domenica 17 maggio 2009

Quelle mille foto per scandagliare l'oggetto Céline, di Adriano Scianca - Louis-Ferdinand Céline in foto recensito sul Secolo d'Italia



Quelle mille foto per scandagliare l'oggetto Céline
di Adriano Scianca
Secolo d'Italia 17/5/2009

«Scusi, avete qualcosa di Céline?». «Certo, in fondo a destra, reparto musica». Ovvero, quando più che la scomunica ideologica può una melensa cantante canadese cui la madre, ascoltando una canzone di Hugues Aufray, ha messo quel nome così musicale: Céline (cognome: Dion). Ed ecco che alla fine del buon Louis-Ferdinand Destouches non si ricorda più nessuno. «In realtà – spiega Andrea Lombardi – è solo negli ultimi tempi che in Italia Céline è un po’ “dimenticato”. Da Arbasino a Carile, da Raboni a Rago, dagli anni '60 ai '90 molte voci della critica italiana “non del ghetto” si sono occupate di Céline, spesso con interventi di altissimo livello. E' negli ultimi tempi che la critica secondo me si appiattisce quasi esclusivamente, parlando di Céline, su antisemitismo e simili e credo più per l'involgarimento degli umani intelletti in questi tempi tormentati che per precise scelte».

E’ allora proprio per riscoprire questo straordinario autore così inquietantemente e splendidamente novecentesco che lo stesso Lombardi ha deciso di pubblicare Louis-Ferdinand Céline in foto, immagini, ricordi, interviste e saggi (Effepi Edizioni, Genova 2009, 218 pag., 85 foto in b/n, Euro 24, effepiedizioni@hotmail.com). Si tratta, come è chiaro già dal titolo, di una raccolta per immagini, sia fotografiche che letterarie, che abbiano per oggetto l’autore di Morte a credito. Quindi interviste, ricordi e saggi, per la maggior parte inediti in Italia, di Lucette Almansor, Arletty, Michel Aymé, Abel Bonnard, Arno Breker, Lucien Rebatet, Gen Paul, Ernst Jünger, ma anche interviste dello stesso Céline alla televisione e alla radio francese, e infine gli alti e bassi della critica italiana, con interventi di Marina Alberghini Pacini, Paolo Badellino, Alberto Arbasino, Gabriele Armandi, Giovanni Raboni, Carlo Bo, Alberto Rosselli, Antonio Moresco, Alessandro Piperno.

Ma se le testimonianze e gli articoli raccolti costituiscono un apparato filologico di sicuro interesse, sono in verità le interviste a risultare veramente sorprendenti. Interviste di cui si può trovare peraltro il corrispettivo filmato spulciando su YouTube, godendosi quindi lo spettacolo di questa vecchia canaglia che incalza l’intervistatore, lo spiazza, lo prende in giro con i suoi balbettamenti, le sue iperboli, la sua inimitabile presenza scenica. Gli si chiede di autodefinirsi e lui prende il largo con una digressione dal sapore fenomenologico: «Io lavoro – dice Céline – e non me ne frega nulla. Ecco esattamente quello che penso. La questione è che noi siamo i colpevoli della pubblicità. Perché è l’orrore del mondo moderno che produce la pubblicità. Dunque, io sto dalla parte della modestia. Quello che conta è l’oggetto». Sull’ostracismo abbattutosi su di lui nel dopoguerra, lo scrittore dice: «Sono riuscito a passare attraverso la più grande battuta di caccia mai organizzata nella storia, è già mica male». E ancora: «”Il nemico del genere umano”. È il mio nuovo appellativo. Sono il nemico del genere umano. Sono un genocidio platonico, verbale. Ma non importa. Sono le miserie umane che un po’ di sabbia cancella. Cito la sorella di Marat. La cosa davvero importante è pagare il droghiere».

