e Heller, e del Colonnello SS Bickler) oltre i pamphlet e le sue affermazioni “politicamente scorrette” delle lettere e interviste nel secondo dopoguerra (la Alberghini è arrivata addirittura a mettere in dubbio l'esistenza del Dottore Alexandre Gentil, dopo che emerse nel 2011 il carteggio tra Céline e quest'ultimo, dove Céline ribadiva le sue posizioni diciamo "politicamente scorrette" sugli ebrei, Nota di AL)  per presentare un Céline “solo” anticomunista, a Stefano Lanuzza che piega Céline a un'immagine libertaria e “di sinistra” sulle basi di capziose citazioni, preferendo ignorare l'intera biografia di Céline, specie le sue scelte personali se non politiche negli anni '30, e il suo attaccamento a una visione “franco-tedesca” dell'Europa, ribadito ancora nelle sue interviste nel 1957 e 1961 a Meudon: Céline non era certo un fan del Nazismo, ma certamente neanche del marxismo-leninismo... 'Sì, credevo che bisognava farla, l’Europa! Vedo che ci provano adesso, a farla! Troppo tardi... Mica una risciacquata di piatti, la storia... Adesso mica la puoi fare, l’Europa. Quando c’era l’esercito tedesco, allora sì. Se lo sono fottuto! Bel capolavoro, fottersi l’esercito tedesco! Finito, non c’è più. E vogliono l’Europa, adesso. Con cosa la fai? C’è mica più! Bene! È questo che dicevo. Mi pareva geniale, sta pensata. Mica l’ho mai amato Hitler, io. Gli ho detto ciccia, in Bagatelles. Coglione come gli altri, ma ci aveva il virus. Uguale a Doriot, a Mollet, a Nasser, uguale a tutti sii politici. Bene. “Homo politicus”, caso raro, ma già noto. “L’Europa sono io!” Sì, ma tanto l’avrebbero fatto fuori! Sì che l’avrebbero fatto fuori, una volta esaurito il compito, e poi l’avrebbero rimpiazzato. Intanto lui però faceva qualcosa di costruttivo, faceva l’Europa, un’Europa franco-tedesca.'. Dalla sua folgorante intervista a Madeleine Chapsal de “L'Express” del 1957. E, intendiamoci, non è una citazione scelta oculatamente (vedi sopra): ce ne sono decine simili, oltre, ripeto la sua intera vita dagli anni '30 in poi. Per capirci, altri avrebbero estratto la sola frase “Mica l’ho mai amato Hitler, io. Gli ho detto ciccia, in Bagatelles”, ignorando il resto, per farlo passare come “di sinistra”.
Pur non volendo “etichettarlo”, una definizione che mi pare azzeccata è questa: Céline era un uomo dell'800, con un patriottismo alla “libro Cuore”: conservatore all'esterno, e, sommato a questo, libertario nella vita privata.



Come è nata l’idea di aprire un blog interamente dedicato a Céline? E, onestamente, credi che lui lo avrebbe apprezzato?

L'idea è stata totalmente fortuita, stavo giusto sperimentando la piattaforma Blogger; ma appena dopo i primi post mi sono reso conto, vista la reazione entusiastica dei lettori, di aver riempito un vuoto telematico. Da qui, assieme all'esperto céliniano Gilberto Tura, abbiamo allora continuato a offrire a una sempre crescente platea di céliniani scritti, ricordi e interviste inedite, notizie e novità bibliografiche su Céline e le sue opere. Se avrebbe apprezzato? Ahahahah, sì, credo di sì, l'uomo era meno scontroso di quel che si creda, specie con chi non intendesse costruirgli altarini o sfruttarlo come megafono per le proprie ideuzze.


Hai curato libri su Céline, fra cui Louis-Ferdinand Céline in foto (Effepi) e La morte di Céline (Lantana) di Dominique De Roux. Ti va di raccontare come sono nati e come ci hai lavorato? E quanta ostilità si respira oggi nel mondo dell’editoria rispetto a Céline?



