martedì 1 maggio 2018

Mark E. Smith, The Fall, e Louis-Ferdinand Céline



Mark E. Smith, nato a Broughton nel 1957 e prematuramente scomparso nel gennaio 2018, figura carismatica del gruppo post-punk The Fall, enfant terrible della scena musicale britannica con le sue prese di posizione catastroficamente politically uncorrect – sull'immigrazione, sul Nucleare, sui musicisti "impegnati", persino sulla Brexit – citò più volte Céline tra i suoi scrittori preferiti, e le sue opere come ispiratrici delle lyrics dei Fall. Proponiamo di seguito alcuni passaggi pertinenti delle sue interviste:



“Louis-Ferdinand Céline, l’ho scoperto in Australia nel 1983. Qualcuno mi aveva prestato Guignol's band. E sono rimasto agganciato. Ho letto molti altri scrittori francesi, Gide, e come si chiama, quel finocchio in prigione?, Genet il pederasta, non malaccio, Malraux, Flaubert. Ma Viaggio al termine della notte è un capolavoro. È un libro nauseante, a tratti, è questo che mi piace. Dà ai francesi, sin troppo borghesi, una buona idea di cosa significhi essere un proletario. Conosco bene questo ambiente. I miei parenti erano soldati, dei Tommy. Mio nonno mi raccontava di loro ragazzini, sulla spiaggia di Dunkerque, che piangevano chiamando “mamma!”, affrontando quei grossi stronzi SS che si avventavano su di loro con le loro pistole-mitragliatrici nere. E che i francesi erano pronti a tutto per salire sulle barche che partivano per l'Inghilterra. I loro camion nella fuga passarono sopra agli inglesi feriti. A casa, ci era proibito nominare i francesi. Céline, lui, ci godette alla sconfitta della Francia. Non come Genet, eh, che gli venne duro, alla vista di quei bei soldati muscolosi della Wehrmacht. Capii immediatamente cosa intendeva Céline con la sua storia del colonnello che crepava all'inizio del romanzo, con i fantaccini che se la ridevano tra loro. Céline, è divertente. Allen Ginsberg, il re dei babà, voleva assolutamente incontrarlo. Ma Céline si era barricato a Meudon con i suoi cani randagi e sua moglie. Ginsberg aveva attraversato tutta Parigi alla ricerca del maestro. Stanco morto, arriva a Meudon e bussa alla porta. Céline apre, e Ginsberg gli dice che ha attraversato l'Atlantico per vedere il suo ispiratore e maestro. Céline lo guarda sospettoso e gli chiede se è ebreo. Ginsberg dice di sì. Céline chiude la porta. Quindici minuti dopo, la porta si apre e Céline sguinzaglia i suoi due pastori tedeschi addosso a Ginsberg ... Io, io non sono antisemita. Sono stufo di queste domande. Nel mio gruppo ho due cattolici e un ebreo. Vivo persino nel quartiere ebraico ortodosso di Manchester "




Come mai un personaggio appassionato di letteratura come te non ha mai provato a scrivere un romanzo?

“Non sarei mai al livello dei migliori, non sarò mai Louis-Ferdinand Céline, Evelyn Waugh o Ray Bradbury. Perché inquinare il mondo con un pessimo libro? Guarda, sto rileggendo Nord, di quel caro, buon vecchio Céline. Come vuoi poter arrivare quel livello? Impossibile”.

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Da un suggerimento di Matthyas.


1 commento:

judenfrei ha detto...

Che goduria leggere del Maestro che sguinzaglia i cani appresso al giudeo ginsberg, se incontrerò quel coglione giudeizzato qui intervistato farò altrettanto.. questo minchione non ha capito nulla di Celine, sta solo cercando di spalargli merda sopra... " grossi stronzi " le SS?? Grossi stronzi erano i ragazzi francesi mandati a morire contro Hitler per la gloria del giudeo, ecco cosa diceva il Maestro Celine, non le minchiate di sto gran sacco di merda. Il primo libro di Celine che ho letto è stato " bagatelle per un massacro " , queste che son medaglie... questi che son libri.. questo è parlar chiaro.. mark smith continua a ciucciare i cazzi circoncisi che con me non è aria..