sabato 14 maggio 2011

Lettere inedite di Céline in asta... i dubbi di Marina Alberghini, biografa di Céline

Come sapete, si stanno tenendo in Francia diverse aste di materiale céliniano, tra le quali:


Parigi, 9 mag. - (Adnkronos) - Un gruppo di una quarantina di lettere autografe inedite di Louis-Ferdinand Celine (1894-1961), indirizzate tra il 1939 e il 1948 al dottor Alexandre Gentil, che fu un intimo amico dello scrittore francese, saranno messe all'asta dalla casa Artcurial a Parigi domani, martedi' 10 maggio. L'insieme di 120 pagine, stimato tra 90.000 e 100.000 euro, e' considerato importante per la comprensione degli 'anni neri' di Celine, la sua fuga dalla Francia nel 1944, l'imprigionamento in Danimarca fino al 1947 e poi l'esilio sul Baltico fino al 1951.

Fin qui la notizia. Abbiamo ricevuto dall'amica Marina Alberghini la seguente comunicazione, che pubblichiamo:


Amici, ho mandato questa al Giornale. Per me le famose lettere inedite-scovate dai famigliari di questo Gentil -mai sentito nominare!- nella spazzatura, sono un falso, o Céline era fuori di testa...
Comunque il prezzo d’ asta partiva da 100.000 euro...

Ciao a tutti!

_________________________


All’attenzione del dott. Daniele Abbiati. E per conoscenza al Direttore.

Gentile Abbiati,

credo che non servirà a nulla, ma vorrei rilevare , a proposito del contenuto delle lettere inedite di Louis- Ferdinand Céline (come dal Suo “Le confessioni di Céline ...”del 7 maggio scorso,) molte inesattezze e questo forte del mio essere la prima biografa italiana di Céline , autrice di “Louis- Ferdinand Céline, gatto randagio”-Mursia, di 1200 pagine, .-la più aggiornata dopo le francesi molto datate.

-In primis devo dire che mai ho trovato che Céline chiamasse la moglie Georgette, semmai Arlette.

-Il signor Birger Bartholin era un coreografo danese ,che Céline nella corrispondenza chiamerà Billy, e che , nell’ esilio danese, aiutò la moglie di Céline ,Lucette, a dare lezioni di danza sotto falso nome. Céline era infatti in incognito e tuttavia per una spiata il 17 dicembre 1945 fu arrestato,quindi non è che scrivesse tante lettere, salvo che alla sua segretaria Maria Canavaggia, e al suo avvocato Mikkelsen.E certamente non le firmava.

-Céline a Copenaghen non era ospite di Bartholin, ma della danzatrice Karen Maria Jensen, sua ex amante , che era assente dalla Danimarca. Precisamente a Ved Stranden20.


-Neppure risulta che Céline all’ epoca sapesse niente di Buchenwald e dei “campi”, lo venne a sapere molto più tardi, a metà degli anni ’50 quando era tornato in Francia.tra l’ altro dei campi chi lo sapeva, all’ epoca? nessuno.

-Mai trovato nelle ricerche e nei colloqui con amici dello scrittore e con i migliori saggisti francesi, un riferimento a questo amico medico Alexandre Gentil, tanto più nel ’45. Céline diffidava enormemente dei suoi confratelli medici e non ne frequentava nessuno.Aveva fiducia solo nel ginecologo Tailhefer,di Parigi, al quale fece visitare Lucette al ritorno in Francia.

-Céline non pronostica la fine di Denoel, avvenuta il 2 dicembre del ’45,anche se lo aveva spesso messo in guardia, , la viene a sapere dalla sua segretaria l’ 8 dicembre.


-Assolutamente assurdo il dire che Céline aveva nostalgia “delle Americhe”...egli odiò sempre l’ America,anzi, gli USA, un paese che definiva” privo di ogni vita spirituale”.In particolare odiò New York...diceva che degli americani si salvava solo Topolino!Nel Voyage distrugge il mito americano, figurarsi se ne aveva nostalgia!