Il Louis-Ferdinand Céline in foto mi sembrava opportuno per presentare non solo una certa mole di interessanti immagini di Céline dall'infanzia a Meudon, passando per gli anni da medico e inviato della SdN agli anni '30, ma anche tutta una serie di ricordi e interviste inedite in italiano.
Il far uscire La morte di Céline era per me una priorità ancor maggiore vista l'enorme importanza avuta da questo libro di Dominique de Roux, uscito nel 1966 e incredibilmente non ancora tradotto in italiano, per avviare un dibattito su Céline e i suoi libri, stabilendo delle linee guida oltre la banalità del “Céline buono/cattivo” da te ricordato prima. Inoltre, è un libro straordinario, scritto come un flusso di coscienza che spinge il lettore non solo in fondo all'animo di Céline ma anche in fondo a quel secolo che non passa e non passerà mai, il Novecento. Per la traduttrice Valeria Ferretti e per me è stato un compito faticoso ma anche un onore rendere in italiano questa discesa nell'oscurità e nei suoi protagonisti, evocati paragrafo dopo paragrafo da de Roux non come vuoto sfoggio d'erudizione ma per sprofondare il lettore in questo viaggio al termine della letteratura, quella vera.
Non credo che oggi ci sia una esplicita ostilità per Céline nell'editoria italiana. Ormai gli editor e i consulenti redazionali sono troppo ignoranti e squallidamente conformisti per essere “ostili”.


Come e dove sei riuscito a presentare questi libri? E l’accoglienza come è stata?


A parte l'ultima presentazione del La morte di Céline, fatta alla libreria Fahrenheit 451 di Roma, certamente non tacciabile di simpatie destrorse, e due al Caffè Rigodon di Rieti dell'amico regista teatrale Alessandro Cavoli, la maggior parte delle molte presentazioni e conferenze (la mia conferenza-cavallo di battaglia è “L.-F. Céline, profeta dell'Apocalisse”) che ho fatto negli ultimi anni le ho fatte in ambiti “non conformi”, come sedi di CasaPound (in tutta Italia, da Trento a Lanciano passando per Milano, Padova, Novara...) e il Foro 753. Ho sempre trovato lì un pubblico giovane e attento; non ho remore a presentare questi libri in sedi o librerie più “di sinistra”, ma ho ricevuto appunto sempre pochissime proposte in tal senso. D'altronde - perdonatemi la battuta - Céline scrisse a Élie Faure nel 1933: “La mia sola e unica preoccupazione è solo di raggiungere il maggior numero di lettori e tutto considerato preferisco quelli di destra. I lettori di sinistra sono così convinti delle loro verità marxiste che non gli si può comunicare nulla. Sono molto più chiusi che a destra”.


Cosa ne pensi di operazioni (che io ho personalmente non ho per niente apprezzato) come gli spettacoli teatrali messi in scena ultimamente?


Quella di Elio Germano e Teho Teardo? L'ho vista a Torino, mi aveva gentilmente invitato il teatro vista la mia attività di divulgazione céliniana. Non mi è piaciuto gran che sia come recitazione sia per l'”intervento” elettro-industrial di Teardo, un synth e loop un po' banalotti. Ma (credo la capiranno solo gli addetti ai lavori noise-industrial) il mio metro di giudizio sono Wars of Islam e Slogun degli SPK, quindi potrei essere troppo ingeneroso verso Teardo.


C’è qualche scrittore contemporaneo che accosteresti per temperamento, stile, libertà totale a Céline?

Forse giusto Michel Houllebecq, nonostante le sue prese di distanza da Céline, specie in Piattaforma, secondo me il suo migliore con La carta e il territorio. E il suo libretto, fantastico, su HP Lovecraft.

Non ti limiti solo a Céline, perché per esempio insieme in altri ti sei speso per la ristampa de La Distruzione di Dante Virgili e una degna tumulazione di quest'uomo. Come è nata questa iniziativa e quali sono gli altri libri/autori che stai cercando di diffondere? E come si possono recuperare?

