sabato 6 novembre 2010

Céline, Lucette, Le Vigan e von Rundstedt




Tra i maggiori protagonisti della storia militare della seconda guerra mondiale (fu il comandante delle truppe tedesche sul fronte occidentale in Normandia e nelle Ardenne nel 1944), il Feldmaresciallo Gerd von Rundstedt (1875-1953) ha avuto anche una inusuale citazione letteraria in Rigodon, apocalittico resoconto delle peripezie di Louis-Ferdinand Céline nella Germania del 1945, stretta tra gli eserciti invasori e devastata dai bombardamenti. Céline, assieme alla moglie Lucette Almanzor, al loro gatto Bébert e all’amico e attore Le Vigan (La Vigue nel romanzo), incontrano il Generalfeldmarschall von Rundstedt sulla strada per Sigmaringen:

Qualcuno è entrato!... l’avevo visto male nell’auto, la Mercedes, adesso è lui, là, il maresciallo… Rundstedt… è solo… lo vedo da così vicino… incipriato, rugoso, ma niente rossetto alle labbra… tutti i vecchi al comando ci hanno del rossetto, non questo qui… […] Deve trovarci spassosi… per fortuna… che età ha?... la mia suppergiù… la mia, adesso… parla francese quasi senza accento, soltanto i “vous”, un po’ bruschi… Qua, adesso, si alza… “I miei omaggi, signora!” S’inchina. “Buona fortuna, amici!...” Per La Vigue e me… una piccola carezza a Bebert… e se ne va… il suo bastone sotto il braccio…

17 commenti:

Meridiano ha detto...

la forza della trilogia del Nord è che è una vero affresco dei vinti... grandioso!

Daniz ha detto...

meridiano,
perché non ti è mai piaciuto Nord?

Meridiano ha detto...

dei tre mi è risultato più di difficile lettura. Una cosa soggettiva. Se pensi che io amo alla follia Casse - Pipe che pure ha un liguaggio ruvido alla morte. ma adesso ho comprato la trilogia e li rileggerò tutti e tre (considera che Rigodon l'ho letto due volte e da un castello l'ho letto tre volte) partendo da Nord. ma dire che è quello che amo di meno vuol dire comunque che tra un libro di Sarte e Nord resta un abisso incolmabile perché per me anche una pagina tosta di Céline è una miniera d'oro di cui godere.

guignol ha detto...

...è proprio soggettivo...io ho fatto fatica con Casse-pipe, ad esempio, e con Da un castello, ma più che altro perchè è stato il primo libro di LFC che ho letto. Poi non dico che sia stato sempre facile, ma una volta capito il "giro", è stato quasi sempre tutto in discesa. Quando leggo altri autori e poi torno a Céline, mi sembra di ritornare a casa dopo un viaggio, perchè ormai il suo pensiero e la sua scrittura mi sono così familiari...e questo mi piace assai, è per me soddisfacente.

Meridiano ha detto...

però, Guignol, ti invito a rileggere casse-pipe, riprovaci, tanto sono poche pagine. Come è scritto nell'introduzione lì Céline invece che descriverti quel corpo di guardia ti prende per mano e ti ci porta in mezzo... immenso!!!

guignol ha detto...

tranquillo Meridiano, tanto rileggerò tutto con calma, ora vorrei un attimo de-célinizzarmi, anche perchè non ho più nulla di nuovo da leggere di suo, vediamo se ci riesco, però...

Daniz ha detto...

sì è soggettivo alla fine. io devo dire il Céline che amavo di più era quello di Morte a credito, ma solo perché colla Trilogia si fa più fatica. cioè, è come se con Viaggio e Morte a credito Céline avesse sconfitto tutti stando (ancora) alle regole degli altri, torcendole soltanto un pochetto. per iniziare. d'altronde quei romanzi sono di impianto ancora tradizionale.
poi Céline, colla Trilogia, si inventa altre regole, altri giochi, altri mondi... fa tutto da sé. bisogna stanarlo.
l'unica cosa misera del nostro status di lettori céliniani è che non capiremo mai davvero la sua grandezza perché noi lo leggiamo di seconda mano, trasportato dalla Francia all'Italia, per quanto bravi siano i traduttori. questi potranno riportare l'idea di una metafora, la sensazione di una didascalia, ma la commistione parola suono sostanza... livello di argot, rozzezza, dolcezza, fusione di spigoli ritmici. lì noi perdiamo tutto. e temo che anche i neofrancesi di oggi facciano fatica a ritrovarsi in mezzo a quel prosare... e Céline lo sapeva benissimo, lo aveva predetto

johnny doe ha detto...

E' sempre un esercizio difficile scegliere,io p.e.resto legato sentimentalmente al Viaggio,vuoi perchè l'ho letto a sedicianni,vuoi perchè insieme all'Ulisse è il romanzo che più ha segnato,a mio avviso, la storia letteraria del novecento,senza toglier nulla a Proust e Kafka,ma tant'è.
Subito dopo Morte a Credito,ma poi trovo lampi di pura genialità in Casse-Pipe,Rigodon...e allora...