-Céline mai ha parlato di “odio”per il genere umano.lo lasciava ai comunisti.Lui ha dedicato la vita a stanare e denunciare il Potere, appunto perché non odiava gli uomini, oltre al fatto che era un medico premuroso e tenerissimo e che curava gratis.Lui credeva in un riscatto dell’ uomo attraverso l’ Arte, la Poesia, la bellezza, la Cultura.

-Inoltre è inesatto dire che a Meudon egli fosse poverissimo,e vivesse di pensione, era riuscito a riscattarsi attraverso l’ opera,con riedizioni dei suoi libri e la nuova Trilogia del Nord, acquistata da Gallimard e che gli fruttò parecchi milioni.Le lettere a Gallimard mostrano un vero Arpagone, se non si sapesse che egli si sentiva vicino alla morte e voleva lasciare la moglie adorata, Lucette Almansor, in buone condizioni finanziarie.

Da tutto questo emerge che ci sono veramente molte inesattezze in queste famose lettere, che mi lasciano molto perplessa .

Un cordiale saluto

Marina Alberghini

13 commenti:

guignol ha detto...

ma io dico:" Lucette non potrebbe dire qualcosa su questa faccenda?".
intervenire ogni tanto no?

stefanofiorucci ha detto...

Tra le mie note ho appuntato:

GENTIL Alexandre: Conosciuto al Val-de-Grace, testimonierà in suo favore.

Dovrei ricercare come avevo fatto a scrivermi quest'appunto e da quale libro l'avevo estrapolato. Forse lettere a marie canavaggia.

Sui campi di concentramento ne potremmo discutere a vita. È più probabile che sapesse.

Cmq, imho, bollarle come false senza neanche averle visionate, forse è un po' eccessivo.

stefanofiorucci ha detto...

p.45 Lettere a marie canavaggia


"Ho anche un ottimo amico, un chirurgo di grande affidamento
e saggezza il Dr GENTIL 2 R.J. Kablé Nogent sur Marne Seine
Tremblay 02-29. In caso di difficoltà chiamarlo. Lo avviso

p.46

13
Alexandre Gentil, conosciuto da Celine durante la sua ospedalizzazione
al Val-de-Gràce (1914). L'amicizia tra i due si mantiene durante gli anni
d'esilio dello scrittore. Il dottor Gentil sarà chiamato come testimone a difesa durante il processo intentato a Celine dalla Giustizia francese.

p.47

Il nostro Gentil confratello6 indubbiamente sta facendo del suo meglio [...]
P.49
6.Il dottor Gentil.

p.59

Mercoledì. H o appena ricevuto una lettera di Gentil [...]

p.60
Gentil
mi segnala che l'aria in Francia è ancora parecchio malsana [...]
H o ricevuto una lettera dal mio
amico americano (attraverso Gentil) ma non l'ho ancora in mano. 9

p.61
Lettera di Jo Varenne, trasmessa a Céline dal dott. Gentil

p.66 Citato nella nota 6

stefanofiorucci ha detto...

Gergette sembrerebbe essere il secondo nome di battesimo di "Lucette", nata Lucie Georgette ALMANZOR.

Sul Figaro altre info:

«Je renierai les hommes »

Céline ne rentrera en France que sept ans et trois livres plus tard, après avoir connu la prison et la réclusion forcée au Danemark. Gentil est l'un de ses premiers correspondants. Craignant d'être découvert, Céline signe ses lettres sous le pseudonyme d'Henri Courtial, personnage de Mort à crédit, change aussi d'adresse postale.

Depuis sa geôle de Copenhague, alors qu'il se plaint de son isolement moral et intellectuel, il se confie: «Dans une autre vie, je t'assure que je ne me dévouerai plus pour personne. Je me ferai un passeport animal. J'irai à quatre pattes. Je renierai les hommes.» Sa paranoïa grandit avec son sentiment de solitude. Il transforme son écriture, signe du nom de jeune fille de sa femme, Lucette Almanzor, comme dans cette lettre du 30 août 1945, où il annonce la mort de sa mère, puis il devient «Lucie» et Lucette prend le pseudo «Georgette».