Quella è stata una di quelle iniziative che intraprendi con un “Perchè no?” picaresco e poi ti rendi conto dopo della loro importanza. Il momento della sua tumulazione nel loculo in pochi, in una grigia mattinata di pioggia, tra le architetture da Festung del deserto dei Tartari del Musocco, con la cassetta dei resti ricoperta dalla Reichskriegsflagge, e l'eco del “E LA FIAMMA GIGANTESCA SI ESTENDE SU TUTTA L'EUROPA” nell'ala deserta del cimitero... Ringrazio l'anarchico-controcorrente-iniziatico Gerardo de Stefano per avermi coinvolto nel salvataggio del nichilista e nazista Virgili e del suo La Distruzione: non sarà sicuramente stato un Céline italiano, ma certe sue pagine hanno quell'autentico sapore sulfureo, quell'oscurità omniconsumante che i Jonathan Littell con lo scandaletto delle sue Benevole possono solo sognarsi di avere.
A parte Céline mi interesso principalmente di storia militare, ma mi interessano molto i “vuoti”, gli interstizi, o tout court i meccanismi di funzionamento dietro le ordinatissime società occidentali, templi laici dei “diritti della persona”. Tempo fa abbiamo pubblicato, per esempio, la traduzione di un libro di riferimento sugli esperimenti nucleari americani e sulle loro vittime militari e civili, Cavie umane, e uno sulle trasmissioni in onde corte usate dalle spie “dormienti” dagli anni della Guerra Fredda a oggi, Spionaggio in onde corte, stilato sulla base di documenti desecretati e ricerche decennali di radioamatori, con un elenco delle frequenze usate e un CD allegato con l'audio delle trasmissioni, e uno sul culto-setta apocalittico The Process. Prima o poi scriverò un libro sui Riots, le rivolte, dalle jacquerie a Watts Town ai riot dopo la sentenza Rodney King a Los Angeles nel 1992, 54 morti, 2.500 feriti... molto più interessanti delle Rivoluzioni, quelle che per Maurice Bardéche finiscono “regolarmente con un bel regime autoritario, luccicante di elmetti, stivali, spalline e adornato di aguzzini con una certa larghezza”.


Come si sentirebbe Céline oggi? E tu come ti senti in quest'Italia del 2015?

Ah, credo che sarebbe incapace di odiare questi tempi come aveva odiato allora i suoi. Troppa stupidità oggi, di una ridondanza veramente eccessiva. Non credo riterrebbe che ne varrebbe la pena.
Io? Un testimone del Nulla. Ma quello sano, non quello della “poltiglia sociale” che ci circonda oggi.


Cosa ci dobbiamo aspettare nei prossimi mesi da Andrea Lombardi?


Altri fallimenti. “Fallire ancora, fallire meglio”.



Lugano, Meudon, luglio 2015.

domenica 13 dicembre 2015

Incontro con Andrea Lombardi, curatore del libro di Dominique de Roux "La morte di Céline", a Genova

Venerdì 18 Dicembre 2015. Ore 17


Incontro con ANDREA LOMBARDI

curatore di Dominique de Roux: LA MORTE DI CÉLINE (Lantana, 2015)

Pubblicata in Francia nel 1966 e qui tradotta per la prima volta in italiano, quest’opera ha contribuito in maniera determinante a far sì che l’opera di Louis-Ferdinand Céline non venisse seppellita con lui. De Roux contribuì a togliere lo scrittore dall’oblio nel quale era stato relegato dopo la scomparsa e a legittimarlo letterariamente, suscitando l’inizio di una discussione critica che ancora oggi non accenna a fermarsi.

Maurizio Cabona condurrà l’incontro. Presentazione di Carlo Romano




Fondazione De Ferrari
Genova, P.zza Dante 9/18
fondazione@deferrari.it | http://www.deferrari.it/
fabrizio@deferrari.it | wolfbruno@libero.it

mercoledì 18 novembre 2015

Il Dottor Destouches in Italia




Di seguito, documenti provenienti dall'archivio OMS di Ginevra:




Lettera del Dr. Destouches.




Il programma della visita.

giovedì 15 ottobre 2015

"La morte di Céline" recensito da Manlio Triggiani per Il Borghese







Dominique De Roux
La morte di Céline
Lantana ed. Roma 2015
Pp. 136, € 16,00

Dopo gli anni di internamente in Danimarca, nel carcere di Vestre Faengsel, e un periodo di esilio,
Louis-Ferdinand Céline tornò in Francia nel 1951, dopo la promulgazione dell’amnistia, e si ritirò a Meudon, un piccolo centro a dieci chilometri da Parigi. Ormai i suoi libri non erano ristampati, lo scrittore era odiato dai suoi connazionali che vedevano in lui il collaborazionista che l’aveva fatta franca e che, come disse Sartre, era stato «al soldo dei nazisti», cosa non vera perché Celine non
collaborò mai con i nazionalsocialisti. Dieci anni dopo, quando erano già usciti Da un castello all’altro e Nord, opere importanti che non riscossero successo dato il clima dell’epoca, scrisse Rigodon, che ultimò il 29 giugno del 1961. Morì di aneurisma il successivo primo luglio.

A questa scomparsa seguì il silenzio della critica e degli editori. Pareva proprio che l’oblio sarebbe caduto sullo scrittore francese. Lo stesso editore Gallimard pubblicò l’ultimo volume della trilogia soltanto nel 1969, otto anni dopo la morte. Ma nel 1966, un giovane intellettuale francese, il 31enne Dominique de Roux, dedicò allo «scrittore maledetto» un volume, La morte di Céline, ora uscito in italiano, che rilanciò l’interesse verso lo scrittore francese.

