mercoledì 24 marzo 2010

Pantomima per un'altra volta, di Alberto Carrara


Pantomima per un'altra volta
di Alberto Carrara, da Profili di scrittori, Edizioni Letture.

LA PRIGIONE-GABBIA E LA RIVINCITA DELLA FANTASIA

Féerie pour une autre fois è la narrazione delle disavventure di fine-guerra. Gia all’inizio del libro, con i primi sospetti, le avvisaglie esplicite di una grande caccia collettiva al <<>> (come era avvenuto sull’Amiral Bragueton), si hanno gia nettamente tutte le coordinate del libro.
Anzitutto le coordinate temporali. Il libro è, in effetti, un continuo gioco di andirivieni. Céline lo scrive durante la sua prigionia alla fine della guerra e parla della sua situazione passata la quale è soprattutto paura per gli avvenimenti futuri che lo aspettano. Il tempo è cosi imbrogliato da questo andirivieni, complicato oltretutto dal fatto che l’esilio danese non é raccontato ma viene soltanto accennato come un dato implicito. Anche le coordinate spaziali subiscono, qui, da questa
partlicolare situazione, un’accentuazione nuova. Gli ambienti chiusi sono questi: l’appartamento di Montmartre, e, soprattutto, la prigione nella quale scrive il libro. L’appartamento di Montmartre deve la reclusione, piu che alla ristrettezza fisica, all’assalto coordinato e generale dall’esterno. Tutti vogliono uccidere Céline e perciò l'appartamento si trasforma in una estrema difesa con la quale arginare l’invasione.
Ma il vero punto di riferimento del tema <<>> é la prigione nella quale Céline scrive il libro. La parola che ritorna piu spesso, talvolta in maniera quasi ossessiva, é <<>>.
La prigione-gabbia è il vero punto di riferimento col quale si misura il racconto. Non solo, ma il "buco" danese é la stanza piu piccola e piu soffocante di tutte quelle che Céline ha incontrato finora: è il punto piii basso di una parabola discendente.
l'estrema ristrettezza dello spazio chiuso va insieme con l’acutizzarsi del catastrofismo. Celine é davvero solo contro tutti. Tutta la Francia, tutto il mondo, in qualche modo, é sulle sue tracce. La radio ne parla, tutto il quartiere ammicca. Chi viene a trovarlo ha la netta impressione di gustare, in anticipo, lo spettacolo di un futuro impiccato. Ritroviamo anche il fisico e le sue crisi, le sue esplosioni. Céline ha una preferenza speciale per le malattie piu disastrose, il cancro specialmente.
In un'impressionante invettiva contro il lettore racconta la scoperta di un cancro all'ano.
Ma anche stavolta ci imbattiamo in alcuni temi alternativi. Al chiuso si oppone l'aperto, alla catastrofe la vittoria. L’autore infatti sogna di far costruire in riva al mare una villa piena di aria, di sole, di lusso, con uno stuolo di servitori. Tutto
questo sarà possibile anche perché Céline sogna una rivincita letteraria: Féerie si vende, tutti corrono a comprarla, l’autore si arricchisce, si ha il rovesciamento della sua situazione di perseguitato. Ma è da notare come la vittoria é tutta fantastica. Non solo, ma si tratta di una vittoria letteraria su una persecuzione politica. Ciò comunque fa emergere la funzione insostituibile della fantasia. Anche durante la fase <<>> il racconto. E' la funzione della lente deformante. Per questo la cronaca degli avvenimenti e di fattosempre una cronaca di catastroii: <<>> (Féerie pag 27). ·