Céline éructe, dans bien des lettres, ici contre son ami, le peintre Gen Paul, «dans la tradition des peintres ivrognes et maudits (…). Monstrueux égoïste délirant et l'esprit du mal, c'est le diable». Là, contre Elsa Triolet, «une mièvre petite conne ! Quel salsifis son jus pas plus que son mari Aragon !» Et même contre sa secrétaire, «admirable mais imbaisable» (à n'y plus rien comprendre).

Une photo portrait de l'écrivain prise par la police allemande en 1944 figure dans le lot, un document rare, uniquement reproduit dans le livre de François Gibault, gardien du temple célinien. La Revue des deux mondes, que Céline lut beaucoup durant cette période, d'après sa correspondance avec Gentil, s'est d'ores et déjà manifestée pour publier ces lettres. L'ayant droit, la société d'édition Gallimard, a donné son feu vert. Mais il faut encore l'accord de l'acheteur. Les candidats sont nombreux.

http://www.lefigaro.fr/livres/2011/05/04/03005-20110504ARTFIG00634-celine-tel-qu-en-lui-meme.php

Guignol67 ha detto...

grazie Stefano, prezioso e puntuale come sempre...

A Lombardi ha detto...

Gentil è citato anche in Almeras, che sicuramente la Alberghini ha letto.

@Stefano

Sui campi di concentramento (intesi come luoghi "di sterminio"), se l'"è più probabile che sapesse" riguarda il pre-1945 non credo proprio, visto che sino a quell'epoca alla massa erano solo voci, che potevano essere prese o come vere o come "greuelpropaganda" a seconda dell'individuo che le ascoltava. E anche a Céline che massa non era non credo che gli siano stati consegnati dossier sui campi...

Invece se ci si riferisce al periodo anche immediatamente post-1945, fu cura degli americani in particolare provvedere a dare diffusione della "scoperta", attraverso ogni media disponibile all'epoca, compresi filmati girati sul posto dall'US Army, nel caso di Auschwitz. A scopo di ricerca di documentazione, ricordiamo che fu inviato dai servizi segreti americani dell'epoca (OSS) a esaminare gli archivi video tedeschi catturati anche il famoso regista John Ford.

Comunque, l'errore su Gentil è indice di una risposta scritta sul tamburo dalla Alberghini "per troppo amore" di Céline, cosa che purtroppo contrasta con l'accuratezza; esiste tuttavia l'errore opposto (e non mi riferisco a un giovane entusiasta come te, Stefano; noto con piacere tra l'altro che hai imparato a intervenire senza essere inutilmente aggressivo e apodittico come in passato; ne sono veramente felice, soprattutto per te, ma anche per noi che possiamo leggere le tue interessanti note), ossia quello dei Germinario che cavillano per notazioni le tesi che hanno già deciso a priori da tempo, spesso sulla base di una "cultura céliniana" che magari è 1/100 di quella della Alberghini.

Anonimo ha detto...

oggi 15 maggio omaggio a Viaggio al termine della notte al salone del libro di Torino
Meridiano

johnny doe ha detto...

La Albeghini: "Mai trovato nelle ricerche e nei colloqui con amici dello scrittore e con i migliori saggisti francesi, un riferimento a questo amico medico Alexandre Gentil, tanto più nel ’45"


Nella lettera a Marie Canavaggia del 25\10\1945,pag.47,si legge:

....il nostro Gentil confratello indubbiamente sta facendo del suo meglio,ma questo meglio,la penso come lei,non cambierà nulla per quanto mi riguarda..."
(come riportato anche da Stefano Fiorucci)

Ora,mi è difficile comprendere come una ricercatrice,pur con il troppo amore per LFC, possa fare certe affermazioni,viste le numerose citazioni di cui è oggetto Gentil.
Non me l'aspettavo.Peccato.
E grazie a iorucci per la documentazione.

Daniz ha detto...