La casa editrice Lantana ha svolto un’ottima operazione culturale facendo conoscere ai lettori italiani un intellettuale, agitatore culturale, editore e giornalista di livello come de Roux, che mori prematuramente all’età di 41 anni, e un libro che fu centrale nel rilancio dell’interesse per uno scrittore come Céline. De Roux agitò la scena intellettuale con provocazioni, con articoli molto acuti, promuovendo il rilancio del dibattito culturale su scrittori francesi che erano stati ormai ostracizzati per le loro scelte legate alla propria visione del mondo.

Un testo che non segue schemi precisi ne' preconcetti questo di de Roux che partendo dall’elencazione di avvenimenti passa poi a digressioni, analisi, osservazioni, allegorie, tutto per ripercorrere i punti fondamentali di una vita davvero unica, quella di Céline. Dall’infanzia alla
giovinezza de Roux narra una storia di idee, di letteratura, di vita, di mostrare l’opera dello scrittore di Courbevoie che fu capace di penetrare l’umanità, capire l’uomo, attraverso le esperienze a Londra, all’estero, i viaggi in Africa, in America, la professione medica, fino alle notti stancanti nelle quali, dopo una giornata trascorsa nel dispensario di Clichy, scriveva storie, narrava la vita, raccontava quello che aveva visto. Come spiegò più tardi, aveva prima vissuto e poi aveva cominciato a descrivere la vita iniziando dal Viaggio al termine della notte.

Dominique de Roux apprezzava questo nuovo stile letterario, questa nuova scrittura, che cambia i registri attraverso iperboli ed ellissi, con una impronta colloquiale, che si richiamava al parlato, alternando volgarità a irrisione, a toni sottilmente poetici.

È così che de Roux ci narra Céline, attraverso la sua vita ma soprattutto attraverso la sua opera. Le due cose sono intrecciate ed emerge dalle idee che esprime attraverso le proprie narrazioni: dai pamphlet antisemiti all’anticomunismo espresso in Mea culpa, libretto di annotazioni sul suo
viaggio in Russia. Fino ad arrivare alla fuga dalla Francia verso il Nord al seguito delle truppe tedesche, verso Sigmaringen. Céline era attivamente ricercato in Francia.

Per de Roux parlare di Céline è stato, con questo libro, narrare uno fra i maggiori letterati del Novecento in una prospettiva nuova: quella di uno scrittore visionario, che anticipava i tempi e che paventava pericoli e catastrofi che in seguito si sono avverati. C’è tutto l’atto di accusa contro
il Novecento, contro la modernità nella scrittura del solitario di Meudon e nella sua tragica e cupa visione.

Peraltro, con grande coraggio, soprattutto in quei tempi, de Roux non distingueva l’opera dall’autore e non suddivideva l’opera fra quella letteraria e quella dei pamphlet. Un modo
per accettare Céline totalmente, e nella sua essenza.

Manlio Triggiani
Il Borghese

Luglio 2015

lunedì 12 ottobre 2015

“Céline ha più dinamite di quanta ne abbia avuta Hitler”, di Henry Miller


Henry Miller, autore dello scandaloso Tropico del cancro dichiarò in più occasioni la sua ammirazione e il suo debito di formazione letteraria con le opere di Céline, citandolo, tra l’altro, in due delle sue lettere a Lawrence Durrell1:

21 novembre 1942
[…] Ho appena terminato di leggere Morte a credito di Céline. Stranamente mi ci sono voluti più di due anni. Ho bighellonato per le ultime duecento pagine. Splendido, feroce. Penso davvero che sia il più grande scrittore oggi in vita. Dopo aver sconfitto le potenze dell’Asse, dovranno battere Céline: ha più dinamite lui di quanto ne abbia mai avuta Hitler. È un odio continuo, e per tutta la razza umana; ma che allegria!