E nella massa di aneddoti, critiche, racconti, analisi, recensioni, Lombardi non manca di dar battaglia contro critici avventati, malevoli, disinformati. E’ il caso degli accenti lombrosiani di un Antonio Moresco, che può chiedersi basito come mai «uno dei più grandi scrittori del Novecento ha questa faccia da uomo losco, corrotto, cattivo, da brutta persona, da malavitoso che è meglio tenere alla larga». C’è poi la squisita sensibilità sociale di un Alessandro Piperno, che rispetto all’ultimo Céline ridotto in miseria si mette a criticare «i leziosi foulard con cui i barboni si danno un tono». Complimenti. Rispetto a queste e altre accuse, Lombardi fa giustizia in modo puntuale e documentato, non mancando di affrontare anche i punti più controversi e sulfurei della produzione céliniana con doverosi chiarimenti e messe a punto. Insomma: scrittore visionario, eccessivo, maledetto, provocatore sì. Penna di partito o di regime no, mai. E oltre alla leggende nere sullo scrittore e sul “collaborazionista”, pian piano vanno dissolvendosi sotto il peso dei fatti anche le maldicenze sull’uomo, che quando non recitava il ruolo nichilista e un po’ scontroso che si era ritagliato per sé appariva come una persona nobile e lontana dallo stereotipo facile del belzebù misantropo. Lo spiega bene Marcel Aymé, che scrive: «Céline non era un uomo dal cuore duro, al contrario. La grande e spontanea tenerezza che aveva per i bambini e per gli animali basta a testimoniarlo. Si è detto molto, anche da vivo e perfino tra i suoi ammiratori, che era avaro. Questo è un errore che egli denunciò giustamente per tutta la vita. Alla fine dei suoi studi medici, sposò la figlia unica di un medico facoltoso. Normalmente, un tale matrimonio avrebbe dovuto rappresentare l’inizio di una carriera facile e di un’attività redditizia, ma il denaro lo annoiava; il denaro gli sembrava una tara. Divorzierà, per condurre a modo suo un’esistenza bisognosa. Procacciarsi una clientela non gli interessava, poiché quest’uomo, che doveva dimostrarsi tirannico con i suoi editori, era incapace di incassare i soldi dei consulti medici, soprattutto se si trattava di quelli della povera gente». Un demone dal volto umano? Forse. O forse no, ma che importa? Quello che conta non è l’uomo, è l’oggetto. Ancora una volta, aveva ragione Céline.
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Potete richiedere Louis-Ferdinand Céline in foto a:

Effepi Edizioni
Telefono (0039) 010 6423334 - 338 9195220
Indirizzo postale Via B. Piovera 7 - 16149 Genova
Posta elettronica effepiedizioni@hotmail.com

Disponibile anche presso:

9 commenti:

Gisy ha detto...

Grande lavoro Andrea,
son davvero felice che questo libro abbia avuto luce, anche se io lo dico senza nessuna offesa per l'editore, meritava una distribuzione maggiore. hai fatto un ottimo lavoro, e si vede che c'è il sangue e lo spirito.
Sicuramente le interviste e le foto sono il pezzo forte, a buono anche far vedere come degli ignoranti (dal nome) si permettono di giudicare distribuendo giudizi ad altri ignoranti - (e non son pochi) - ci vogliono dei punti fermi...

proprio felice esista questa libro...

Sisyphus ha detto...

mi associo a Gisy. Se penso alle retrospettive dedicate a centinaia di autori mediocri non mi capacito del fatto che un immenso genio come Céline non abbia l'importanza che merita. Ho appena letto la biografia della Yourcenar dove parlava di grandi scrittori del '900 e soprattutto francesi e non lo cita mai. Assurdo. Il lavoro di Andrea è un tassello che va a colmare uno spazio culturale parte di un vuoto immenso creato ad arte da chi non ama che la gente pensi. Entrare in una libreria di Milano e trovare al massimo una copia del Viaggio e, quando va bene, una di Morte a credito e una di Rigodon o della favoletta, mi deprime

Anonimo ha detto...

Sisyphus, capisco la tua delusione nell'aver letto un libro sulla lett novecentesca e non aver trovato Celine ma posso dirti che questo non è nulla di madornale. io faccio lettere moderne, ho sostenuto esami di lett straniere e non ho mai sentito nulla, ma nemmeno lontanamente vicino al nome Celine. pensa che l'ho scoperto per puro caso, rovistando un'enciclopedia. avevo poco meno di quattordici anni.
Celine è stato la più grande epurazione della storia della letteratura novecentesca. qui c'è da appellarsi sia alla teoria dei generi letterari sia alla sociologia della letteratura. Fino al 1936 era l'uomo nuovo delle lettere francesi, era l'Apollo sceso in terra. dopo le cose sono cambiate. io non credo sia solo una questione di libelli antisemiti o no. io credo che fino alla pubblicazione di Morte a Credito, Celine era incasellabile dentro un preciso filone, quello, volenti o no, del realismo francese. certo già aveva scassinato un po' quel genere, con la lingua soprattutto e una visione della vita certo molto estrema e (a mio avviso) veritiera. aveva insomma sbucciato l'esistenza fino all'ultimo strato della pelle,e l'aveva fatta sanguinare. ma era ancora un realista, molto cinico, grottesco, visionario già da Morte a Credito, indomabile ma una storia c'era, la storia con tutte le caratterizzazioni e connotazioni del realismo.
con Bagattelle, Celine compie una sterzata non solo ideologica( che poi qui ci sarebbe da parlare a iosa), ma soprattutto stilistica, spingendo quello stile così immaginifico a livelli via via con gli anni e le opere più potente tanto da polverizzare quel realismo degli esordi e aprirsi la strada verso la costruzione di un romanzo rivoluzionario, sovversivo, difficilmente collocabile.
Allora l'antisemitismo (strumentalizzato da personaggi vogliosi di trovare capri espiatori), la innovativa scrittura, l'invidia dell'accademia letteraria d'allora hanno eretto un muro davanti a lui.
per questo credo che libri su Celine si debbano scrivere e tutti coloro che lo fanno debbano essere ringraziati. il fatto che poi ne parlino anche i giornali è ancor meglio.