RIPETIZIONE CICLICA SENZA SENSO
Anche per questo si puo dire che in Féerie è un po’ assente, o addirittura sta sparendo, la storia. I primi romanzi, pur conoscendo vari ritorni ciclici (il Viaggio era esemplare da questo punto di vista), avevano però anche, all’interno del cerchio, una storia reale, con un suo sviluppo, una sua linearità. Ora la densità della "storia" quasi non esiste piu. Mentre invece, si afferma la ciclicità vuota dell’esistenza. La vita è diventata, nella cupa ristrettezza dello spazio, pura e semplice ripetizione indefinita della stessa situazione: <<>> (Féerie 48).
Anche il linguaggio si adegua. Prevale, ancora ossessivamente, l’invettiva, l’attacco. E nelle invettive, gli stessi temi ritornano continuamente. Cosi la convinzione di essere braccato, il racconto della sottrazione dei suoi oggetti personali, il ricordo della sua azione eroica nel 1914, durante la prima guerra mondiale, le incoerenze dei suoi accusatori... Celine non fa che parlare sempre, furiosamente,delle stesse cose.
Un’altra caratteristica di questo linguaggio, oltre al ritorno ciclico dei temi,è la tendenza all’identificazione. Spesso Celine si proietta, si immedesima in altri,si mette nella loro situazione. E, se si vuole, un sottocaso di questa mania del double che è tipica del Nostro e che qui ha raggiunto punte quasi parossistiche. Interessante è il processo incrociato con gli animali. Celine e i suoi personaggi assumono spesso movenze animali e gli animali hanno spesso comportamenti umani. Predo-minano i cani. Celine <<>>; gli altri sono cani e non gli lasciano tregua.Lo scontro con gli altri e spesso una gara a chi abbaia pin forte. Dei cani, dei molossi, lo inseguono.
Ma c’e anche l’altra immagine, dove il processo di identificazione serve a una espansione liberante. Allora abbiamo soprattutto il gatto, immagine alternativa al cane. E Bebert, il gatto di Celine è un gatto che "diventa" essere umano. Con lui si parla. Vuole la passeggiata serale, si lamenta se la passeggiata non c’é. Non vuole mai uscire solo. Cane/gatto é cosi la proiezione sugli animali del mondo nero dell'autore e del suo rovescio rosa. L’ultima parte del libro é dominata dalla figura di Jules, lo scultore. è un altro dei grandi personaggi celiniani, sulla linea di Courtial des Pcrcircs e di Sosthénc. Ritroviamo qui infatti alcuni tratti tipici. Una certa esasperazione fisica e psichica: è senza gambe, con malattie anomale, é violento e spesso caccia via furiosamente i personaggi che invadono i1 suo atelier. E insomma un personaggio-simbolo dol mondo celiniano, sia perché fa da punto di riferimcnto ai temi (il chiuso, l'asfissia fisica e eccessiva..) che conosciamo, sia perché esso consente un parallelo con Céline stesso che é molto significativo: <<>> (Féerie 260).

Testo segnalato e inviato da Davide Ruffini, che ringraziamo!

5 commenti:

guignol ha detto...

grazie Davide, così mi fai venire ancora di più il nervoso per un libro che non trovo in italiano...però non mollo!
grazie ciao

Meridiano ha detto...

Su Pantomima sospendo il giudizio perché l'ho letto "solo" una volta. Non è roba semplice, questo è chiaro. Ma ha degli spunti da Céline al top.

Davide Ruffini ha detto...

ma non l'ho letto nemmeno io! figurati che paradossi!
in realtà l'ho trovato in una biblioteca e l'ho cominciato a leggere lì. siccome però meridiano ha ragione da vendere e la Pantomima tutto è fuorché un testo semplice... ho resistito qualche pagina poi ho mollato. céline si legge da solo! puoi fare una cosa sola, e con silenzio attorno.
mica stiamo leggendo la Tenia, o camus.
non dispero però di trovarlo un giorno per caso in una bancarella o alla feltrinelli, ristampato
(guignol, nn ci rassegnamo!)

saluti

stefanofiorucci ha detto...
Questo commento è stato eliminato dall'autore.
guignol ha detto...

mi sa che comincerò a girare le biblioteche della mia città, chissà che un qualche avanzo di decenni fa sia nascosto su uno scaffale e mi stia aspettando...
ciao Davide