C’è un cadavere, verso la fine, che diverte più di una compagnia di comici. Una comicità che ti fa ghiacciare il sangue nelle vene, e che talvolta ti dà il voltastomaco. Procuratelo, Larry, ti tirerà su il morale. E forse a te piacerà ancora più che a me: il traduttore era inglese, e tutte le espressioni gergali sono in inglese britannico; per me è come leggere il turco. È molto buffo: immagina un francese che dice: “Fottiti!2”. […]

9 febbraio 1947
[…] Céline è a Copenhagen, in prigione, credo, e ha perso trenta chili. I francesi vorrebbero processarlo e immagino giustiziarlo, ma i danesi stanno cercando di salvargli la vita. Lui dice: “Come potete chiamarmi fascista o collaborazionista? Vi disprezzo tutti, non importa da che parte stiate”. Non sono le sue parole precise, ma il senso è quello. E posso proprio credergli. C’è stata una meravigliosa recensione del suo Les Beaux Draps scritta da un ebreo francese [sic], Milton Hindus3 (non Maurice), su un numero recente di “Angry Penguins”: dovresti leggerla, è proprio meravigliosa!

Insomma, a sentire Man Ray, gli esistenzialisti e i surrealisti stanno per iniziare la battaglua. Ma secondo me sono entrambi finiti. Due cadaveri che si azzuffano senza senso. Il mondo, mi sembra, vuole solo caffè, zucchero, strutto e indumenti caldi. La guerra ideologica è finita. Russia e America si stanno spartendo la terra. Non so ancora da che parte stia l’Inghilterra. Probabilmente si butterà con tutto il suo peso dalla parte del più forte. Ma se entriamo in guerra, stavolta non sono affatto sicuro della vittoria. Mi sembra proprio una situazione senza via d’uscita: l’Orso contro l’Aquila. […]


1 In Lawrence Durrell – Henry Miller, I fuorilegge della parola. Lettere 1935-1980, Milano 1991, pagg. 143-144 e 176-177. Un ringraziamento all’amico Maurizio Pansini per la segnalazione. 

2 “bugger off!” (“vaffanculo!”, “levati dal cazzo!”), nel testo originale, NdC. 

3 Come noto, Milton Hindus, autore della discutibile biografia di Céline The Crippled Giant, era statunitense, non francese, NdC.

domenica 23 agosto 2015

Emmanuel Ratier: 29 septembre 1957 - 19 août 2015. In memoriam.

Emmanuel Ratier: 29 settembre 1957 - 19 agosto 2015. Qui un ricordo di Adriano Scianca dell'intelletuale controcorrente, proprietario della libreria Facta (più volte vandalizzata da estremisti di sinistra) e organizzatore di incontri culturali. Una grave perdita anche tra i céliniani: fu attento divulgatore dell'opera di Céline. 




Emmanuel Ratier a consacré son "Libre Journal" du mercredi 16 novembre 2011 à Louis-Ferdinand Céline. Une émission de trois heures avec pour invités : Marc Laudelout (Le Bulletin célinien), David Alliot (D'un Céline l'autre), Alain de Besnoit (Céline et l'Allemagne, 1933-1945), Marc Hanrez (Céline), Joseph Vebret (Spécial Céline), Valeria Ferretti, et Matthias Gadret.

domenica 2 agosto 2015

"Céline è Bloy meno Dio", di Pierre Drieu la Rochelle





Il saggista Frédéric Saenen, nel suo recente Drieu la Rochelle face à son œuvre (Infolio, 2015) ben sintetizza il giudizio dell'autore di Fuoco fatuo sull'opera letteraria céliniana e sullo sguardo di Céline sulla realtà:

Nelle Notes pour comprendre le siècle1, Céline occupa uno spazio preminente nel panorama delle migliori penne del XX secolo. “È Bloy meno Dio”, decreta Drieu, che lo pone nella “vena medievale, la più profonda, veggente”, delle lettere francesi. Un'idea sviluppata nella NRF del maggio 1941 quando, dando notizia de La bella rogna, Drieu inscrive Céline “in una grande tradizione francese”, quella del pensiero immediato, che prende spunto dalle umane vicende nei termini fisici del momento, al suo livello di maggior urgenza, a livello popolare”. Quindi, vi è questo passaggio diventato celebre tra i céliniani: “Nel Medio Evo sarebbe stato un domenicano, “cane del Signore”; nel XVI secolo, monaco della Lega. Vi era del religioso in Céline, nel senso ampio del termine: era legato alla totalità della cosa umana, benché non la veda che nell'immediatezza del secolo”. Drieu scopre in Céline ben più che un temperamento nichilista. Comprende che il medico dà una diagnosi spietata sulla società solo per pervenire meglio a guarirla dai mali che la opprimono; e che malgrado l'onnipresenza della morte nel suo universo, è in fondo la vita che intende servire, con l'esaltazione della danza, del canto, d'una poesia dell'anima inaudita sino ad allora nella letteratura francese.

1 Appunti per comprendere il secolo, saggio di Drieu la Rochelle del 1941.