mercoledì 16 dicembre 2009

L’ultimo Bolaño, innamorato di Céline


L’ultimo Bolaño, innamorato di Céline


| Cultura | Giordano Tedoldi
Pubblicato il giorno: 15/12/09 Libero-news


Dalla morte avvenuta nel 2003, la considerazione critica e l’interesse per la vita e l’opera dello scrittore Roberto Bolaño, nato nel 1953 a Santiago del Cile, continua a intensificarsi. L’autoritratto dello scrittore, che pure detestava il genere autobiografico sopra ogni cosa, si precisa con la recente pubblicazione delle sue ultime interviste, uscite in Inghilterra per i tipi dell’editore Melville House con il titolo Roberto Bolaño: The Last Interview, frutto delle conversazioni con la giornalista Monica Maristain su e giù per l’America latina, mentre Bolaño, consapevole della fine imminente per una grave patologia al fegato, portava a compimento il gigantesco 2666 (da poco pubblicato in Italia in una nuova edizione da Adelphi) il romanzo estremo, riassuntivo di tutta la sua poetica.

Desiderio segreto
Nelle interviste con la Maristain dichiarava: «Avrei preferito fare il detective piuttosto che lo scrittore». Ma nel 2002, con la giornalista Carmen Boullosa per la rivista Bomb, deponeva la maschera surreale e irriverente per rivelare i suoi gusti e le sue idiosincrasie letterarie: «Sono molto interessato alla letteratura americana del 1880, specialmente Twain e Melville. E la poesia di Emily Dickinson e Whitman. Mentre da adolescente ho attraversato una fase in cui leggevo solo Poe». E a gennaio Adelphi pubblicherà Tra parentesi (pp. 320, traduzione di Maria Nicola), antologia di interventi per giornali e riviste, saggi, discorsi, in cui Bolaño scrive: «Tutti gli scrittori americani, inclusi quelli che scrivono in spagnolo, a un certo momento delle loro vite colgono all’orizzonte i bagliori di due libri, che sono due strade, due strutture e due argomenti. A volte: due destini. Uno è Moby Dick di Melville e l’altro Le Avventure di Huckleberry Finn di Mark Twain». L’ammirazione per Twain è così grande che aggiunge: «Tutto quello che hanno scritto Faulkner e Hemingway, e tutto quello che avrebbero voluto scrivere, può stare in una pagina di Huckleberry Finn». Mentre William Bourroughs «è un santo che ha avvicinato tutta la malvagità del mondo perché aveva la delicatezza e l’imprudenza di non chiudere mai la porta». Ma il detective mancato che era in lui lo spingeva a divorare anche la letteratura hard-boiled di Raymond Chandler e Dashiell Hammett, mentre nella fantascienza di Philip K. Dick vedeva «un profeta all’opera».

In un saggio dal titolo Consigli sull’arte di scrivere racconti Bolaño elabora un manuale in dodici punti. Al numero quattro: «Occorre leggere Juan Rulfo e Augusto Monterroso». Monterroso (1921-2003) era uno scrittore guatemalteco famoso per il racconto Il Dinosauro, il cui testo completo è: «Quando si svegliò, il dinosauro era ancora là». Lo stesso Monterroso ricordò che i critici lo attaccarono, dicendo che Il Dinosauro non era un racconto e lui rispose: «No, infatti, è un romanzo». Ma torniamo al manuale di scrittura di Bolaño. Al numero dieci: «Pensa bene al punto nove. Pensa e riflettici. Hai ancora tempo. Pensa al punto numero nove. Nella misura in cui ti è possibile, fallo in ginocchio».

Grande amore anche per la letteratura francese, da Voltaire ai surrealisti. «Mi piace Pascal, il suo modo di affrontare la morte, la sua lotta contro la melanconia. E l’ingenuità utopistica di Fourier. E tutta la prosa, tipicamente anonima, degli scrittori di corte, anatomisti, manieristi, che conduce alle interminabili caverne del Marchese de Sade». Il Dizionario Filosofico di Voltaire è giudicato «uno dei pochi libri che mi hanno cambiato la vita». Mentre tra i moderni l’opera più importante è Nadja di André Breton, il cui manifesto surrealista ispirò a Bolaño il proprio «manifesto infrarealista».