Meridiano ha detto...

certo noi che lo leggiamo tradotto perdiamo un buon 70% della bellezza. Solo che non basterebbe nemmeno conoscere il francese per comprendere appieno Céline. Bisognerebbe conoscere l'argot. Hai detto niente!

Anonimo ha detto...

"Ulisse" di Joyce è un CESSO di romanzo artificiale illeggibile e pompatissimo. Molti lo acquistano e quasi nessuno lo legge. Il più grande in assoluto resta Céline,come grandissimo è Thomas Mann per chiarezza espressiva e Proust anche. Proust ha però a volte un carattere di saggio,comunque sempre trasparente.Noiosissimo e freddo Musil,faticoso per il ritmo senza emozione,tutto cerebrale.
Insomma il MASSIMO del NOVECENTO considero anch'io Céline.
Il PEGGIORE Joyce perchè tutto artificio senza anima...non si comprende un c. un ABISSO in confronto a Céline,Mann e Proust.
argos

Daniz ha detto...

@argos
io userei più cautela parlando di Joyce. primo perché non tutti devono scrivere alla maniera, o nelle vicinanze di Céline. secondo perché mi gioco quello che ti pare ma Céline a Joyce ha guardato eccome, l'ha letto con una attenzione riguardevole, perché non sono poche le convergenze stilistiche di partenza dei due scrittori. terzo ma non meno importante, Joyce è un grandissimo del novecento. il suo essere libro non letto è, a mio avviso, un pregio (perché dimostra il suo anti-pennivendolismo, il disinteresse per una forma di mercimonio di sé stesso).
anche io preferisco Céline a Joyce, e preferisco anche quel tipo di scrittura, ho trovato la lettura dell'ulisse un lavoro improbo, ma non si può cannoneggiarla in questo modo: è uno dei più grandi capolavori del novecento, qualsiasi angolazione assumiamo per guardarla.

johnny doe ha detto...

Fermo restando che per temperamento e gusto preferisco Cèline agli altri citati,non posso assolutamente condividere il giudizio sull'Ulisse che,tanto per dirne una,ha influenzato tutta la lettura posteriore,e di cui ho riletto varie volte molti capitoli.
Per me,è il limite massimo a cui può spingersi la scrittura ,oltre non si può andare,e lo conferma il fallimento dello stesso Joyce in Finnegan's Wake,illeggibile almeno in italiano,ma credo pure in inglese.
E non è affatto vero che l'Ulisse sia così artificiale e illeggibile.Alcuni capitoli sono una vera goduria,una volta entrati nel suo stile di scrittura.Non tutti i capitoli sono pregevoli,anche perchè i metodi di scrittura sono diversi per ognuno di essi,ma per me resta un'opera fondamentale della letteratura.

Anonimo ha detto...

Scriveva PRAZ nella sua "Storia della letteratura inglese" che il capolavoro di Joyce è quello di aver scritto un capolavoro che è capolavoro perchè "illeggibile".
Come l'ultimo film di David Lynch,quello seguente "Mulholland drive" che invece è veramente Superlativo.
Joyce era un gran furbone,con ramificate conoscenze che Céline mai avrebbe potuto avere.
E' tutto un "business" anche il romanzo.
argos

johnny doe ha detto...

Joyce ha vissuto sempre alquanto modestamente e in mezzo a molte difficoltà economiche,e in pratica l'unico aiuto nel pubblicare qualcosa lo ebbe da Pound,e precisamente "Ritratto dell'artista da giovane" su una rivista.Lo stesso Pound in seguito lo presentò ad un editore di Zurigo.
Tutta questa furberia e ramificate conoscenze gli son servite a poco e comunque questo discorso non ha nulla a che vedere con la qualità dell'opera.
Tu mi citi Praz,io te ne potrei citare mille contrari,sempre considerando che non sia la sua una semplice boutade.
Poi,sai,è anche difficile argomentare se uno esordisce dicendo che l'Ulisse è un cesso..

Anonimo ha detto...

QUI SI PARLA DI CELINE E JOYCE E' UN NANO IN CONFRONTO A CELINE.
JOYCE PIACE SOLO AGLI SNOB DA SALOTTO.
MENTRE CELINE E' RADIOSO ANCHE PER CHI NON FA LA PROFESSIONE DEL LETTERATO.
argos

Meridiano ha detto...

ragazzi, ragazzi! noi qui siamo tutti céliniani doc, questo è fuori discussione. Oltre il Maestro poi c'è tutto un mondo narrativo e lì scattano le soggettività. Mi è accaduto di proporre dei libri ad amici che non sono riusciti ad andare oltre pagina due e a volte conoscenti mi hanno caldeggiato romanzi che ho comprato e letto annoiandomi. Personalmente, Céline a parte, mi faccio prendere più dal singolo libro che dall'opera omnia di un autore. de gustibus...

johnny doe ha detto...

Già...è meglio...parliamo di Cèline...