Non sono un grande "epistolefilo" ma dalle annotazioni di alcuni commentatori pare chiaro che la Alberghini stia imbarcando un po' d'acqua.
Sinceramente, non trovo puntuale nemmeno la sua osservazione Céline-America perché non era completamente negativa, visto che Céline adorava la fisicità, il vitalismo americano, pur deprecandone la scarsa spiritualità e l'abbrutimento fordiano.
Sulla filantropia, sì, ognun lo sa, che Céline curasse gratis, fosse un filantropo... ecc... ma non era certo un santino per votar ceri, né un alchimista del bene assoluto...
Inizio a pensare che le riserve sulla Alberghini, dapprima diagnosticate come agiografiche, si stiano lentamente rivelando a letture più attente; anche della sua poderosa e bella biografia del Gatto randagio.

Sollevo per finire questa riflessione.
Le biografie somigliano ai saggi scientifici, specie nel caso in cui, come la biografia di Gibault, c'è stato l'ausilio di persone così presenti e vicine dell'autore.
Se quella di Gibault è la più documentata, la più ricca di testimonianze e informazioni, perché, perché continuare la proliferazione di biografie in italiano polacco russo greco latino? si traduce quella (è la più scientifica) e buonanotte al secchio.
(so ovviamente che la mole non è da ridere, ma per me l'Interpretazione dei sogni di Freud è una; la teoria della relatività è una; e le biografie sono dei saggi scientifici)
un saluto

Admin ha detto...

@Daniz; purtroppo secondo me nessuna casa editrice tra le maggiori o medie avrebbe interesse a pubblicare un'altra monumentale biografia su Céline. E per un piccolo editore, stampare un libro di 1.200 pagine (+ costo traduzione) sarebbe suicida.

Daniz ha detto...

Tra l'altro, se ci pensate, una delle più belle intuizioni céliniane, è quella di considerare l'uomo un ibrido, che non accetta la sua bastardaggine. L'uomo, per Céline, si accetta solo come massima virtù, come pienezza; oppure come reiezione.
E' quello che praticamente si fa con lui, non si accettano le sue contraddizioni di uomo e anche di scrittore e pensatore, al che lo si trasforma o in un'anima bella o in un paria sozzo bollato d'infamia.
Insomma, o una scoria radioattiva, o un pollice verde.

Obiettivo di un buon biografo secondo me è cercare, per quanto impossibile, di ridargli una connotazione umana.

Daniz ha detto...

@Andrea
Sui costi e sul lato pratico ti do tutte le ragioni di sto mondo. Purtroppo però, così, queste traduzioni mi sembrano un tantino oziose visto che sempre da Gibault si irradiano e vuoi o no non possono oltrepassare i confini teorico-documentali imposti da quella biografia.
Purtroppo, siamo sempre a capo da piedi.

PS: Rendo merito a Guignol che predisse che almeno in italia l'Einaudi e le maggiori case editrici non avrebbero mosso un dito per il cinquantenario dalla morte.

johnny doe ha detto...

Vere sono le osservazioni di Daniz e di Andrea,ma ritornando al post,io resto ancora stupefatto dalla toppata dell'Alberghini,da nulla giustificabile,per una ricercatrice.Più che di suoi dubbi si tratta di sue apodittiche certezze.(errate)
Sulle biografie in generale,non so se possono considerarsi un lavoro scientifico,specie per soggetti molto controversi il cui pensiero ancora influenza l'attualità (LFC ne è l'esempio),ma in linea di principio ritengo utile una biografia che presenti elementi nuovi rispetto alle precedenti.

Quanto a LFC,e come per altro qualsiasi uomo,si tende sempre a dividerlo in due,a separar grano dal loglio.
Si può fare a tavolino,sul tavolo dell'obitorio,ma mai nella vita.
Si prende tutto il pacco o nulla,il principio di non contraddizione per l'essere è un'utopia.
Se Cèline,come altri,non fosse stato l'uomo che era non avrebbe potuto essere lo scrittore che è.