Radicale il giudizio su Céline: «È l’unico autore di cui penso che sia stato al tempo stesso un grande scrittore e un figlio di puttana. Proprio un essere umano abietto. Si stenta a credere che i suoi momenti più gelidamente ripugnanti sembrino coperti da un’aura di nobiltà, il che si può attribuire solo alla potenza delle parole». Bolaño era anche un vorace lettore di filosofia, specialmente i lapidari aforismi di Wittgenstein (il cui Tractatus giudicava tra i 5 libri più importanti di sempre) e del misconosciuto filosofo tedesco del ’700 Georg Christoph Lichtenberg, le cui massime «giocano con l’umorismo e la curiosità, i due elementi più importanti dell’intelligenza. I suoi aforismi anticipano Kafka e la migliore letteratura del ventesimo secolo». E c’è da credergli, incontrando perle come questa: «Non c’è merce più strana dei libri: stampati da gente che non li capisce, venduti da gente che non li capisce, rilegati e recensiti e letti da gente che non li capisce, e ora persino scritti da gente che non li capisce». Non per caso Bolaño lo definiva l’autore «di un capolavoro di commedia nera».

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Céline come al solito fa sempre discutere: come vorremmo che fossero rispettate le idee del Nostro, rispetteremo ovviamente il parere espresso da Roberto Bolaño del Céline "uomo"... anche se temiamo che il giudizio di Bolaño, come spesso accade, sia riferito più ad una "idea" di Céline, che non alla reale biografia dello scrittore francese.

Andrea

13 commenti:

guignoll ha detto...

...sono d'accordo pienamente con te...non capisco perché le idee di Céline sono più soggette al disprezzo comune, più di quelle di tanti altri...
D'altro canto penso che lui sia stato troppo "avanti" e questo lo penso sempre di più ogni giorno, ogni volta che leggo qualcosa di lui...
Meno male che c'è questo blog...
GRAZIE

Il signorx ha detto...

"guignoll ha detto... non capisco perché le idee di Céline sono più soggette al disprezzo comune, più di quelle di tanti altri..."

la mia risposta è semplice; la vita morale (e Letteraria) di Cèline stabilisce il distacco incolmabile tra uno spirito di prim'ordine e le tonnellate e tonnellate di terz'ordine!
questi ultimi... fatti esercitare quelle che si chiamano professioni, ovvero "costruire spilli per inculare le mosche"
saluti

Sisyphus ha detto...

però se ci pensate bene, di un articolo del genere cosa resta? Le parole su Céline. E' sempre così. Tu metti in fila dieci dannati geni e qual è l'unico che stecca nel coro, Louis Ferdinand Céline. Ecco perché nessuno legge più Mark Twain e compra a peso d'oro i libri del parigino. Volenti o nolenti ci si deve confrontare con lui.

Davide Ruffini ha detto...

infatti Sisyphus ha ragione, tutti alla fine si confrontano con Céline. risulta inevitabile per via della sua capacità di scrittura. si discute pur sempre di letteratura in fin dei conti.
per quanto riguarda il signor Bolano credo davvero che le sue parole abbiano un peso tendenzialmente vicino alla frutta. nn si può liquidare questo scrittore in due battute! gli piacerebbe! immaginate quanti problemi toglierebbe ai "concorrenti" l'oblio di Céline. la sua complessità va sviscerata e guardata a fondo, è scorretto passare un po' la scopa, un po' il lustro a questo autore immortale. "Céline figlio di puttana" mi fa ridere, specie se penso alla merda che grava sopra la testa di tanti autori acclarati e acclamati e quanta correttezza e fedeltà abbia dimostrato Céline nei confronti dell'amicizia vera, della povertà, della genuinità dei bambini e degli animali. Céline, per dirne una, anche dopo la fama mondiale dei suoi primi romanzi non abbandonò l'editore Denoël (che si era indibitato per pubblicare il Viaggio) e alla
sua casa editrice. andate un po' a vedere che cosa fece invece Calvino scrittore ed editor Einaudi nel 1983?

guignol ha detto...

