lunedì 11 luglio 2011

"Banda di marionette" di Alberto Bassetti e Alessandro Cavoli...




... e la recensione di Marcantonio Luicidi:

Céline, il sogno dell’uomo in rivolta
Dagli ultimi giorni di un gigante delle lettere francesi, un dramma di Alberto Bassetti costruito come una serie di flash-back del Novecento

Non è ancora perfetto, mancano dei passaggi, dei punti di snodo, ma il testo scritto da Alberto Bassetti su Louis-Ferdinand Céline, Banda di marionette, c’è, esiste, ha una sua forza e una sua originalità. L’ha messo in scena l’altro giorno un giovane regista, Alessandro Cavoli, al teatro dei Comici, palcoscenico piccolo ma molto elegante all’interno del secentesco palazzo romano di Santa Chiara dove si trova anche la stanza, oggi una cappella, in cui morì Santa Caterina da Siena. Tuttavia palco poco adatto a uno spettacolo che, già adesso in questa messinscena provvisoria e di studio, svela ambizioni registiche ed estetiche necessitose di spazi più ampi (e forse meno segnati architettonicamente). C’è una danzatrice che qui per forza di cose non può essere valorizzata, si intuiscono perlustrazioni del cabaret anni Trenta e dei piano-bar anni Cinquanta, si afferra l’idea ancora incompiuta che attorno a uno degli scrittori più importanti, più difficili, più intelligenti degli ultimi cento anni, del quale il prossimo primo luglio ricorrerà il cinquantenario della morte, autore e regista intendono fare girare una visione del Novecento. Quindi per osservare il risultato reale dell’operazione si dovrà aspettare la stagione prossima e un palcoscenico diverso, tenendosi per ora stretta la soddisfazione di potere assistere per una volta a un vero work-in-progress che si sostanzia con dimostrazioni al pubblico dello stato dell’arte.

Bassetti parte dagli ultimi giorni di Céline che ha appena terminato il romanzo Rigodon e sente la fine approssimarsi. Un uomo “contro” fino all’ultimo, un pessimo carattere che attacca e deride l’umanità intera. Un uomo in rivolta, ergo un ottimista in verità, e non un pessimista come si tende a credere, giacché è del primo la disperazione causata dallo iato fra l’altezza alla quale pone le potenzialità umane e la bassezza dei comportamenti individuali e collettivi. Il vero pessimista esercita la rinuncia, non la lotta; vive nell’avvilimento e nella convinzione che gli esseri umani non sono redimibili, ritiene ogni tentativo anche violento e sprezzante di svegliare le coscienze inutile, addirittura ridicolo. Céline il sognatore quindi il combattente, lo scrittore che giudica la codardia il miglior modo di evitare le guerre e i loro orrori, si dipana durante lo spettacolo mediante una serie di flash-back: illuminazioni brevi d’episodi biografici racchiusi in scene indipendenti - l’arruolamento come volontario nella Grande guerra, gli episodi con le mogli, le amanti, gli ammiratori, i detrattori, i giornalisti, la stesura della sua tesi di laurea sul dottor Semmelweiss, lo scienziato che studiò la febbre puerperale e passò alla storia come “il salvatore delle madri”.

Ancora manca un approfondimento sul Céline viaggiatore per il mondo e soprattutto medico dei poveri a Montmartre, passaggi fondamentali nella formazione del suo pensiero. Ma questi aspetti verranno sviluppati drammaturgicamente e registicamente in previsione della messinscena invernale. Il regista Alessandro Cavoli è anche l’interprete di Céline e rischia d’innamorarsi del suo personaggio perdendone il controllo e finendo per condannarlo a uno status troppo prevedibile di poeta maledetto. Viceversa darà gran prova della sua arte se troverà un equilibrio, se saprà restituire un’idea complessa del personaggio. Sembra invece già più padrona dei suoi personaggi Maria Teresa Pintus, impegnata nel doppio ruolo dell’ultima moglie Lucette Almanzor e, con una sensualità molto spiritosa, dell’amante americana Elizabeth Craig che Céline aveva soprannominato l’Imperatrice e alla quale dedicò il Viaggio al termine della notte. Lavorano anche Ugo Carlini, Mattia Caroli, Gianni Tudino, Cristiana Vindice e la danzatrice Eleonora Cantarini.

di Marcantonio Lucidi

3 giugno 2011

http://www.avvenimentionline.it/content/view/4039/187/

2 commenti:

stefanofiorucci ha detto...

Qualcuno vi ha assistito?

johnny doe ha detto...

Beh,non credo proprio che Céline volesse redimere alcunchè,tantomeno l'umanità.
Sognava un mondo altro.C'est tout.
Che fosse un ottimista è convinzione rispettabile ma molto personale,a meno che non s'intenda per pessimista uno che balla allegramente sull'orlo dell'abisso,quindi un grande ottimista.