Sisyphus ha detto...

certo, Anonimo, inoltre lui ha sempre dichiarato nelle interviste che non gli è stato perdonato il successo del Viaggio. Quando un autore fuori dai giochi letterari riesce a scalfire il mondo fatuo della scrittura o, come in questo caso, a rivoluzionarlo, gli altri, i damerini della penna rischiano di essere ridicolizzati perché il loro impero, ci si accorge, essere basato sul nulla. Un bluff, insomma. La petit musique, i tre puntini di sospensione, la prima persona a caricare il senso di ciò che scriveva non potevano e non dovevano aver successo. E gli altri? Che figura di merda andavano racimolando i padri della cultura ufficiale? Un medico che scriveva in quel modo così potente! Con la trilogia del Nord venne accettato perché ormai per i più era un vecchio pazzo che viveva con una ballerina rincoglionita in una casa piena di cani e letame. Ma anche lì... un miracolo. Pagine e pagine di orchestrale alluvione narrativa. E allora? Oblio, signori, oblio per il cattivone di turno. E amen. (ben vengano i libri su Louis Ferdinand Céline, dunque, sono d'accordo con te)

Anonimo ha detto...

E' proprio questo il punto infatti. enorme operazione di ostruzionosmo che dall'inizio del secolo scorso ad oggi ancora non si placa. e questo credo sia davvero la cosa più spiacevole e cogliona. questo, che certo non riguarda più per forza di cose L.F.Celine, sicuro non crea pochi problemi neanche a noi. la copia anche più esile del nostro non costa mai meno di dieci euro, fino a toccare le sessanta e passa per la trilogia completa e giugnol's band. il viaggio è un salasso. Morte a Credito era l'edizione più accettabile nonostante quella prefazione di Bo semplicemente inguardabile, ora solo perché gli hanno messo su una copertina rigida costa più di 18 euro...
poi ho inviato tempo fa una email alla Einaudi chiedendo per quale motivo continuasse a scrivere nella seconda di copertina che avevano pubblicato anche ''Fantasmagoria per un'altra volta'', ''Normance'', ''Nord'' (separato) quando sto impazzendo da tempo a cercarli e non se ne trova nemmeno l'ombra. ovviamente non mi hanno risposto. spero cmq che dopo l'uscita di ''Rigodon'', ''Da un castello all'altro'' e ''Colloqui col professor y'' (già ordinabile però da prima) qualcosa si stia smuovendo anche e soprattutto in campo editoriale sulle sue opere.

Lo stesso ANonimo

Sisyphus ha detto...

io sono riuscito ad avere o comunque a leggere anche opere come Normance o Il ponte di Londra, introvabili e recuperati solo su bancarelle o in piccole librerie o, udite udite, nel materiale di scarto di alcune biblioteche che buttavano via Nord per metter dentro Dominique Lapierre... scandalo! ma alla fine credo che il talento, il dono come lo chiamava Céline, riemerga a dispetto di tutto il fango con cui hanno ricoperto la sua opera. (ah, detto tra noi, Casse-pipe dovrebbe essere in tutte le antologie mondiali)

Admin ha detto...

Grazie a tutti!

Molto bello lo scambio di vedute biobibliocélininane tra Sisyphus e "Lo stesso Anonimo".

Mannaggia a voi "anonimi", firmatevi con uno pseudonimo!!! ;-)

Andrea

Daniz ha detto...

seguo il tuo consiglio Andrea, mi sn disanonimato! ;-)
devo proprio dire che hai una bella fortuna Sisyphus! se trovassi io qualcosa di Celine in una bancarella non so davvero che cosa sarei capace di pagare!forse anche più di una edizione nuova!
complimenti

Gisy ha detto...

Bello bello !