...se me lo dici tu, cosa ha fatto Calvino nel 1983, preferisco...così mi risparmio la ricerca!
Se ti va, ovvio!
Grazie ciao

Davide Ruffini ha detto...

nel 1983 l' Einaudi navigava in cattivissime acque, infatti di lì a poco ci fu lo storico patatrack che spedirà la casa editrice torinese nelle mani del gruppone Mondadori, passando per Endemol.
calvino, che ci lavorava oltre che come scrittore di punta, anche come editor, decise, subodorando puzza di bruciato, di passare a garzanti, prima ovviamente del crollo editoriale.
L'editore di Céline, Donoel, fu ucciso durante la guerra in circostanze misteriose, mentre Céline era già in Danimarca, esiliato. ecco perché poi passò a Gallimard, dopo l'amnistia e il ritorno in Francia

Sisyphus ha detto...

d'accordo con Davide. E poi Céline e Calvino sono come un tabernacolo e uno sputo. Non c'è paragone. la realtà è che Céline pur non finendo in antologie né in retrospettive pilotate ha mantenuto le sue posizioni e, cacciato dalla porta, è rientrato dalla finestra nel mondo letterario mondiale. Calvino invece pur avendo mille sponsor resta un intellettuale che trascorse il periodo della resistenza nella sua villa ligure con piscina salvo poi salire sul carro dei vincitori autoproclamandosi scrittore partigiano.

guignol ha detto...

grazie delle informazioni come al solito interessanti...
certo che voi, Davide e Sisyphus, sapete scrivere bene le cose che io mi limito a pensare, ed è bello vederle tradotte in parole scritte...
ciao e grazie

Anonimo ha detto...

FANTASTICA la CORRELAZIONE Céline-Calvino come TABERNACOLO e SPUTO !!!
Il noiosissimo e insulso Calvino non sono mai stato in grado di leggerlo oltre la prima pagina.
Pavese si che era un "grande",non amato in quell'ambiente filisteo dell'Einaudi...non ha la sostanza e "ironia" di Ferdinand,ma fu coerente con la propria vita;laddove l'algido Calvino uno snob insipido di intellettuale resistenziale tutto artificioso.
Si uno SPUTO contro il TABERNACOLO di Céline.
Un abbraccio a Sisyphus.
argos

Sisyphus ha detto...

un saluto ad Argos e agli altri céliniani

Davide Ruffini ha detto...

mbè è indubbio che calvino sia stato uno scrittore ben diverso dal nostro caro ferdinand, meno dotato, ma nn per questo volevo col mio intervento dire che il ligure fosse la feccia delle lettere. nn volevo fare un confronto tra scrittori(è indiscutibile il divario a favore di céline) ma tra uomini. anche perché mi dà un enorme fastidio chi parla della vita e del Céline uomo basandosi sui pamphlet antisemiti. sempre di più le biografie, gli studi, antologie di critica sulla sua persona mettono in chiara luce aspetti davvero inediti e profondi di questa personalità. eppoi, parlare di céline come un antisemita "ortodosso",canonico, un antisemita a tutti gli effetti è davvero fuorviante per capire qualcosina in più sulla sua visione del mondo. le diciture come Céline "mangiatore di ebrei", Céline "uomo delle nevi", Céline " figlio di puttana" o di "cane" (che dir si voglia) tirano solo la volata ai prevenuti e agli imbecilli .
Per moltissimi passaggi è illuminante, a mio modo di vedere, il piccolo saggio scritto da Jean-Pierre Richard dal titolo La Nausea di Céline, in calce all'edizione Guanda di Mea Culpa-La bella Rogna. quella postfazione scoperchia bene secondo me tutte le botole del pensiero céliniano, compresi l'antisemitismo, l'autoritarismo, e la morte. molti l'avranno certamente letto, molti dovrebbero.
un saluto a tutti e grazie a guignol

guignol ha detto...

io sto leggendo Bagatelles pour un massacre e devo dire che mi sto divertendo tanto...non sono per niente "scandalizzata" del contenuto, ma certo deve aver avuto un impatto incredibile su alcuni tipi di persone...comunque a me fa tanto ridere, forse ho un senso dell'umorismo alterato...
caro Ferdinand! come avrei voluto conoscerti e porgerti i miei omaggi più sinceri!
Stai diventando la mia ossessione...Bah!

Sisyphus ha detto...

i paradossi, l'antimilitarismo, le illuminazioni e l'ironia di Louis Ferdinand Céline sono tutt'oggi, anno 2009, troppo avanti per chi si nutre di ovvio e banalità. tutto ciò che non si comprende per intero fa paura e crea un fronte comune contro. Quanto all'uomo, Céline è stato uno coerente, mentre Calvino s'era imboscato nella sua villa ligure, villa con piscina, e poi era venuto fuori a fine guerra a recitare la parte del partigiano duro e puro... perciò Céline - Calvino 2 a 0 e... partita!